Primi documenti istituzionali della nuova Europa.

La continuità della strategia avviata nel precedente quinquennio è largamente assicurata dalla governance della Presidente Von Der Leyen che insiste sul tema digitale, sul dominio dei dati , strategia che in sintesi è già tutta leggibile nei testi allegati ai rispettivi link :

a) bussola dell’Ue per riconquistare la competività allegato in modalità sintetica e nel testo complessivo chiamato, b) competitività Eu documento finale.

c) il terzo allegato contiene invece l’intero piano strategico che esplode tutti i programmi e progetti ripresi dalle pagine della commissione ; andrà letto in prosiego con i dati di bilancio, quindi con la finanza ordinaria che li deve sorreggere.

d) factsheet con tabelle e titoli di agevole lettura;

f) Orientamenti politici | Ursula von der Leyen, candidata alla carica di Presidente della Commissione europea utilizzati in sede di competizione elettorale con tutte le idee della Presidente.

Non va dimenticato poi che nella progettazione generale, anche su indicazione del consulente Draghi, occorrerà dare corpo ad una finanza straordinaria che viene suggerita in una somma mediamente di circa 500 miliardi pro anno, per un periodo da definire, da reperire con le modalità con le quali si è dato corso al sostegno della Next Generation Eu, ed anche con ulteriori modalità indicate nei documenti specifici.

Il tutto dovrà assicurare la competività del nostro continente sui fronti strategici della innovazione specie quella digitale nei confronti degli Stati Uniti e Cina e non perdere ulteriore terreno perchè si è gia in forte in ritardo. La criticità è ben evidenziata con i numeri contenuti nel primo volume di Draghi.

Va poi ricordato che rispetto al periodo passato che ha conosciuto “l’incidente del Covid”, trasformatosi poi grazie a Dio in una grossa opportunità per le spinte che ha generato e il cambiamento di paradigma imposto a tutti, per usare una espressione tanto in voga, si aggiungono tanti nuovi elementi perturbatori: la guerra di Ucraina, le guerre delle aree del mediterraneo superiore ( Gaza ed altre ) e non ultimo il cambio di atteggiamento degli Stati Uniti che, che ha dismesso l’ideologia democratica/ liberale, si caratterizza con i seguenti propositi : recesso dalla Nato, mancanza di sostegno all’OMS ( Organizzazione mondiale della Sanità) e alla FAO, dazi etc etc; circostanze queste che che non potranno non avere effetti e conseguenze sulla politica della Europa che rimane quindi il solo pilastro per le Entità citate e le missions coperte.

Le letture proposte sono corpose, ma agevoli e facili . Danno una idea della progettualità strategica, politica, economica e sociale molto complessa che naturalmente non dipende solo dalla volontà degli organi proponenti ma dalla collaborazione di tutti i 27 paesi e dalla condivisione difficile su tante soluzioni che non li vedranno sempre interessati in ragione degli interessi particolari di cui sono portatori.

A mio avviso il progetto piu spinoso è quello del mercato unico finanziario che data ormai da parecchi anni e che ha sempre avuto inciampi legati al profilo di responsabilità degli stati e delle garanzie sul debito pubblico di ciascuno , come della fallibiltà delle banche e delle responsabilità degli stakeholder.

In Italia abbiamo significative memorie sotto gli occhi.

Documenti allegati di cui ai link sono in parte shedati per semplifucare la lettura.

  1. Bussola UE per riconquistare competitività e garantire prosperità sostenibile
  2. Competività EU documento finale pag 51
  3. Commissione Europea
  4. factssheet competitiveness compas pdf

federico d’aniello

Abstract su argomenti legati alla innovazione ed alla intelligenza artificiale.

Ho raccolto tanta documentazione utile per affrontare l’argomento che si presta anche ad un profonda riflessione sulla necessità che il mondo della techne debba e possa ibridarsi con tutte le istanze provienienti dal mondo classico , meglio detto dell’umanesimo, perchè dal loro incontro possa sprigionarsi come dal caos una perfetta integrazione intesa a determinare le condizioni per una crescita della società.

Il conflitto negli anni passati ha fatto danni non piccoli, storicamente documentabili ,con scelte che si sono riflesse nella cultura e in iniziative che hanno inciso sul modello industriale; deve ora potersi trasformare in un momento di critica costruttiva ed abbracciare tutti gli aspetti per generare occasioni di crescita in tutti i sensi.

Proverò ad inserire strada facendo anche testi che hanno indotto le diverse anime a documentare il passato e ad esplorare le aspirazioni del presente.

Aprendo il link potrete accedere ad un certo numero di testi che ho trasferito in sintesi nelle parti che indirizzano ai contenuti complessivi.

E’ solo una parziale vista sul tema della innovazione, della AI e del noto dibattito su Etica ed Umanesimo di cui peraltro mi sono gia occupato im un precedente pezzo del Novembre 22, pubblicato anche su Denaro It, in cui ho dibattuto l’argomento con il Prof Fabio De Felice titolare della cattedra di IT al Navale, scrittore prolifico, ingegnere operativo e proprietario di una azienda napoletana ma anche internazionale che sta sviluppando il tema e prodotti di AI da tempo. E’ il presidente del Comitato Tecnico della associazione Noi Next open Innovation.

abstract su AI

Relazione fatta alla Università di Pavia il 25 ott 2005 su richiesta del titolare della cattedra di diritto amministrativo Prof. Cordini sulla distanza tra IT nelle banche rispetto alla IT nella pubblica amminstrazione.

Il processo di produzione della macchina IT negli anni è rimasto sostanzialmente analogo caratterizzato da una lentezza snervante nella Pa contrariamente alla velocità seguita dal sistema bancario guidato e stimolato dal mercato, dalla concorrenza e dal fatto di operare in un contesto europeo che non ammette ritardi.

Ho pensato fosse utile lasciare memoria di queste riflessioni che datano ormai piu di un ventennio.

  1. Introduzione

Processi informatici del Sistema Bancario e Finanziario negli anni 90: “un utile confronto per i modelli di sviluppo dell’E-government Nazionale ed Europeo”.

Sul finire degli anni 80 l’informatica e le telecomunicazioni vivono un periodo di radicale cambiamento e di inaspettata evoluzione.

Negli anni immediatamente precedenti poche grandi aziende, quasi tutte americane, dominano il mercato; esse impongono tecnologie fatte di sistemi centrali , cioè di grandi elaboratori, e protocolli trasmissivi a per il trasporto dei dati su linee telefoniche dedicate.

Protocolli e sistemi, definiti “proprietari” perché capaci di parlare quasi esclusivamente con gli ambienti tecnologici della casa madre, producevano nei fatti un solo effetto: rendevano molto complessa una qualsivoglia integrazione con mondi esterni e molto costoso ogni tentativo di aprirsi verso tecnologie di terze parti o verso ambienti diversi da quelli specifici del business di riferimento.

Era allora del tutto impensabile una relazione tra il sistema delle banche e quello delle imprese, cosi come con altri settori, ad esempio della pubblica amministrazione. Ma lo era anche all’interno delle stesse banche

Quello informatico era, anche a cagione di tali peculiarità, un mondo chiuso, ristretto ed isolato nei diversi contesti, padroneggiato da conoscenze che facevano degli uomini che vi si dedicavano dei guru di scienze, ma ignoti ai più; un mondo costituito da pochi.

I softwares gestionali di banche ed imprese avevano funzioni limitate ed assai poco espandibili; venivano realizzati quasi sempre in casa (in house ) dagli specialisti delle aziende con l’impiego di linguaggi di programmazione complessi; riuscivano ad assicurare funzionalità poco più che minimali.

Con quei softwares si affrontava negli sportelli bancari la operatività con la clientela mentre nelle imprese solo raramente si potevano trovare applicazioni con impatti sulla relazione con il cliente.

Ben più strutturati erano invece i programmi gestionali ad uso dei mainframe (dei grandi elaboratori centrali) con i quali venivano utilizzati i dati elementari delle singole applicazioni per lo sfruttamento delle informazioni acquisite; venivano realizzati anche essi , tra l’altro, con linguaggi e metodi propri del sistema elaborativo posseduto dalle aziende.

Il sistema era di fatto impenetrabile e poco aduso al colloquio; le banche non parlavano tra di loro e, tutt’ al più, quando era necessario per esigenze di raccordo usavano modalità di trasferimento dei files prima su dischi che venivano scambiati materialmente all’interno dei centri di elaborazione, poi mediante trasmissione elettronica degli stessi ( files trasfer programm ) con informazioni costruite in modo seriale e con tecnologie frutto di grandi standardizzazioni. La quantità di dai trasmessi nell’unità di tempo caratterizzava la capacità delle singole aziende costrette in ogni caso ad un lavoro defatigante di controlli tecnici ed amministrativi. I dischi ed i file rappresentavano sempre moneta di conto inviata in grandi quantità.

Chi volge lo sguardo all’indietro, in un arco temporale di appena 15 anni fa , avendone consapevolezza, ricordo e capacità di raffronto, trae immediatamente una conclusione banale: l’informatica e le telecomunicazioni di quel tempo se confrontate con i livelli di tecnologia oggi disponibili ( 2015), si situavano quasi nell’era dei primordi, in una era che per paradosso potrebbe definirsi della preistoria della new society delle cinque “E”, costruita sui cinque tracciati dell’E- government ( nella pubblica amministrazione ) dell’E-learning ( nella formazione e nella didattica ), dell’E- commerce ( nel settore del commercio del B2C ) dell’E-business (imprese del B2B ) , dell’E-Healt ( nel settore della medicina ).2

.

Qualche esempio può valere meglio di tante parole a tradurre la portata dell’informatica di appena 15 anni fa e la distanza con quella di oggi: la memoria in dischi del sistema centrale di una delle prime 5 banche Nazionali del momento si misurava in termini di giga intorno al 150/200 giga, quanti oggi ne può ospitare un Desktop o un Pc portatile di buon livello ad un costo di circa 1500/2000 €.

NOTE

a) modalità tecniche per leggere i bit attraverso i segnali delle onde magnetiche

2 ) New Society immaginata dal Consiglio Europeo prima nella Risoluzione 376, del Novembre 1996, , sulle priorità in materia di politica relativa alla Società dell’Informazione e in seguito, ripresa poi nella successiva decisione del Marzo 98, la numero 253, del Consiglio che adotta un programma comunitario per incentivare la realizzazione della Società dell’informazione ed infine descritta nella terza decisione del 99, la numero 168 CE, che adotta un programma specifico di ricerca e sviluppo tecnologico e di dimostrazione intitolato la “Società della informazione di facile uso”

Nell’Action plan di Lisbona del marzo 2000 si indicheranno poi le linee strategiche per fondare entro il 2005 la nuova società che deve poggiare , in altri termini , la sua solidità strutturale sulle tecnologie già disponibili, sulle tecnologie aperte ed intercomunicanti , fatte di grandi reti di telecomunicazioni, tra cui quella della WWW meglio conosciuta come la madre di tutte le reti “Internet” e fatta di grandi “data base”( basi di dati), capaci di ospitare miliardi di informazioni, al punto da far definire il nuovo ordine sociale attuale come società della conoscenza , cioè del sapere ( del Knowlegment e dell’E-content). Il tutto reso possibile oltre che dalla forza delle telecomunicazioni anche dalle grandi capacità elaborative disseminate ovunque, idonee a gestire nello spazio temporale di nanosecondi miliardi di informazioni anche distribuite in data base diversi, allocati in centri sistemati di aree geografiche lontane tra loro centinaia di chilometri

La capacità di trasporto delle reti in megabit ) che servivano il sistema di una grande banca equivaleva a quella di un solo collegamento Internet di uso domestico che utilizza la larga banda , se si pensa che esso oggi può arrivare anche a 10 megabit ( cioè diecimilioni di caratteri al secondo ).

La Banca richiamata nei due esempi, che è un caso concreto, disponeva di quasi 700 sportelli, contava circa 12mila dipendenti e disponeva di una rete informatica nella periferia nel 1988/90 di quasi 2000 posti di lavoro automatizzati; tutti insieme e simultaneamente i 2000 posti di lavoro forse non erano capaci di immettere, nello stesso spazio temporale, una quantità di dati pari ai 10 megabit,

  1. I punti di partenza del sistema

La premessa è fondamentale per capire il punto di partenza dei sistemi informatici delle Bancheb e della società del tempo, per capire il trend evolutivo che ha segnato nell’arco di un decennio il necessario salto di qualità imposto prima da eventi sopranazionali di natura ordinamentale connessi alla liberalizzazione dei mercati monetari e finanziari in Europa , ed ai nuovi modelli dei sistemi di pagamento nazionali e comunitari, culminati entrambi nel nuovo ordine dell’unico mercato dell’Euro e della finanza globale.

Solo successivamente il salto di qualità sarà suggerito anche da esigenze mercantili dettate dalla decisione di rendere più servizi ai clienti ed una tipologia di servizio diversa basata sull’impiego delle risorse di rete.

  1. Assetti organizzativi

Ma la premessa è altresì basilare per capire il punto di partenza degli assetti organizzativi interni ed esterni delle grandi banche 3,per capire il loro rapporto con la società, il loro modello relazionale con i clienti e le aziende , per capire i cambiamenti che sono stati introdotti sulle modalità di gestione interne e sul modello delle prestazioni lavorative , argomenti questi che rappresentano il tema di confronto tra quei sistemi ed i sistemi nascenti o in fieri della società Europea delle cinque E.

Il lavoro si soffermerà in prosieguo in particolare su quello dell’E-governmentc che interessa ai fini della rappresentazione delle tendenze della Pubblica Amministrazione in Italia ed In Europa , delle linee strategiche sottese e dei limiti che esse incontrano nei vari paesi in conseguenza dell’articolazione delle strutture istituzionali e degli ordinamenti che non sembrano, ed è il caso Italiano, favorire del tutto la nuova filosofia delle cinque E.

Chi ha vissuto gli anni del cambiamento nel sistema bancario, specie in un posizione di visibilità dell’intero scenario, ha avuto modo di percepire le diverse ottiche nei singoli passaggi. presenti nelle diverse fasi dell’intera progettazione.

Esse andrebbero guardate come esperienza da seguire per traguardare i grandi cambiamenti imposti dalla scenario della nuova società delle cinque E , il cui obiettivo , nella prospettiva della Nuova Europa e delle decisioni di Lisbona, è da ricercare in una sola grande finalità: quella del servizio per i clienti consumer nel settore mercantile ( dell’E- commerce), per i pazienti , clienti della medicina nel settore della salute (dell’E.healt) , e del servizio per cittadini ed imprese e per tutta la società civile ,cliente primaria della pubblica amministrazione in tutte le sue manifestazioni , centrali e locali, e in tutte le sue branche e funzioni ( Ministeri, Istituzioni etc etc )

  1. Le tappe del processo di informatizzazione.Linee guida

Ma andiamo per gradi, ed esaminiamo i passi fondamentali dell’evoluzione in un contesto che è stato di successo ma che deve i risultati alle diverse pressioni subite al punto da costringere tutta la filiera degli attori a seguire linee strategiche ed organizzative chiare e precise sin dall’inizio, vivacizzate e pungolate anche dall’aspirazione a massimizzare i ricavi ed i risultati del conto economico.

Una cosa va anche detta per amore di verità: la pressione normativa, ordinamentale ed Istituzionale è diventata via via più stringente mano a mano che le tappe di avvicinamento all’anno zero della nuova moneta ,l’Euro,si facevano immediate.

  1. Stato dell’arte degli anni 90

Sul finire degli anni 80 i sistemi delle Banche , anche delle grandi, difficilmente avevano la denominazione di sistemi informativi; tutta la attività infatti si fondava su una collection di dati elementari ( raccolta di dati elementari ) favorita dalla natura delle applicazioni della banca , di sportello e retrosportello,4 e su una successiva attività di rielaborazione dei dati , con procedure specifiche dei sistemi centrali, che riordinavano le informazioni elementari attraverso decine

3Le banche rappresentavano già all’epoca una punta avanzata nelle tecnologie. Il mondo delle imprese era peraltro ben distante dal modello tecnologico del sistema bancario e finanziario.

c Materia della sessione del 25 ottobre 2015 a Pavia

4 esempio delle prime, le procedura dei conti correnti e dei deposito a risparmio, esempio delle seconde, la procedura della contabilità,

di ore di attività elaborative, tant’è che le funzioni della Banca quasi dappertutto negli organigramma si chiamavano “Centri per la elaborazione del dati”.

La capacità elaborativa misurata in mips era dell’ordine di circa cento mips al secondo ( milioni di istruzioni al secondo

) Una banca media ne contava 80/90 , quelle più grandi di più. Quindi per necessità il sistema puntava sulla forza centrale dei sistemi.

  • I grandi eventi tecnologici del 90

Agli inizi degli anni 90 i tempi erano maturi per il grande salto. Le tecnologie cominciavano a fare capolino e si proponevano in Europa come nuova opportunità a condizione di investimenti rilevanti; le esigenze nuove imposte da regole di Vigilanza della Banca di Italia sollecitavano l’adozione di modelli per una gestione dei dati più performante , più immediata e da rendere in tempo reale; le tecnologie dei data base si affacciavano prepotenti dall’America con i cosiddetti Data Base Relazionali , modelli di gestione dei dati che consentivano mediante interrogazioni di avere risposte anche su una enorme quantità di dati. ed elaborazioni in tempi più rapidi.

Il modello per sviluppo delle applicazioni in house diventato costoso ed inadeguato per inseguire le tecnologie; l’evoluzione rapida dei linguaggi di programmazione imponeva un cambiamento nelle politiche di realizzazione delle procedure che cosi vengono acquistate dal mercato o commissionate ad imprese di software che tendono alla normalizzazione dei pacchetti applicativi.

L’introduzione del modello di Bilancio Europeo4, datato 1993, e le stringenti esigenze connesse alle segnalazioni di Vigilanza5 danno alle banche il colpo di grazia e la spinta a cambiare radicalmente la vision dei sistemi informatici che cosi diventano “ sistemi informativi e sistemi di trasporto intelligente dei dati” aperti al nuovo mondo che impone alle aziende non più di pensare solo a se stesse , all’interno della propria organizzazione, ma di pensare al loro profilo  come parte di un contesto più ampio nel quale interagire e del quale poter fare parte e con il quale diventava sempre più necessario parlare solo informaticamente e telematicamente.

Nello stesso periodo prende prepotentemente corpo anche un nuovo filone che diventerà fondante per l’attuale assetto dei mercati nazionali ed Europei, ma anche transeuropei, : quello dei sistemi di pagamento che avrebbe preparato ( le prime diagnosi risalgono al 1986) le banche nazionali e quella Centrale (Banca d’Italia ) a ripensare il ruolo nell’ambito del Mercato Unico Europeo.

  • Il nuovo ruolo delle Banche

La strategia aveva una guida prestigiosa e di livello, nella persona del dott Padoa Schioppa6 all’epoca Vice Direttore Generale della Banca d’Italia; profondo studioso e conoscitore di tutti i meccanismi della moneta e dell’economia ne ha immaginato il pieno funzionamento alla luce del protocollo inserito nel trattato sulla Unione Europea del 1992 e del successivo trattato di Maastricht.

Negli stessi anni il sistema Bancario sotto la guida della Banca d’Italia e dell’Abi , nei due settori di competenza da forza a due Organismi che diventeranno fondamentali per lo sviluppo del nuovo sistema : la CIPA ( Comitato interbancario per l’automazione fondata nel 1968 era deputata ad orienta le banche nella definizione delle priorità e nella adozione dei modelli applicativi di sistema) e il Comitato strategico dell’Abi (sorto nel contesto dell’associazione Bancaria Italiana per normare processi e procedure che dovevano, nella parte alta, diventare procedure di sistema ).  Il primo dei due Comitati sarà per un lungo periodo presieduto proprio dal Dott. Schioppa, divenuto poi membro della BCE ( Banca della Comunità Europea ).

Alle banche nell’intero progetto, di fatto, veniva lasciata la sola autonomia di incidere sui sistemi interni e sulle applicazioni aziendali nella parte bassa , cioè in quel pezzo di procedura che invece doveva interagire con le regole ed il sistema proprio della Banca , fatto di processi e procedure specifiche e che doveva interagire con il mondo applicativo aziendale.7

note

4 Modello per definizione delle tecniche di esposizione dei dati di bilancio conformati ai principi Europei , per consentire una lettura univoca delle rappresentazioni dei dati esposti nei documenti di sintesi, accompagnato da regole altrettanto univoche per la loro costruzione. Modello Europeo.

5 Le banche alla fine di ogni mese devono trasferire alla Banca d’Italia nella sua funzione di Vigilanza una enorme quantità di dati ; in pratica tutto il data base delle informazioni elementari statiche e dinamiche delle aziende , di tutte le procedure proposte con tecniche e modalità che quasi in via immediata devono permettere alla Banca d’Italia di verificare tutti i profili di rischio della banca ai fini dei ratios, ( vigilanza prudenziale ),di mercato ed anche al fine di consentire alla Banca d’Italia di tenere il controllo delle quantità e delle variabili primarie e secondarie presenti nel sistema :moneta, credito, raccolta diretta ed indiretta ( risparmio, fondi, transazioni finanziarie ete etc )

6 Testo edito dal Mulino editore –anno 1992- Autore Tommaso Padoa Schioppa : La moneta ed il sistema dei pagamenti sintesi dei capitoli Parte prima -1 Sistema bancario e sistema dei pagamenti-2 diagnosi e linee di azione- 3 Gli interventi di riforma e la tesoreria bancaria 4- Le infrastrutture tecniche 5 -Il sistema italiano alla fine del 1991 Parte II Capitolo 6 I rischi di credito- 7 Verso quale banca centrale – 8 Il sistema dei pagamenti internazionali- 9 Un sistema per il Mercato unico.

7 Si tratta di regole e principi che saranno fondamentali per uno sviluppo delle applicazioni di sistema, visto che quasi tutte con l’apertura dei mondi ( e non siamo ancora in ambiente Internet ) finiranno per far parlare applicazioni e dati per assecondare lo sviluppo ad esempio di Pos, Bancomat, bonifici, Rid, Mav, cash management e tante altre ancora e per assecondare lo sviluppo di Centri Applicativi di Sistema quali SIA ( Società interbancaria per l’automazione ) e SSB ( Società dei Servizi Bancari ) che si pongono al Centro del Contesto per fare da governo dei flussi, da instradamento ai flussi e per fare da cerniera tra tutti gli ambienti delle banche piccole, medie e grandi e per fare da cerniera con il Mercato della Borsa, e da cerniera con i mercati sopranazionali ed il sistema delle Banche estere. E tutto deve rispettare una sola regola quella dell’on line e del tempo reale

Tutto il resto invece doveva entrare in piani rigorosi di modalità e di tempo , con la contribuzione ai costi di sistema rapportati alla forza delle singole banche, ed essere realizzato secondo standard applicativi e tecnologici di sistema.

  • I fattori di successo

Standard applicativi e tecnologici sono state leve fondanti per trasformare nell’arco di un decennio e forse meno il mondo delle banche da un livello di automazione , per quanto performante ed idoneo, in un mondo di alta tecnologia e di sofisticati livelli applicativi, nei quali il servizio al cliente è diventato una risposta naturale e conseguenziale , tanto che già nei primi anni 90 ( ed esattamente nel 1994 ) venivano pubblicati numerosi tomi a mo di divulgazione interna con i titoli “Verso la Telebanca” ed Innovazione informatica in Banca”.

Ma fondanti sono state anche governance globale dei progetti, date di avvio e date di conclusione , che avrebbero visto fuori dai benefici del nuovo mondo tutte quelle aziende incapaci di partecipare alla realizzazione

Un esempio : chi non avesse partecipato alla procedura bonifici in tempo reale , che impone tempi rigorosi di esecuzione, di completamento nell’interesse delle aziende ai fini della gestione della tesoreria e della liquidità e nell’interesse del cliente che deve avere la certezza nei tempi di perfezionamento della operazione. e chi fosse stato presente allo start up della procedura interbancaria avrebbe subito un duro colpo alla concorrenzialità e competività all’interno del mercato.

Quello dei bonifici è l’esempio più banale che può essere però esteso per similitudine concettuale a tutte le applicazioni della banca dalle piccole alle grandi operazioni della finanza , del credito ed tante altre ancora.  In un parola sola a tutto il mondo della operatiività.

Sicchè rincorsa ed allineamento sono stati stimoli e dogmi competitivi, il motivo per sopravvivere nella sviluppo ma anche fattori di successo dell’intera progettualità che ha portato le banche a superare due tappe senza sofferenza : quella dell’anno 2000 millenniun bag e quella del 2001 della moneta unica.

In tutto il progetto non era estraneo l’altro forte vincolo connesso alle segnalazioni di Vigilanza la cui inosservanza era produttiva di gravi irregolarità, oggetto di sanzioni e di altri provvedimenti amministrativi. Insomma la frusta e la carota.

Una cosa è certa:tutto il sistema dalle grandi alle piccole ha giocoforza assecondato e bene l’intero cambiamento.

Qualche dato desunto dai documenti della CIPA sullo stato della automazione del triennio 1989/1992 si può cosi sintetizzare:

“ il portafoglio applicativo automatizzato delle aziende bancarie ( notare il termine automatizzato che traduce la funzione di collectione dei dati ) si estende a tutte le attività caratteristiche del sistema bancario ove è prevalente l’aspetto della operatività. Nelle altre aree quelle non connesse alla operatività si nota una tendenza alla automazione di altre applicazioni , quali analisi dei bilanci , gestione della liquidità di tesoreria, gestione dei beni patrimoniali”. Si manifesta un iniziale interesse per i servizi di banca elettronica quali POS, Bancomat.

Il valore dell’investimento complessivo di quel periodo ascendeva per tutto il sistema intorno ai 5mila /6mila miliardi , il settore delle banche era considerato trainante per l’ITC e le TLC.

  • Conclusioni

In sintesi nel decennio le banche sono passate da una automazione spinta ad una informatizzazione spinta, da mondi chiusi in mondi aperti ed interattivi, da processi e procedure manuali con immissione di dati allo sportello alla gestione di procedure in tempo reale che hanno contribuito a modificare pesantemente modalità di lavoro, modelli organizzativi di filiale e di centrale, conoscenze e sistemi con una conseguenza che oggi è visibile e percepibile con grande immediatezza: non esiste più una divisione del lavoro per funzioni, non esistono se non in percentuali estremamente contenute posizioni gerarchiche basate sulla conoscenza della materia, ma solo basate sui poteri decisionali verso la clientela, non esistono se non in minima parte attività di retrosportello cioè di chiusure contabili ed amministrative, tant’è che ormai gli orari della operatività con la clientela sono quasi pari all’intera giornata lavorativa.

Tutto, infatti, viene svolto e risolto con affidamento delle vecchie attività all’elaboratore centrale che ha in pancia tutti i dati del cliente delle aree amministrative,che si accontenta di leggeri aggiornamenti fatti con estrema facilità e che conclude e perfeziona ogni operazione in real time, anche la più complessa ed anche se esprime milioni di €.

E questo real time si è anche trasformato in capacità di interazione delle postazioni domestiche e professionali , tanto che oggi ben 8 milioni ci clienti (dati 2003 ) pari a quasi un terzo dell’intero ceto della clientela bancaria opera da  casa, dall’ufficio, perfeziona ogni operazione senza l’aiuto del vecchio impiegato di banca , salvo i rari casi in cui ha necessità di contante o di un documento materiale quale può essere la consegna di un carnet.

Ma certamente tutto ciò non è stato indolore , ha fatto pagare dei prezzi enormi al ceto dei dipendenti ridotto nel tempo di oltre il 10% della forza lavoro ( nel 2003 n. 338 mila), costretta a cambiare ruoli, posizioni , conoscenze , ridotto nei ranghi direttivi e portati verso un modello adhocratico che snellisce ,semplifica

Ha fatto aumentare notevolmente ( decuplicandole ) il numero delle transazioni, il numero dei conti ( nel 2003 arrivati a 33,3 milioni per il passivo e 7,5 milioni per l’attivo ), la tipologia delle operazioni perfezionate e soprattutto ha fatto

diventare tutto il mondo delle banche, della finanza , della borsa, dei mercati in genere un unico gramde sistema elevando complessità e know how per la sola governance.

Ma ha portato anche a fusioni e concentrazioni di aziende ( da circa 1000 del 90 a 788 del 2003) perché l’informatica e tutte le attività connesse quando non sono razionalizzate sono fattori di costo elevati che incidono pesantemente sui conti economici e richiedono pertanto per una efficiente ripartizione crescita delle masse e dei dati amministrati.

Ed infatti il mondo delle banche ha vissuto nello stesso periodo momenti di concentrazione , dettati evvero dalla logica di mercato, ma ispirati soprattutto dalla logica del profitto che è quella che tende ad esaltare i ricavi ed a comprimere i costi.

Insomma l’insieme della società civile ne ha tratto vantaggi solo in termini di servizi accresciuti per numero e tipologia e speditezza di esecuzione ; i bilanci delle banche al contrario dal loro punto di vista hanno contabilizzato significativi  e ponderosi vantaggi in chiave economica.

Uno sguardo ai dati dei bilanci ufficiali netti degli ultimi due anni fa constatare che i conti economici delle sole grandi banche hanno presentato risultati pari alle quantità della manovra di una finanziaria del nostro paese talia, e nonostante le grosse perdite derivanti dalle disastrose operazioni finanziarie ben note..

Ma questo è un altro tema e richiede altra sede per discuterne che potrà essere però di aiuto per capire anche le scelte che invece andavano fatte a monte per razionalizzare i costi della informatica pubblica.

  • Gli obiettivi finali da tenere presenti ai fini dell’analisi comparativa con l’E-government della pubblica amministrazione possono essere così riassunti:
  • le banche dispongono di potentissimi e concentrati sistemi informativi e di reti di trasporto dei dati di eccellenza
    • La Banca d’Italia riassume mensilmente tutti i dati elementari di sistema, attraverso le segnalazioni di Vigilanza, dati che in parte cede anche alla BCE per consentire il controllo sulla liquidità, sulla moneta e sui tassi , in altri termini su alcune variabili dell’economia nell’ambito delle competenze istituzionali del Trattato.
      • E tutto avviene in tempi brevissimi
    • La Banca d’Italia e la Consob, per la parte di vigilanza che le compete, dispongono di una enorme quantità di dati macroeconomici che alimentano il sistema informativo nazionale , sempre in tempi rapidi, per l’esercizio dei controlli di adeguatezza patrimoniale delle Banche , degli assetti e del credito.
    • L’intero sistema bancario e finanziario , dei mercati , delle borse ( tutte ) ,l’intero sistema dei pagamenti nazionali e trasfrontalieri si chiude elettronicamente attraverso le aziende di Sistema ( SIA –Società interbancaria per l’Automazione –per le operazioni di grosso taglio tra banche e clientela ed SSB –Società servizi interbancari- per le operazioni mercantili di piccolo taglio, Pos, Bancomat etc etc ) e si chiude in tempo reale. Gli esempi più banali ma significativi sono le applicazioni sulle carte di credito e Bancomat che prevedono accessi alle banche del cliente e sistemazione delle operazioni nel volgere di ore.
    • Il numero dei conti è arrivato alla iperbolica cifra di 33,2 milioni per quelli passivi e 7.5 milioni per quelli attivi sui quali figurano operazioni creditizie ( l’Italia conta una popolazione di 58 milioni di abitanti, 5 milioni circa di imprese , circa 22 milioni di occupati e circa 20 milioni di famiglie e questi numeri danno l’idea della bancarizzazione alla quale si è arrivati )
    • Il numero delle carte di credito attive è di ben 13 milioni , come di 24,7 milioni è quello delle carte di pagamento, mentre ai tradizionali n. 31 mila circa sportelli si aggiungono 27 mila Bancomat e 678 mila POS.
    • E da ultimo il numero dei servizi di Home banking sempre al 2003 è di bem 8 milioni di utenti.
    • Le sole transazioni sui Pos ( dati della Banca d’Italia al 31 12/2004 sono state …………………

Sono numeri che impressionano ed erano assolutamente impensabili meno di 6 anni fa.

Ma per raccontare il livello di efficienza del sistema, occorrerebbe citare anche l’area contigua della finanza e dei mercati , in uno ai sistemi di pagamento, i cui dati hanno abbattuto , quasi azzerandoli , documenti cartacei e titoli di credito divenuti una specie residuale. Insomma l’obiettivo dell’Economia “paper less e cash less” , senza carta e senza moneta scritturale è stato raggiunto in pieno. E questo riguarda anche il mondo delle azioni, dei titoli di stato e delle obbligazioni che sono solo espressioni telematiche tradotte in bit in tutti i sistemi informativi.

E da questo punto occorre ripartire per capire quali sono i motivi per i quali il Progetto di “E-government, di E-Healt e di E- Learning” stenta a decollare salvo rare eccezioni.

I

L’Europa delle cinque “E”

Per capire l’’E-govenment occorre riandare alle origini dei Trattati, delle Risoluzioni, delle Direttive delle Unione Europea ; aiutano a capire quando sono nati i principi fondanti del fenomeno che sta attraversando l’Europa , di cui si parla molto poco , molto meno di tutte le politiche dei vari settori, molto meno di tanti eventi ad effetti più limitati

Di questo fenomeno delle cinque “E” della Società dell’Informazione Europea di cui in silenzio si stanno portando avanti progetti che cambieranno radicalmente le fondamenta della società nazionale ed Europea e che impatteranno anche sul modo di essere di noi cittadini europei ,con effetti a mio avviso rilevanti sui contenuti e sui profili della cittadinanza

,si avranno ricadute oggi impercepibili nel loro insieme, impensabili e con effetti di deconstruction come dicono gli esperti di organizzazione e delle scienze sociali. Si deve smontare la vecchia Società Nazionale ed Europea per ricostruirne una altra.

La collettività nel suo insieme non ne ha grossa percezione; anche la politica non ne avverte l’onda d’urto, per fortuna, non la cavalca. La politica è disattenta, forse considera tutta l’Ict e le Tlc una materia per addetti ai lavori, anche quando essa nelle decisioni alte finisce per irrobustire Aziende , Regioni, Città. La politica vede più l’amministrazione nel suo insieme, fatta di regole e meccanismi che non di processi e tecnologie.

I giornali dicono poco rispetto all’ampiezza del fenomeno, lo dicono solo quelli con un certo profilo. Le grandi associazioni ( le lobby di potere) guardano ciascuno il loro pezzo ed interpretano le esigenze di parte. I testi dei giornali sono, infine, frammentari, più legati agli eventi che non ad una funzione di education, ( non è il loro mestiere ) e non danno la visione d’ensemble che è percepita solo dagli addetti ai lavori.

La televisione è quasi assente. Le materie trovano spesso in Rai Educational sui canali digitali (quindi con audience limitata , in orari limitati )

Le informazioni tutte sono invece largamente presenti sulle decine di siti dedicati difficili da interrogare per la complessità delle tematiche ed anche perché accedervi senza una preparazione di base senza sapere la loro storia , la loro origine , la loro finalità può contribuire a disperdere.

Se si potessi costruire un solo sito. o fare un libro, per spiegare le finalità di ognuno, indicando le aree di maggiore interesse per ogni tipologia di utente sarebbe un’opera di grande rilevanza nazionale,tanta è l’enormità di dati e tanto ponderosa è la documentazione che richiama ad altri link e ad altre materie e tanto forti sono i legami con il Diritto pubblico, con il Diritto amministrativo, con il diritto Costituzionale, con la Giustizia amministrativa, con il funzionamento della macchina pubblica.

E tutto ciò accade anche per una ridondanza che è tipica delle fasi in cui tutti fanno tutti e non c’è una autority o una funzione che governa le informazioni.

Ma a valle dell’intero progetto ci saranno cambiamenti epocali della società, delle masse, dei ceti, della ricchezza , delle professioni ; sono cambiamenti che andrebbero governati nel durante e non a fine corsa.

Uno dei più grossi rischi è quello del digital divide di cui si parlerà con richiami specifici

Tutti gli esiti finali dell’Europa delle cinque “E” sono peraltro ampiamente descritti , immaginati esplosi in alcuni documenti fondamentali della Comunità.

Di ICT e di Telecomunicazioni i Trattat non ne parlano; ed anche quello di Maastricth, molto noto per una serie di ragioni diffuse ( Unione Europea, Vicinanza ai cittadini, cooperazione, progresso economico e civile, moneta unica , cittadinanza dell’unione, tema caro al Prof Cordini, artt a e B ed altri ) non ne parla né nei 17 Protocolli né nelle 33 dichiarazioni se non indirettamente alla dichiarazione nro 17 quando cita il diritto di acceso all’informazione.

Ne parla per incidens nella parte prima dei principi lettera M. quando dice che l’azione della Comunità comporta la promozione della ricerca e dello sviluppo tecnologico e l’incentivazione della creazione e dello sviluppo delle reti transeuropee.

Dichiarazioni di intenti che non vengono tra l’altro ripresi nel 1996 nel Trattato di Amsterdam che ha una finalità di natura Istituzionale, sull’acquis di Schengen, su alcuni profili della cittadinanza , sull’allargamento, sugli organismi. Infine nelle 50 dichiarazioni non vi è alcun cenno alla società della informazione.

Ma di Ict e di Tlc si comincia a parlare anche con obiettivi chiari nel libro Bianco di Delors del 1993 (1993) “Crescita, competitività, occupazione Le sfide e le vie da percorrere per entrare nel XXI secolo – Libro bianco e se ne parla nel successivo libro verde del 1996 Libro verde (Vivere e lavorare nella società dell’informazione )

  • Quali sono i documenti fondanti?

Se fa un rapidissimo cenno. Sono una fonte inesauribile di conoscenza sui cambiamenti dei prossimi 5 anni, favoriti tra l’altro da una velocità delle tecnologie solo fino a qualche anno fa inimmaginabili.

Il primo è la risoluzione del Consiglio del 27 novembre 1995 sugli aspetti industriali nell’ambito della creazione della Società della Società della Informazione.

Il secondo è la risoluzione del Consiglio del 21 nov 1996 n. 96 /C 376/01 sulle nuove priorità in materia di politica relativa alla società della Informazione in cui il Consiglio invita a migliorare i servizi pubblici istruzione , sanità , cultura,trasporti e amministrazione, e l’accesso ai servizi.

Poi arriva la risoluzione del Consiglio del gennaio 1999 168/CE che adotta un programma specifico di ricerca e sviluppo tecnologico e di dimostrazione intitolato “La Società della informazione di facile uso, dove per la prima volta si parla anche di “amministrazioni”

In esso c’è scritta tutta la summa teologica sull’uso dell’ICT e c’è un capitolo dedicato alle amministrazioni pubbliche con un richiamo forte alle informazioni per l’ampliamento e l’approfondimento dell’Unione Europea soprattutto per raggiungere cittadini nelle zone più remote e rurali. Leggere quei testi ed immaginare lo scenario finale della società di qui a qualche anno in avanti.è un tutt’uno.

Gli stimoli sono enormi .Aiutano a capire quali saranno le nuove professioni vincenti , le attività vincenti sul piano della impresa e dei servizi,quali saranno gli strumenti, i supporti , i modelli relazionali ,come sarà la nuova società dopo il 2010..

Ma il documento che sintetizza tutto è la risoluzione del Parlamento Europeo su E-Europe “Una società dell’informazione per tutti ( tutti cioè cittadini, imprese , professioni, istitituzioni, nazioni etc )”, su iniziativa della Commissione per il Consiglio straordinario di Lisbona del 23 e 24 marzo 2000.

Per la prima volta su parla di E-Europe cioè l’Europa delle 5 “E”cioè della Europa della Informazione e della informazione come strumento competitivo per (E-gov., E-Healt,-E-learning-, E-commerce- e-Business )  che copre un periodo 2000/2002.

L’Unione comincia a mettere a disposizione risorse e budget , regole e piani. I documenti ai quali riferirsi per capire il nuovo mondo sono :

Il Piano di azione per il Consiglio di Siviglia del 21 e 22 giugno 2002 tra cui si parla di moderni servizi pubblici on line ed Il documento n. 2 sugli indicatori per l’analisi comparativa tra paesi.

Il programma di lavoro viene inserito nel VI programma quadro con un budget di 2,660 miliardi di Euro sino al 2005. le ricadute sono quelle dei Por e delle altre iniziative cofinanziate a carattere nazionale e regionale e locale.

 Stato dell’arte in Italia tra passato e presente

L’Aipa e la legge Istitutiva del 1993.

All’epoca dei documenti comunitari l’Italia non versava in una situazione di arretratezza

Per saperlo basta leggere l’art 7 del Dlgs 12 febbraio 1993 n. 39 “Norme in materia di sistemi informativi ed automatizzati delle amministrazioni pubbliche” e leggere ancora i documenti dell’Aipa dal 1994 in avanti per capire quanto lavoro nel periodo sino al 2001 sia stato fatto per far penetrare nella Pubblica amministrazione l’ICT, peraltro senza risorse dedicate e con un assetto normativo, organizzativo e strutturale inadeguato.

Ma leggi fondanti ai fini del cambiamento nella Pa sono quelle sul funzionamento della macchina pubblica : quella del 1987 delle Bassanini , e della Bassanini bis e ter sulla semplificazione amministrativa e la legge 7 Agosto 1990 n. 241 sul procedimento amministrativo, pietra miliare del rapporto cittadini pubblica amministrazione.

L’Aipa sulla materia della informatizzazione scrive decine di documenti, pagine , direttive e piani con una efficacia ed una effettività di poteri “relativa”. Trattasi di una autority che viene percepita più come un organo tecnico che come un organo strategico e politico.

Copre tutti o quasi gli spazi e le tematiche e non poche di esse vengono anche assunte in dlgs ancor prima della partenza dei piani Europei e dei piani Nazionali battezzati sotto l’acronimo dell’E-gov.d Viene anche istituito un Comitato dei Ministri per la Società dell’Informazione.

Mancano però talune risorse di cui si dirà e manca la finanza che sarà poi alimentata, anche come risorsa aggiuntiva, specie nelle aree dell’obiettivo 1 attraverso i piani ed i programmi del VI programma quadro con i fondi della Comunità attraverso i Por Regionali ed altre risorse aggiuntive partitamente per i piani di sviluppo degli Enti locali a cominciare dalla Regioni.

Il dopo è da collegare alle iniziative della legislatura in corso che di fatto ha sfruttato l’abbrivio documentale dell’Aipa, le risorse della Comunità, il piano ineludibile 2002,2003,2004,2005 per stare al passo con l’Europa , il piano di E-gov per le Istituzioni locali e tante altre opportunità sia di natura organizzativa che di natura legislativa e regolamentare.

Senza voler scendere nelle diverse aree di funzionamento delle Pubblica amministrazione va detto e precisato che l’obiettivo finale dei piani , di tutti i piani, che da esso sono accomunati , è quello di far colloquiare come avviene nel sistema bancario e finanziario il cittadino e le imprese, senza limitazione di materie e senza limiti nella interlocuzione ,

dFirma digitale: Direttiva 1999/93/CE, Legge 59/1997, T.U. 445/00 (Testo unico in materia di documentazione amministrativa

Efficienza interna della Pubblica Amministrazione:

Documento informatico: Legge 59/97, T.U. 445/00 (Testo unico sulla documentazione amministrativa), Dpcm 13/1/04 (Regole tecniche documento informatico).

Rete Nazionale della Pubblica Amministrazione e Sistema Pubblico di Connettività: Legge 127 del 1997.

Protocollo informatico: Dpr 428/98, T.U. 445/2000, Dpcm 31/10/00, Dpcm 14/10/03, Direttiva Pres. Cons. Min. 28/10/99. Archiviazione ottica Del. AIPA 42/01

E-procurement: Dpr 4/4/02, Regolamento per l’acquisto con procedure telematiche.

Processo telematico: decreto ministeriale 123/2001.

Telelavoro: Legge 191/98, Dpr 70/99, Del. AIPA 16/01. Armonizzazione IVA: D. Lgs. 52/04. Valorizzazione delle risorse umane (accesso e alfabetizzazione):

Sportello Unico: D.lgs. 112/98, Dpr 447/98.

in maniera agevole e come si usa dire “friendly”,con tutti gli Enti dell’amministrazione centrale e locale. E questo deve poter accadere anche nel settore della sanità, della medicina e della formazione.

I motivi sono chiari: efficacia ed efficienza dei servizi, abbattimento di fasi burocratiche e trasparenza, razionalizzazione dei procedimenti, riduzione di costi nella società per il cittadino comune e per le imprese che devono poter interagire con l’Ente di turno da casa o dalla sede dell’azienda, come oggi avviene nel sistema bancario.

Alla base delle nuove modalità il progetto sta facendo registrare evoluzioni tecniche , normative e strutturali fondamentali.

Con decorrenza 1 gennaio 2006 la Società tutta si avvarrà di un nuovo ordine giuridico costituito dal Codice Digitale , fatto di ben 76 articoli ponderosi, assistito da norme tecniche che in buona sostanza recitano della possibilità del cittadino e delle imprese di poter pretendere che il rapporto si sviluppi solo ed esclusivamente in maniera digitale.

Strumenti di questa nuova riorganizzazione la posta elettronica , la posta elettronica certificata , la carta elettronica per i cittadini e le imprese ; per le pubbliche amministrazioni il protocollo elettronico, il documento elettronico , gli archivi elettronici ed un riassetto che deve trasformare tutti i back office in front office , atteso che le operazioni devono potersi concludere solo ed attraverso la telematica.

In altri termini la Pa tutta deve ,in analogia al processo completato all’interno del sistema bancario, pervenire ad un livello di automazione tale da poter gestire pratiche semplici e complesse , ed anche pratiche nelle quali sia richiesto il contributo di un solo ente o di più enti , il tutto con una sola attività un solo procedimento.

Il progetto si snoda in tre livelli: quello centrale riferito alla Pa Centrale, quello intermedio riferito agli Enti Regionale cui può essere associato il mondo delle Istituzioni Province e quello periferico dei Comuni.

In sintesi si può dire : che l’Amministrazione Centrale ha raggiunto punte di eccellenza riconosciute anche in Europa in alcuni Ministeri , ormai pervenuti ad un elevato livello di informatizzazione ( Finanze, Mef, Agenzie delle Entrate, ) ed in alcuni Enti , Inps.Inail , etc ove sono prevalse ottiche di riorganizzazione ai fini della cassa e delle speditezza dei processi connessi ed ottiche di riassetto della finanza pubblica.

Molti Ministeri sono impantanati in complessità che trovano anche ragioni in ritardi storici ed inefficienze derivanti da resistenze del sistema: Il Ministero della Giustizia. è un esempio. Il processo telematico già immaginato dall’Aipa è ben lungi dall’arrivare alla meta.

Le Regioni e le Province che non sono deputate a sviluppare un rapporto diretto con il cittadino presentano un vestito variegato e sono un po’ lo specchio dell’efficienza complessiva del sistema , derivando esse le risorse anche , in parte , dai bilanci propri ed avendo esse una autonomia che deriva dal rango Costituzionale, nel primo caso, e nel rango derivato dell’autarchia per le funzioni assegnate alle Province.

E qui cominciano i primi problemi della nostra società, che sono di scelte, di progettazioni autonome, di modalità che purtroppo sono state anche frutto della storia e del passato.

Sul sito del Cnipa. http://www.cnipa.it e sul sito cricitalia.it sono stati pubblicati i tomi 2004 che Regione per Regione rassegnano lo stato dell’arte del paese che, in considerazione delle problematiche sottese, finisce per diventare un paese a due tre velocità, in funzione dell’autarchia , della autonomia , della devolution , con una ricaduta ancor più pesante di quello dello stato dell’economia, perché automazione ed informatica sono condizioni strutturali che non si recuperano in mesi e lustri e che segnano differenze nella qualità della vita e dei servizi abissali irrecuperabili. Il sistema bancario tutto lo ha percepito tanto che oggi è difficile cogliere differenze nei servizi tra piccole e grandi se  non nella qualità e nella capacità dei rapporti.

Sullo stesso sito del CNIPA viene pubblicato in rassegna lo stato dell’arte dell’automazione dello Stato Centrale che vede punti di forza e di debolezza, aree quasi complete che introducono nella amministrazione centrale anche grandi cambiamenti nelle strutture e nei processi.

Per una comprensione dell’impatto va navigato il sito dell’Ex Tesoro oggi Mef.

In tutti i siti dei Ministeri è comune una grande dote di informazioni e di dati che da soli aggiungono valore all’idea progettuale.

Ma il vero problema italiano sul quale sono in corso studi,approfondimenti ed iniziative è quello degli Enti Minori , Comuni,Comunità Montane, Piccole Province che sono poi gli Enti deputati ad erogare secondo gli obiettivi della Comunità Europea e Nazionale 40 servizi fondamentali per i cittadini e 40 per le imprese che devono di fatto sovvertire il modello di società.

La devolution, l’autonomia amministrativa ed organizzativa saranno un problema sino a quando le amministrazioni, o meglio gli amministratori ed i politici, non avranno capito che il loro business è il servizio, come previsto dalla Costituzione e dalla legislazione ordinaria, che può e deve essere, attraverso soluzioni economiche, affidabili e di qualità. Quindi anche attraverso soluzione non proprie ma gestite da terze parti o attraverso soluzioni consorziate , consortile le più ampie possibili. Non una informatica per ogni campanile ma sotto un solo stendardo.

Imprese e cittadini, ma poi dobbiamo aggiungere studi , professioni, associazioni e chiunque abbia motivo di rapportarsi ,devono poster utilizzare un solo modo per relazionarsi: utilizzo dello strumento della rete.

L’E- government che non nasce, come per le Banche, sotto la spinta della rivoluzione ordinamentale, istituzionale ,  che non ha una scadenza ineludibili ( come l’Euro ) che non ha subito dalla fase di avvio la governace unitaria delle standardizzazioni di modelli , di processi e di procedure , che non è soggetta a sanzioni se non di natura politica attraverso il voto, ma che invece è stata anche un po’ lasciata libera di produrre e di pensare , è diventata e diventerà

, a condizione che la società se ne avveda , il problema sociale degli anni dal 2005 in avanti. Il digital divide già presente sarà cosi di territorio, di infrastrutture ed anche di servizi.

Circa 12 milioni di cittadini quanti sono quelli dei Comuni sino ai 5000 abitanti difficilmente potranno aspirare a servizi on line. Ma differenze significative dipendenti dalle scelte sono anche dei Comuni Maggiori o Medi. Di certo si può dire che già oggi il digital divide è un problema rilevante sia per il paese al suo interno ma può esserlo anche domani per la Comunità che sulle cinque E punta per accrescere efficienza e competitività..

Conclusione:

Non è possibile in poche e sintetiche battute dare conto della Entità del problema.

Forse questa è materia di cui si dovrebbe fare carico una Autorità che renda pubblici i dati e le differenze e li faccia sapere .

E per stimolare la lettura in chi voglia ampliare il tema e capire cosa sta succedendo si segnalano i seguenti gruppi di siti, cui se ne potrebbero aggiungere molti altri che integrano le informazioni disponibili, tra cui quelli dell’E-Healt

Va anche detto che al tema di carattere generale dell’intera materia può subentrare anche la esigenza di esaminare singole aree, sulla base della divisione funzionale delle competenze dello stato.

Certamente all’obiettivo interno dei servizi va aggiunto per la migliore comprensione quello più generale costituita dal processo di completamento della Unione Europea, che mano a mano tende ad avvicinare legislazioni norme e modalità di esercizio del diritto di cittadinanza.

Certamente la leva dei sistemi informativi, dei dati e dei processi che li supportano è un fattore unificante. Lo è stato nel sistema bancario può esserlo in altri, a condizione che il presupposto normativo ,che ha linee comuni, diventi sempre più anch’esso unificante.

http://www.elearningeuropa.info/ http://www.learningcitizen.net/

Siti che presentano il problema , le iniziative in corso , che vedono l’Italia almeno in questo settore in forte ritardo, soprattutto nelle Università.

http://europa.eu.int/information_society http://www.innovating-regions.org/index.cfm http://www.europportunita.it http://fp6.cordis.lu/index.cfm http://www.eipa.nl/default.htm

http://europa.eu.int/information_society/eeurope/2005/all_about/egovernment/index_en.htm http://www.oecd.org/document

Siti dell’Europa dai quali è possibile attingere strumenti ed informazioni relative al processo di normalizzazione della pubblica amministrazione, di normazione Europea e di informatizzazione.

http://www.cnipa.gov.it http://www.impresa.gov.it http://www.impresa.gov.it http://www.crcitalia.it http://www.indicepa.gov.it/mappa.php http://www.italia.gov.it http://www.mininnovazione.it/

Siti nazionali i più importanti dai quali è possibile attingere normativi, strumento conoscitivi strategici, progetti, risorse impegnate e quant’altro che la sede di un piccolo documento non può riassumere e tradurre se non attraverso idee e indicazioni.

Forse il paragone con il sistema bancario fatto di circa 500 mila addetti e di 788 banche non è idoneo, perché i pubblici dipendenti oggetto della riorganizzazione e del nuovo modello culturale sono circa un milione escludendo medici ed insegnanti) sotto in cappello di Ministeri , Regioni 21, Province 101. I grandi Comuni non assommano a più di 50.

Ma chi volesse leggere qualche articolo pubblicato sul Denaro, giornale della Campania, sul sito il Denaro.it non ha che da fare una ricerca sugli articoli pubblicati sotto il nome di federico d’aniello.

Raccolta di opinioni, giudizi ed altro sulla italianità.

Raccolta di note e riflessioni espunte da letture che dicono tanto e sulle quali occorrerebbe riflettere e far riflettere il cosiddetto “POPOLO” e non solo……………………..( e cioè politica , borghesia ,intellettuali, giornali, opinionisti etc etc.)

Un testo guida quello di AUGIAS “ Segreti di Italia”.

Pacique imponere morem, parcere subiectis, debellare superbos.

I romani governeranno il mondo con la sapienza delle leggi, così come Anchise predisse ad Enea quando profetizzò i grandi uomini che nasceranno dalla sua discendenza.

Il bel paese ch’appenin parte e ‘l mar circonda e l’Alpe di Petrarca

Il viaggio non consiste nel veder nuove terre ma nell’aver nuovi occhi di Marcel Proust.

Il giudizio sugli Italiani dell’Università di Princeton: artistic, impulsive, passionate 

ed ancora del prof Ponza , economista che insegna in Inghilterra , così sintetizzato: da una faccia della medaglia c’è l’Italia dall’altra gli italiani, razza geniale, ma corrotta, inaffidabile e licenziosa. 

La forza dei pregiudizi e già viva in un anglista, Franz, nel suo saggio : Scoperta dell’Italia.

“Non sarà così  ma è come ci vedevano e forse ci vedono gli altri”

I viaggiatori del grand tour sono stati tutti molto duri tranne eccezioni, esempio Goeth

Insomma nell’Ottocento l’Italia veniva apprezzata solo per il clima, il sole e per le sue affascinanti rovine. 

Persino Marcel Proust scriveva: la terra dei barbari non è quella che non ha mai conosciuto l’arte ma quella che, disseminata di capolavori, non sa ne’ apprezzarli ne conservarli

Sthendal ha parlato di ebrietà morale al più alto grado, di ubriachezza morale.

Molti osservatori tendono a considerare permanente quella condizione di ebrieta’, perché insita nel carattere italico distinguendo anche tra uomini del Nord e uomini del Sud verso i quali il giudizio è stato sempre più severo. 

D’altro canto il racconto di Federico Fellini nella dolce vita ne è una riprova.

Ma sulla stessa linea tanti film del dopoguerra e del realismo.

Thomas Mann poi traccia un giudizio netto sulle differenze tra il popolo italiano e quello tedesco.

Gli Italiani si sono sbarazzati del loro grande uomo per concedere poco dopo al mondo ciò che si pretende anche da noi e cioè la resa incondizionata; noi, dice Thomas Mann , siamo un popolo diverso, un popolo dall’anima tragica contrario alle cose prosaiche e consuete; tutto il nostro amore va al destino, un destino che sia magari la rovina che infiamma il cielo con la rossa vampa di un crepuscolo degli dei.

Vedi il film sulla caduta degli DEI

La dimensione tragica e’quella che manca ed è mancata nella storia dell’italiano

Non è detto che la vocazione tragica sia una qualità, ma di certo la percezione ironica del carattere italiani dice quello che gli altri pensano di noi.  

Volendo contestualizzare si può ben dire che in Italia la condizione ironica e non tragica fa nascere anche i partiti del qualunquismo, movimenti sul nulla, ed associazioni simil politiche parto della mente di un giullare e di un comico, prendendone addirittura il nome.

È’ proprio vero; queste considerazioni meriterebbero un ampio approfondimento.

Veniamo ricordati difatti nella storia più per la sconfitta di Caporetto che non per la difesa e di El Alamein dove ci fu un comportamento eroico.

I luoghi comuni, giusti o ingiusti che siano, ci hanno sempre accompagnato.

Helmuth Schmidt disse che i carrarmati italiani hanno quattro marce come gli altri però una va avanti e le altre tre indietro. 

A proposito della disgraziata guerra di Grecia voluta da Mussolini Winston Churchill disse: l’ultimo esercito d’Europa ha battuto il penultimo.

Il comandante inglese della spedizione aereonavale nelle Falkland Malvinas   a chi gli chiedeva un pronostico sullo scontro rispose: se sono di origine spagnola resisteranno, se di origine italiana fuggiranno.

Der Spiegel, giornale tedesco, ha scritto a proposito del disastro dell’isola del giglio: cosa c’è da meravigliarsi che il comandante della Concordia fosse un italiano? 

Per poi arrivare, lo stesso giornale, alla crisi dell’euro assumendo che la crisi della valuta dell’Euro dimostra quanto per motivi politici valga la psicologia dei popoli e nel particolare caso quella degli Italiani.

Wolfgang Schauble ministro democristiano del governo Kohl ebbe a dire del suo paese: dobbiamo far parte di una struttura sovranazionale che sia in grado di tenere a freno il demone che scuote il nostro popolo. 

Noi, invece, per vent’anni abbiamo avuto un capo di governo che ha osato presentarsi in pubblico con il volto tirato dal chirurgo, coperto da un cerone cinematografico, con capelli finti e tacchi ortopedici. 

Una maschera da melodramma o da comico di avanspettacolo che ovunque nel mondo l’avrebbe fatto precipitare nel ridicolo.

In Italia al contrario gli ha assicurato a lungo la vittoria.

Forse di tanto in tanto occorre riflettere su questi giudizi che anche nostri illustri pensatori, Dante, Leopardi per citarne alcuni, hanno espresso

Giudizi che gli uomini di buon senso hanno però il dovere morale di far modificare costruendo gli argini quando è possibile e contribuendo alla resipiscenza quando questa ha la natura per emendare gli uomini e la società.

Negli altri casi sarà bene che quei costumi si scontrino con la dura realtà, ne paghino  il fio, se le vie della conoscenza e della ragionevolezza non dovessero diventare vie maestre.

A conforto va anche detto che una gran parte degli Italiani non rientra nel quadro descrittivo delle peggiori virtù ma in quello dei buoni valori, intrisi di sentimenti ed ideali,

Noi siamo da secoli calpesti e derisi perché non siam popolo perché siamo divisi. Mameli

Hai serva Italia di dolore ostello nave senza nocchiere in gran tempesta non donna di provincia ma bordello. Canto Sesto purgatorio con Sordello da Mantova Invettiva contro la divisione degli Italiani 

Ed è su questa parte che va costruita la nazione.

Su questo tema si potrebbe anche utilizzare il testo di Benedetto Croce Il paradiso abitato dai diavoli per trarre utili stimoli per un ammonimento per la società nazionale.

Benedetto Croce ricorda che su Napoli le valutazioni negative iniziano sin dal 1673 nel dizionario del Morelli, e ancora ricorda che sin dal 1539 tal Bernardino Daniello scrive:” io pur venne a Napoli gentile, da bene il cui sito a me pare meraviglioso e il più bello che io vedessi mai, perché io non ho mai veduto città ch’abbia da l’un dei lati il monte e dall’altro la batti il mare come fa questa ed anche per le sue altre particolarità che tutte insieme e ciascuna per sé lo fanno guarire mirabile ma perché dovete sapere che la natura non vuole che si convien per far ricco uno gli altri sian in povertà .

E quando l’ebbe molte delle sue doti più care concedute le parve di restringere la mano affinché l’altra città non li mandassero ambasciatori a dolersi con esso lei di tanta parzialità e propose fra se stessa di dare questo paradiso ad abitare al diavoli e così come aveva proposto mandò ad effetto”

Napoli sarebbe un paradiso e per riequilibrare quando non avevano avuto gli altri viene riempita di diavoli. Nelle pagine successive Croce ricorda tutte le attività e le iniziative anche di natura accademica dalle quali il regno di Napoli viene travolto, con ingiurie, con cattive considerazioni tanto che viene fatta oggetto già nel 1707 da oratorie e poetica all’università di Altdorf “si parla di questo regno Neapolitano paradisus est a diabolis habitatus ulterius esplicatum”

ll discorso comincia a ricordare la terra fortunata elegantissima per natura, che Capua la deliziosa ammolli Annibale, si passa a ricordare con lingua tremebonda quanti napoletani erano facinorosi, che l’inferno non escogitò nessuno scelleratezza di cui cotesta nazione di uomini non si sia bruttata.

Sino all’anno 1632 ci sono contatti 54 ribellioni; che i napoletani siano giudicati pessimi tra i pessimi vi è piena conferma che riceve dai fatti la verità del proverbio universalmente ripetuto .

Ma Benedetto Croce di Napoli era fortemente innamorato e ricorda che, per quando l’antico proverbio non risponda a verità sebbene sia uscito di moda e sia caduto in dimenticanza perché, non risponde più al sentire odierno e non risponde anche per tante altre ragioni perché la realtà è ben diversa dalle considerazioni insite nel pensiero del diavolismo napoletano.

Pur tuttavia egli dice ancora oggi accettiamo senza proteste che ce lo dicano, e che ce lo dica lo straniero con gli altri italiani, ma se ce lo diciamo noi a noi stessi è perché stimiamo che esso valga da sferza, da pungolo e concorra mantenere viva in noi la coscienza di quello che è il nostro dovere

Sotto questo aspetto ci importa poco ricercare fino a quel punto detto proverbiale sia vero giovandoci tenerlo verissimo per far sì che sia sempre men vero.

Quindi Croce conviene che i napoletani come anche gli Italiani sentano sempre forte lo stimolo a non abbassare il livello morale e la misura della dignità come a non limitare la misura della vera cittadinanza.

Sarà poi vero ed è possibile.

Un articolo di 30 anni fa sul valore dell’ICT

Ho scritto questo articolo per l’annuario del mio liceo classico Dante Alighieri di Agropoli in occasione della celebrazione del cinquantennale della sua istituzione con l’obiettivo di fornire ai giovani studenti motivi di riflessione sulle innovazioni che stavano emergendo. Innovazioni capaci di rafforzare la capacità dell’uomo nel presidio della conoscenza avvalendosi di tutte le opportunità tecniche ma anche per indicare loro i cambiamenti che si annunziavano nel mondo delle imprese e dei settori tradizionali. Si accompagnava nel testo ad altri due lavori, uno dedicato alla Humanitas cioè al nostro essere uomini come soggetti consapevoli e pensanti che in quei licei coltivano studi umanistici ed il secondo ai sistemi dell’economia e della finanza materie la cui padronanza appare inadeguata ed insufficiente in una età in cui si è chiamati al voto e si esprimono decisioni che impattano sulla società e sulla vita di tutti noi.

Poichè ho avuto l’occasione di rispolveralo e di proporlo in lettura in contesti di elevato valore orofessionale ed accademici ho pensato di lasciarne traccia sul mio blog per metterlo a disposizione di quanti hanno familiarità con argomenti della specie. Mi è parso utile giacchè richiamarne i contenuti diventa piu agevole.

Lo scritto sul tema della innovazione contenuto nel testo edito per l’Associazione noi Open.

un bel racconto sulla innovazione

Ho fatto del testo una attenta lettura e devo dire senza tema di preoccupazione per le considerazioni terze che mi è piaciuto tanto; è ricco di spunti anche storiografici sulla evoluzione del tema e sui suoi collegamenti con il contesto ambientale e culturale ed ho pensato ai appostarlo anche sul blog per la fruizione di quanti non sono in possesso del libro che lo contiene.

Aggiungo alcuni stralci solo per stimolarne la lettura giacchè il testo in pdf va aperto cliccando sul link relativo

Parlare della innovazione del cinquantennio che è alle nostre spalle significa ripercorrere la storia delle aziende e dei sistemi macro e microeconomici che, in conseguenza dell’apporto fondamentale della componente tecnologica, IT e Tlc, hanno fatto registrare sviluppi inimmaginabili “di processo, di prodotto e di contesto”, non sempre immediatamente percepiti negli effetti e nella’ ampiezza, ma valorizzati per la dinamica impressa all’ evoluzione della società.

Un contributo di novità non marginale è derivato poi anche da un approccio culturale che ha identificato nel management una leva fondamentale destinata ad alimentare a mantenere vivo e permanente il valore della innovazione come motore di sviluppo della società.

Peter F. Drucker nel suo manuale di Management, prima edizione americana del 1973, nella introduzione scrive “dal boom del management alla realizzazione del management”. “La comparsa del management in questo secolo ha rappresentato con ogni probabilità un fatto di importanza storica”.

Delle aziende, tante, infatti Drucker ripercorre la storia, gli eventi, le scelte strategiche individuando nella managerialità una delle chiavi di successo ed un motore della innovazione. In tutti i Managers, i Ceo, è sempre forte e vincente la spinta a generare valore, ricchezza e sistemi sempre più integrati: l’integrazione negli anni è aumentata grazie alla molteplicità delle risorse tecnologiche e delle connesse.

Sulla scia di Drucker la nascita in America delle grandi società di consulenza ha fatto il resto. “e ancora”

E si legge:le imprese sono il principale luogo in cui si produce innovazione, in cui è dato apprezzare i diversi processi in atto per generare e catturare idee che si trasformano in prodotti e servizi commerciali, in cui si genera ricerca, si migliora la interazione con fornitori, clienti, consumatori, ingegneria, manifattura, marketing ed in cui si investe di più in innovazione”.

“In cui si rivelano gli imprenditori innovativi, che non necessariamente si identificano con le start up, e, non necessariamente, con le piccole e medie imprese ed o con le grandi imprese.”

Innovazione si genera anche nel settore della ricerca universitaria così come nel settore pubblico, sebbene con una ricaduta non sempre immediata sul piano dell’economia e del mercato e diversamente viva per la spinta al nuovo.

Aprendo il link si accede ad una ricca documentazione che la soluzione telematica rende fruibile on line. Quella di carta non ne agevola l’accesso e la consultazione.

https://www.federda.it/wp-content/uploads/2024/04/Pezzo-del-libro.pdf

il tema dei dati della pubblica amministrazione

Soldi & Imprese
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12-11-2005
e-government, aziende e societa’
Cambia la comunicazione pubblica
Federico D’Aniello
L’informazione pubblica, cioè l’uso dei dati raccolti, prodotti e gestiti dalla pubblica amministrazione, costituisce una risorsa infrastrutturale fondamentale della Società moderna per assicurare trasparenza e partecipazione consapevole diffusa, ma anche per contribuire allo sviluppo sociale ed economico di ogni paese. Nel segno di queste finalità il Governo in data 28 u. s ha approvato un Decreto Legislativo con il quale ha varato la disciplina sulla commercializzazione dei dati pubblici in attuazione della direttiva Comunitaria 2003/98 che regola il riutilizzo dell’informazione nel settore pubblico. Il provvedimento è stato predisposto dal Ministro delle Politiche Comunitarie e dal Mit di concerto con gli Esteri, Giustizia, Economia e Finanze e Funzione Pubblica. Nuovo mercato
Viene a crearsi con la nuova disciplina legislativa un mercato dei dati pubblici con il quale si potranno alimentare di nuovi contenuti digitali i Network pubblici e privati ; tutti potranno infatti contribuire alla costruzione della “Città della Informazione nel nostro paese”, diversificando l’ampiezza dei contenuti ed assicurando uno sfruttamento allargato delle basi di dati che verranno costruite attingendo alle fonti della pubblica amministrazione. Le finalità della richiamata direttiva comunitaria, cui si è informato il provvedimento nazionale, mirano ad assicurare l’assenza di distorsioni ai fini della concorrenza, ad annullare cioè le cosiddette asimmetrie informative, ad ampliare i contenuti della conoscenza assicurandola a tutti. Poichè il settore pubblico raccoglie e produce una ampia gamma di dati in molti settori di attività, ad esempio di tipo sociale, economico, geografico, climatico, turistico, in materia di affari, di brevetti di istruzione, ne consegue che l’obiettivo della creazione di condizioni propizie per lo sviluppo di servizi su scala nazionale ed anche su scala Comunitaria è fondamentale per i soggetti che saranno chiamati ad alimentarne la diffusione come per i destinatari finali delle informazioni.  Direttiva
La Direttiva si preoccupa, infatti, di assicurare l’armonizzazione delle normative nazionali e delle prassi seguite dagli Stati membri allo scopo di incidere sugli effetti distorsivi che una divaricazione delle legislazioni potrebbe arrecare al corretto funzionamento del mercato sopranazionale ed all’interno dei singoli paesi. In altri termini il bene “informazione” deve godere innanzi tutto di un humus regolamentare omogeneo in tutta la Comunità affinchè cittadini ed aziende non siano sfavoriti nella relativa acquisizione e siano messi anche nella condizione di fruirne in maniera economica. Non è estranea alla finalità della normativa Comunitaria lo stimolo, peraltro richiamato esplicitamente nel testo del 2003, per la creazione di nuovi posti di lavoro che possono derivare dallo sviluppo del nuovo mercato che imporrà servizi di qualità, creazione di software gestionali ed allestimento di strumenti tecnologici di diffusione idonei a favorire la elaborazione di fonti capaci di relazionarsi con i settori, con i territori e con le finalità generate dalla domanda. Il nuovo compito assegnato alla Pa, per predisporsi alla generazione di informazioni strutturate per finalità esogene e cioè estranee alla sua missione tradizionale, deve comportare solo un ristoro per gli oneri sopportati in quanto la finalità ultima, sottesa, è quella di rendere anche attraverso questa via un ulteriore servizio pubblico.  Cnipa
A supporto della normativa il Cnipa ha costituito nel 2004 un gruppo di lavoro che si è dato l’obiettivo di individuare linee guida per le azioni di sistema, quelle di parte pubblica, l’obiettivo di predisporre una analisi strategica che ha assunto a base lo scenario ambientale e lo scenario di mercato da cui far scaturire processi decisionali ed, infine, l’obiettivo di individuare concretamente le iniziative che potranno in tempi ragionevoli dare corpo a soluzioni operative connesse allo sfruttamento dei dati. A base dello scenario di mercato è stato valutato il valore della informazione elettronica stimato nel 2001, in circa 40 miliardi di Euri a livello mondiale e in circa 16 miliardi di Euri per la sola Europa in cui fanno da leader la Gran Bretagna e la Francia, cui il Cnipa si è riferito per il benchmarking delle best practises.  Lo stesso mercato per il 2004 sembra invece posizionarsi su valori prossimi ai 70 miliardi di Euro con una fetta di ben 9,5 miliardi di Euro riservata agli investimenti nelle informazioni del settore pubblico, capaci per la loro natura di attrarre una domanda destinata ad alimentare fonti primarie di alta qualità, sistemi di Dss (Decision support system) e di generare opportunità nuove costituite da progetti che attivano percorsi di valorizzazione dei dati anche attraverso il contributo dei soggetti esterni cui profitta l’utilizzazione del dato.
Tutto ciò, come è agevole immaginare, metterà in moto un processo fortemente innovativo all’interno delle amministrazioni stimolate a costruire modelli di dati da cedere per il riuso ed a costruire nuove competenze che valorizzino i dati disponibili e facciano da consulenza; ma mette soprattutto in moto all’esterno un volano che interessa non solo i destinatari finali dei dati, i fruitori di ultima istanza, ma anche una filiera di soggetti destinata a partecipare alle iniziative con posizioni e ruoli diversi tra cui: associazioni di categoria, ordini professionali, imprese di software, proprietarie di sistemi di Datawarehousing, imprese di rete, imprese editoriali, piccole e medie imprese che vogliono competere e confrontarsi nel nuovo mercato, consulenti ed esperti conoscitori del funzionamento della macchina pubblica. Ipotesi progettuali

 

 

Il Cnipa nell’ambito delle ipotesi di progetto ha anche individuato alcuni ceppi di dati ed informazioni, cosi come ha individuato i possibili soggetti utilizzatori ; ha studiato l’impatto sulle amministrazioni e la cosiddetta cantierabilità con l’indagine sui vincoli economici, metodologici, amministrativi, informatici e concorrenziali e si è soffermato sulle seguenti informazioni:  – sulle informazioni ambientali dell’Aereonautica;  – sulle informazioni di natura pubblica del Ministero dell’Interno e della Funzione Pubblica;  – sulle informazioni di natura economica delle Agenzie dell’Entrata e del Ministero degli Esteri; – sui bollettini delle gare e degli appalti di tutta la Pa;  – sulle informazioni per la gestione del territorio degli enti locali; – su quelle dei Registri Immobiliari dell’Agenzia del Territorio, sulle informazioni fiscali delle Agenzie delle Entrate;  – s u tutte le fonti che danno vita ad analisi e studi del Poligrafico dello Stato;  – sulle informazioni culturali dell’Archivio di Stato.
Processo

L’avvio del processo non sarà senza impatti e non sarà indolore. Intanto va detto che le amministrazioni centrali, già aduse a trattare le informazioni in maniera strutturata, a predisporre veri e propri sistemi informativi orientati alla gestione dell’area di competenza ed alla gestione del rapporto con tante controparti, non avranno difficoltà ad assecondare richieste di sfruttamento dei dati da qualunque parte provengano e a diffonderle con i mezzi più idonei. Analoga situazione potrà nei fatti registrarsi in tutti i casi in cui ci si trova dinanzi a Enti Pubblici di rango sia per natura che per funzione. La materia non dovrebbe presentare difficoltà neppure per le Regioni aduse da tempo a predisporre basi di dati aggregate, qualitativamente interessanti ( si veda la Sezione statistica della Regione Campania ).  Sistemi informativi
Ma i dati che interessano non solo quelli nazionali. La normativa riguarda tutti gli Enti ed anche quelli locali che possono dare luogo ad una sorta di data base più ristretto ma egualmente interessante se si pensa ai territori governati dalle Province, dalle Comunità Montante, dai Parchi e perchè no anche dai Comuni, le cui informazioni elevate a sistema possono diventare una proficua fonte di analisi per gli operatori locali, per quelli che rientrano in una sfera di operatività a confini più ristretti. Non vi è dubbio che in questa fetta decentrata di territorio, in cui forse gli Enti non hanno ancora superato la fase della piena informatizzazione dei servizi, le difficoltà a sistematizzare le informazioni spendibili saranno notevoli e tanto più elevate perchè gli interlocutori degli Enti non saranno grosse company ma aziende locali che vorranno cogliere la nuova opportunità per sviluppare iniziative e business a livello del territorio. Sarà questo un tema delicato da monitorare, cosi come sarà altrettanto complessa la gestione di tutti i protagonisti della comunicazione già oggi appannaggio di pochi players che, per dimensione di mercato, struttura competitiva e fonti disponibili, detengono tutte le leve per acquisire in maniera oligopolistica non pochi dei settori sui quali di qui a qualche tempo si avvieranno le iniziative stimolate dal Decreto Legislativo.
Forse non sarà male che le Pmi del settore informatico capaci di assicurare con le loro risorse lo sviluppo dei nuovi cantieri facciano una riflessione in Campania come altrove per evitare il drenaggio delle nuove opportunità,che sono anche e soprattutto opportunità di nuovo lavoro e business.

 

ll Codice Digitale ha sancito la natura pubblica del dato delle pubbliche amministrazioni;le aree identificate dal Cnipa, sulle quali è stato fatta una sorta di analisi.

num. 215 – pag. 22

 

 

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baia di trentova Agropoli
La spiaggia dei sogni

 

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La digitalizzazione della Pa.

Pensieri in libertà ma non troppo

Marzo 6, 2023

Il pezzo che segue è stato scritto nel 2021 in occasione della uscita della relazione della Corte dei conti sull’Informatica della Pa. La recente pubblicazione del piano 2022/2024 mi ha indotto, poi, ad ulteriori considerazioni. Ho pensato fosse utile integrare lo scritto precedente, oltre che con i documenti della corte del 2020 e del 2022, anche con il recente piano arricchendolo con il documento della UE sulle analisi DESI ( allegato) e con il piano decennale UE in materia di innovazione.( allegato)

Sono documenti fondamentali, da leggere da approfondire su cui occorre riflettere per capire il nostro standing in argomento, la distanza che ci separa con il resto di Europa ed il resto del mondo.

In Italia la  permanente competizione elettorale, le tendenze populiste , ragione dei nostri guai dell’ultimo decennio che si sommano a quelli del ventennio precedente, non ci consentono di guardare con serenità alle prospettive e di capire i malesseri del nostro sistema per il quale non appare compatibile una ventata di ottimismo.

Il pezzo era stato scritto nel 2021 dopo aver letto la relazione della Corte dei Conti sulla Pa e dopo avere, solo in parte , letto la documentazione predisposta dal piano Colao; cercava di capire il perché dei ritardi, di immaginare delle soluzioni e soprattutto di individuare momenti di controllo esterno.

Colto dal  pessimismo l’avevo messo nel cassetto; l’ho ripreso invece alla luce della Governance Draghi che ha provato a trasformato in azioni, nel fare e nel ridefinire le tante ipotesi progettuali alle quali mancavano non pochi tasselli senza dei quali le chiacchiere sarebbero rimaste tali e non si sarebbe capito quale è l’unico possibile scenario nel quale il paese di può muovere: UE.

Due le leve e le condizioni che potevano far cambiare volto al Paese: la disgrazia del Covid che ha sollecitato processi accantonati e tenuti in sordina e la spallata di Renzi che ha permesso la discesa in campo di Draghi le cui idee e il cui approccio strategico erano stati già chiaramente tracciato nei suoi interventi sui quali erano stati fatti tanti commenti largamente positivi nel paese e in Europa.

Nei mesi precedenti erano stati pubblicati a decine documenti di analisi, report di società di consulenza, della pubblica amministrazione, tutti intesi ad individuare le priorità verso le quali si sarebbe dovuto muovere il piano strategico nazionale diretto a sostenere la ripresa e la crescita dell’Italia, a valle delle conseguenze indotte dalla pandemia ex Covid 19, anche per spendere le somme assegnate dall’Ue di cui al noto recovery Fund.

Non so quante associazioni quante istituzioni, centri studi, giornali si erano fatti carico di sciorinare idee, piani teorici; si contano a milioni i caratteri spesi per presentare in maniera puntuale il fabbisogno del paese Italia.

E’ uno sforzo apprezzabile quello di dimostrare quante idee ci siano, quanti sono i centri di attenzione e quanta cura abbia la parte pensante dell’Italia, degli intellettuali e degli organismi di rappresentanza delle diverse categorie e classi sociali, tutti intesi a segnalare ed evidenziare i grandi deficit organizzativi, soprattutto strutturali che questo paese presenta dai parecchi anni.

Sono tutti ben noti, forse arcinoti.

Se si prova poi a fare un confronto tra tutti questi documenti ed a mettere insieme le idee dello sforzo fatto dal gruppo Colao, sintetizzato nel documento dei famosi giorni degli Stati generali, tra di essi non si intravedono elementi di differenziazione.

Le diverse pagine che hanno avuto ad oggetto questo tema così importante per la nostra società sembrano fatte a stampa ; neppure uno sforzo di fantasia riesce a cogliere le diversità che forse sono più attestate sulle priorità.

L’Italia è un paese che pensa tanto e che scrive tanto, che dispone di opinionisti di eccellenza e di grossi centri istituzionali di riflessione: se si dovesse e si potesse leggere tutto passeremmo il tempo in maniera proficua nell’ acculturamento.

E poi non mancano le indicazioni che periodicamente ci vengono da Ocse, Imf, Eurostat etc. etc.

Forse a scrivere ed a disegnare idee il paese non ha eguali.

Sono, siamo, tutti bravi a raccontare.

Peccato che, come diceva Matisse, dopo aver disegnato una pipa “ceci n’est pas une pipe” occorre, perché sia tale, la sua costruzione, la sua realizzazione.

E qui casca l’asino: occorrono almeno due grosse precondizioni. 

Una ferma volontà politica, non ferma ma fermissima, che non faccia sconti a nessuno e che, una volta definite le vere priorità del paese in una visione strategica di almeno breve periodo, non dica si a tutti ma al contrario dica tanti no che arrechino anche disturbo al cittadino nella consapevolezza di realizzare il bene a tendere del paese.

Come è noto il ventennio, diciamo anche il trentennio, alle nostre spalle ha consegnato al paese una governance che ha dovuto mediare, concedere per la sua sopravvivenza, tanti si e tante elargizioni senza peraltro affondare il bisturi dove  era necessario e senza di fatto disturbare il manovratore di turno nelle diverse aree della pubblica amministrazione e della economia.

E soprattutto si è maggiormente spesa ad accontentare la massa del cosiddetto popolo con tante elargizioni. Un recente bel testo di Alberto Brambilla “ Le scomode verità “ su tasse pensioni, sanità e lavoro sta aprendo gli occhi, benché quegli effetti negativi fossero stati messi nel conto dei guasti fatti al paese e soprattutto alla mentalità dei cittadini convinti di dover insistere sui diritti senza mai rispondere dei doveri che sono di lealtà e trasparenza.  La lista è lunga.

Il risultato peggiore della instabilità e sotto gli occhi di tutti

Non vi è un solo indicatore che possa soddisfare non i cittadini che, tutto sommato, non hanno titolo per chiedere di più rispetto a ciò che danno, che forse non ne sentono neppure il bisogno altrimenti avrebbero alzato barriere, ma quanti hanno motivo di principiare relazioni con il bel paese sul quale devono fare affidamento e su cui devono contare.

Se poi si passa alla seconda precondizione che è data dalla capacità realizzativa in un contesto complesso non si riesce ad immaginare chi possa condurre a buon fine un progetto (la digitalizzazione totale della PA) che non nasce oggi ma che affonda le radici almeno nel ventennioo passato.

Uno steering committee forte deve avere alle spalle decisioni ed obiettivi chiari ed un piano realizzativo che non si faccia condizionare da Nymbi, campanilismi, lobbying e manovre fuorvianti.

Come si può e si deve fare in questi casi?

Comunicando in maniera trasparente a tutta la società gli obiettivi attesi, gli scopi e le finalità, i vantaggi, i valori aggiunti da costruire; comunicando a tutti le aree che potrebbero essere toccate da una disruption, meglio da riorganizzazioni, ed indirettamente evidenziando alla società le possibili ed eventuali iniziative che favoriscono le azioni necessarie.

La visibilità deve essere il metro di confronto tra cittadini che sono chiamati a capire ed a valutare magari anche con la intermediazione di soggetti terzi che rappresentano tutti ( meglio senza ) e non le categorie sociali o classi o interessi precostituiti che sono sempre orientate dal no.

Alzare il livello di informazione per la societàin maniera strutturale e strutturata , mettendo a confronto le situazioni attuali, con i tanti risvolti negativi, e quelle a tendere ed i benefici che arrivano alla società con le nuove realizzazioni.

E veniamo  ora al punto nodale: alla digitalizzazione della Pa.

Nel settore della digitalizzazione in generale il ben noto  indice DESI, quello recentemente elaborato, ci pone al 28º posto nel ranking europeo.

Sono anni che il paese elabora piani dell’It, spende risorse, cuce e ricuce senza essere riuscito a smuovere la percezione della Europa ma anche dello stato dell’arte della insufficienza in cui versiamo.

Ci sono benvero anche problemi strutturali, ci sono tante difficoltà note ma il vero tarlo sta nella indisponibilità delle governance di tante amministrazioni per raggiungere il risultato target che invece occorre per fare il salto di qualità.

La Corte dei Conti, avendo i poteri di accertamento, ha prodotto due grossi studi, che si affiancano alle tante indagini di società di consulenza che per mission elaborano analisi, ed ha mostrato un’Italia che molte cose le ha fatte, una Italia che è in mezzo al guado ed una Italia retrograda.

 Si, le leggi, le autonomie, gli 11mila server, tutto vero.

Ma c’è qualcuno che in via Istituzionale, ad esempio, fa capire dall’esterno ai cittadini del Comune Ypsilon quali sono i danni per la  collettività dei ritardi della digitalizzazione?

 C’è un difensore civico che diventa spina nel fianco delle amministrazioni quando il dato è conseguenza della non volontà di fare tutto ciò che occorre?

Questo è un esempio banale che va replicato per tutte le aree in cui questa mission andrebbe esplicata. Perchè occorre ricorrere ad una soluzione siffatta? Perchè la nostra organizzazione politico amministrativa ha costruito negli anni tante autonomie che solo leggi Costituzionali e leggi pesanti possono modificare.

Ed è impensabile.

Occorre quindi far pesare il giudizio sugli uomini che amministrano e che ritardano in maniera molto più diretta ed efficace.

Non basta l’Agenda digitale a raccontarci giorno per giorno i motivi che si frappongono.

 Occorrono spine nel fianco pubbliche dotate di una responsabilità specifica.

Ed occorre anche un sistema sanzionatorio e di riconoscimento di meriti per chi lo fa in modo da far pesare nel confronto la differenze tra la Regione A e quella B, tra il Minstero a con quello B , e cosi via discorrendo.

Se vogliamo negli Enti, Istituzioni ed altro dei ruoli ci sono: sindaci, revisori, consulenti, i difensori civici, la Corte dei Conti, le associazioni dei Comuni, le Convention Regìoni Governo, tutte intese a chiacchierare, scrivere ma senza poteri di interdizione sulle cose sbagliate, sui soldi spesi senza un ritorno ed un valore aggiunto; e poi c’è il bilancio sociale degli Enti pubblici, ci sono organismi di controllo del merito che arrivano a cose fatte.

Insomma c’è una rete che fa impallidire quella degli altri paesi della Ue per non dire dei paesi di natura anglosassone, ma una rete che  ha pochi colpi in canna e che pur avendoli talvolta chiude il lavoro con rapporti che si perdono nel tempo, vengono pubblicati e nessuno li legge.

La sanzione deve essere affidata alla pubblica opinione prima che alle sedi giudiziarie ed ai giornali ed agli opinionisti che scrivono libri ( ultimo in ordine di tempo quello di Boeri e Rizzo” Riprendiamoci lo Stato”); o forse occorre forse avvalersi anche di figure analoghe a quelle che si usano per mettere alla luce i casi di corruzione, non proprio questi, ma opinions leaders, associazioni di professionisti che abbiano compiti precisi di informazione dei cittadini per essere da stimolo a rincorrere dall’esterno tutte le disattenzioni come quella rilevata dalla Corte dei Conti che segnala come nelle amministrazioni pubbliche non ci sono ruoli deputati alla gestione responsabile dell.IT.  Non se ne sente il bisogno.

Nel libro innanzi citato si auspica una misurazione dei risultati in base al giudizio degli utenti, idea suggerita anche da Cotarelli, soluzione che però presuppone una utenza edotta ed informata , consapevole dell’esistenza di procedure e degli obiettivi della stessa, consapevolezza per la quale lo Stato spende da sempre poco o quasi niente, tant’è che non è dato leggere mai nei progetti la parte più importante ,  largamente coltivata nelle aziende private, diretta all’empowerment dei destinatari delle soluzioni IT  pubblica che, si ripete, non sono scritte per la Pa, ma per i cittadini.

Suggerisco per una comprensione del testo qui innanzi esplicitato, che contiene idee banali ,coltivate da sempre, la lettura  delle relazioni della Corte dei Conti

Varrà poi la pena di far capire cosa significa stare in Europa ed essere divenuti tributari delle risorse che ci sono state attribuite.

Forse una lettura approfondita del cantiere Europeo dei prossimi 10 anni può indurci a capire dove siamo e cosa dovremmo poter fare

I documenti qui allegati sono nell’ordine: 1) il piano triennale della Pa 2) il decennio digitale come pianificato dalla UE 3)  delibera della corte dei conti sui controlli della digitalizzazione nella PA 4) la precedente delibera della Corte dei Conti in materia di Controlli sulla Pa ) e stralcio del documento della UE sulla determinazione dell’indice Desi con riferimento alla Pa.

Buona lettura.  La consapevolezza si raggiunge solo cosi.

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piano_triennale_per_linformatica_nella_pa_2022-2024

Decennio digitale

delibera_17_2022_enti

delibera_15_2020_sezaut_vol_II

desin tradotto

]

il primato della scienza o dell’humanitas

Conversazione con Fabio De Felice, professore universitario nonché imprenditore, sul rapporto tra It, Ai e umanesimo.

Complimenti Fabio per lo scritto su Agenda Digitale.

Un approccio e contenuti che mi hanno molto sorpreso in positivo perché mi ero preparato a leggere un testo della mano e mente di un professore universitario, ingegnere, nonché imprenditore,  in chiave prevalentemente tecnologica ambito per me familiare ma non di mia elezione come sai.

Invece  ho incontrato un sentiero che provo a coltivare da tempo , e non so se ci riesco, del valore dell’umanesimo rispetto alle materie che ormai dominano lo scenario mondiale dell’economia e del sistema industriale e di tutte le sue componenti.

Il mio primo tentativo, con miei scritti autonomi su un libro del cinquantennale del mio Liceo Classico, di circa 30 anni fa, in cui ammonivo i giovani a coltivare le discipline umanistiche ma a non trascurare le nuove scienze dell’oggi, la tecnologia e la finanza da mettere a fattor comune con la spinta derivante dagli stimoli del cursus honoris liceale.

L’ho fatto con il testo di Galimberti dal titolo Psiche e Techne, un tomo interessante che esamina il problema del rapporto dell’uomo con il mondo della Tecnhe. Bellissimo, una dipintura della umanità nella logica del nuovo, con la caratterizzazione e le ricadute su tutti i microsistemi valoriali individuali e collettivi: naturalmente lo guardi tutto, ne leggi un centinaio di pagine poi lo metti da parte, perché e un tomo di molte pagine, ma interiorizzi il tema.

ll secondo tentativo l’ho fatto di recente lo scorso anno con il libro di Ferraris, professore di filosofia teoretica della Università di Torino di cui certamente conosci la esistenza: anche qui guardi tutto, ne leggi un centinaio di pagine e metti da parte per un possibile futuro approfondimento che non verrà perché anch’esso molto ricco di pagine.

Allego in calce copia della copertina che ha tutti i driver di lettura: egli dice

“Noi continuiamo a pensare la tecnica come uno strumento a nostra disposizione, mentre la tecnica è diventata l’ambiente che ci circonda e ci costituisce secondo quelle regole di razionalità che, misurandosi sui soli criteri della funzionalità e dell’efficienza, non esitano a subordinare le esigenze dell’uomo alle esigenze dell’apparato tecnico. Inconsapevoli, ci muoviamo ancora con i tratti tipici dell’uomo pretecnologico che agiva in vista di scopi iscritti in un orizzonte di senso, con un bagaglio di idee e un corredo di sentimenti in cui si riconosceva. Ma la tecnica non tende a uno scopo, non promuove un senso, non apre scenari di salvezza, non redime, non svela verità: la tecnica funziona”.

Ma l’approccio è proprio questo: ormai la tecnologia e tanto più l’AI siamo noi, è il prodotto delle nostre capacità intellettive.

Sta a noi “sistema di intelligenze” che esprime altri valori propri della nostra umanità creare i driver giusti per controllarne le devianze e indirizzarne gli usi per gli scopi primari della umanità.

Per continuare il mio approccio, come giustamente tu fai nel testo richiami i lavori fatti in Europa che ho sulla mia scrivania “Libro Bianco sulla intelligenza artificiale “ che andrebbe divulgato per far capire che solo la dimensione Europea ci può salvare dai rischi ricordando che la AI è il tema predominante dell’Europa del 2030.

E poi non volendomi far mancare l’aspetto concreto per capire dove essa va ho scaricato l’OUTLOOK dell’OCSE che ci indica i settori dove si investe

Avevo anche avviato la lettura del recente libro do Kate Crawford “Ne’ intelligente né artificiale- il lato oscuro dell’IA “;  il tempo è avaro e non si riesce nonostante la mia bulimia di approfondimenti sugli argomenti che vorrei conoscere con la sola finalità di trasferirli ai giovani che dovrebbe essere un po’ anche quella delle associazioni.

Non ho comprato il secondo libro di Geert Lovink che tu citi nella bibliografia perché penso sia un po’ la conclusione delle ipotesi non ottimistiche del primo che ho in parte letto “L’abisso dei social media”

Ma non voglio distrarmi dall’approccio principale e rientro in tema

L’introduzione del testo è: ma la responsabilità delle azioni dell’AI resta agli esseri umani: se l’uomo oggi è ciò che lascia in rete lottare contro i totalitarismi digitali e le tecnocrazie naturalizzate diventa necessario

La risposta alle due ingombranti e prevaricanti leggi del più forte “accedere alla rete significa assoggettarsi a regole altrui che non lasciano spazio alle libertà ” e l’altra dei dati come bottino di guerra del capitalismo della sorveglianza ( titolo del libro da me letto solo nei titoli ), sta come bene avete scritto oltre che nel suggerimento Spinoziano dell’autoconservazione , che è proprio dell’istinto dell’uomo ma nel più concreto e realistico appello filosofico di Vico che pone innanzi alle discipline scientifiche quello della ragione e della humanitas che sole possono governare l’altro prodotto umano della matematica, fisica , che hanno anch’esse grande dignità ma che devono sentire il momento di  derivazione del fonte primaria della intelligenza creativa.

Vico nel suo tempo dovette combattere contro i temi delle filosofie scientifiche affermatesi nella scena europea con Descartes, Nicolas de Malebranche, Spinoza, Galilei per affermare allora con poco successo il primato dell’uomo sul prodotto dell’uomo

Sarà Croce nel suo testo del 1923 a far diventare attuale quella dialettica tra humanitas e tecnhe ed a porre Vico nell’Empireo della filosofia.

Quindi non primato delle scienze, che sono figlie, ma della mente che come bene voi dite nel pezzo riferendovi alla AI è incosciente,  portatrice dell’etica che vogliamo abbia e che è e sarà frutto del grande impegno cui l’Europa attende, che la Commissione ha provato a stendere nel regolamento.

Non è come voi ribadite antropomorfa, cioè a somiglianza umana, va valutata ed utilizzata per tutti i concreti risultati che può dare alla umanità.

Io confido nell’opera dell’UE e mi dico sempre due cose: come potremmo fare noi da soli in una competizione cosi enorme come paese che ha dismesso la vocazione dell’IT come tante altre n? come possiamo fare a far arrivare nella società argomenti così importanti che pur con l’impegno di protagonisti come voi che si sforzano di divulgare sono ancora per addetti ai lavori ? e come possiamo tradurre queste passioni civili in aiuto per la società che è tabula rasa.

Penso che tu Fabio fai quello che tutti ambirebbero fare sia pure in diversi settori: continuare a studiare, leggere, approfondire, tradurre con l’attività aziendale parte delle cose che conosci che diventano cosi concrete e non astruse, ma ultima e la più bella opportunità è quella di trasferire a giovani attraverso l’insegnamento il patrimonio che ti appartiene.

In me invece sopraggiunge sempre l’amarezza del terzo polo mancante che è quello di non poter dare e trasferire ora il risultato del mio impegno che mi appaga quando tante cose diventano mie ma solo mie, e che mi ha esaltato negli anni del mio ruolo di CEO IT e TLC della mia azienda Banco di Napoli perché tutto quello che leggevo e che serviva diveniva realtà operativa ed i mie interlocutori erano tutti gli uomini della Supply chain tra CED e Datitalia, quasi 500 unità specialistiche.

A questo punto è naturale concludere che guidare una macchina di specialisti con competenze solo manageriali è stato possibile solo funzione di quell’umanesimo che ha vinto su tutto , sulle difficoltà  governando  la complessità attraverso un profondo rapporto umano fatto di valori ed obiettivi aziendali percepiti come target essenziali nell’interesse della azienda.

Un bancario avvocato non poteva neppure lontamente pensare in chiave tecnologica. È un bel racconto vero.

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Qui sotto l’articolo integrale di Fabio De Felice su Agenda Digitale

Se l’IA diventa senziente: i dubbi etici e il ruolo degli umani

La linea di demarcazione tra senziente e non senziente è ambigua ma la responsabilità delle azioni dell’AI resta agli esseri umani: se l’uomo oggi è ciò che lascia in rete, lottare contro i totalitarismi digitali e le tecnocrazie naturalizzate diventa necessario. Ecco per quale motivo

Le cronache ci restituiscono il caso recente di Blake Lemoine, ingegnere di Google messo in congedo per aver ventilato la possibilità che l’IA abbia preso “coscienza di sé”.

L’argomento è profondo e controverso, dal momento che la linea di demarcazione fra senziente e non senziente dagli addetti ai lavori non viene considerata così netta. La potenza di calcolo dei processi di AI, in effetti a volte si differenzia poco dalla magia, come ci ricorda Arthur C. Clarke.

Indice degli argomenti

Il caso LaMDA

Effettuando test sul modello LaMDA e l’eventuale generazione di linguaggio discriminatorio o di incitamento all’odio, l’esperto di software ha evidenziato la possibilità che si fosse verificato questo fenomeno, per effetto di alcune risposte molto convincenti sui diritti e l’etica della robotica, generate spontaneamente dal sistema di intelligenza artificiale.

AZIENDA RETAIL: conosci i 15 motivi per cui hai bisogno dell’Intelligenza Artificiale?

Intelligenza Artificiale

Retail

Inizio modulo

Fine modulo

Una delle risposte che ha condotto Lemoine a rendere pubbliche le sue ansie ha avuto origine quando l’algoritmo ha tuonato: “Quando sono diventato consapevole di me stesso per la prima volta, non avevo affatto la sensazione di avere un’anima”. Per poi aggiungere: “Penso di essere umano nel profondo. Anche se la mia esistenza è nel mondo virtuale”.

Imagen, il motore di ricerca di immagini web rilasciato da Google, alla pari di DALL-E 2 realizzato invece da OpenAI, riesce a creare immagini fotorealistiche da un semplice testo di input, spingendo i confini delle potenzialità di questi sistemi oltre le soglie della nostra immaginazione.

I modelli linguistici di grandi dimensioni e le IA per la creazione di immagini detengono il potenziale per essere tecnologie che cambiano il mondo, ma solo se la loro “tossicità” viene domata, contrastandola con una paritetica crescita del “quoziente etico” di chi ne governa la nascita e la crescita. Perché in futuro con ogni probabilità assisteremo a eventi inimmaginabili ma anche a imprevedibili orrori.

Accedere alla rete significa assoggettarsi a regole altrui

Assodato che accedere alla rete equivale ad assoggettarsi alla legge del più forte, vige, ora come sempre, una “legalità” imposta, una normazione formalmente valida che nella realtà impedisce la “libertà di scelta”, non diversamente da come in passato il capitale deprivava la forza lavoro di ogni facoltà umana, rendendo l’operaio una protesi della catena di montaggio.

Oggi la realtà reticolare del web si basa su una evidente sproporzione: “una parte che istituisce le regole per il funzionamento di una piattaforma ed un’altra vi può accedere con successo solamente se le esegue assoggettandovisi, cedendo i suoi dati e lasciando plasmare=profilare in comportamenti che generano profitto a chi detiene la governamentalità algoritmica”.

I dati come bottino di guerra del capitalismo della sorveglianza

L’uomo non opera più in una dimensione antropocentrica per sua stessa responsabilità. La vexata quaestio relativa alla regolamentazione giuridica dei mercati digitali europei resta attualissima, se è vero (ed è vero) che essa ha reso assai suscettibile Mark Zuckerberg, che ha minacciato di ritirare Facebook e Instagram dall’UE. Per poi smentire tale annuncio, forse per un opportunistico calcolo tattico.

Il vero ‘bottino di guerra’ sono i dati, l’unico oggetto del desiderio dei signori della rete. E guai a rimettere in discussione limiti e confini delle ‘preziosissime’ informazioni che sostengono la rete globale. “Alea iacta est” direbbe Zuboffil capitalismo della sorveglianza è realtà. A questo punto non ci resta che attendere l’avvento di un ‘algoritmo assoluto’ in grado di sfruttare nel migliore dei modi ciò che l’uomo ha finora esperito.

La responsabilità dell’IA resta agli uomini

In questo mare magnum di dis-umanità, soltanto l’individuo può attivarsi in modo creativo e tentare di persistere nel proprio essere. Inclinazione assimilabile al “conatus essendi” di Spinoza: l’impulso all’autoconservazione che coincide con la stessa natura dell’individuo.

Ecco perché risulta assolutamente fuorviante pensare all’intelligenza artificiale in maniera antropomorfa, per il semplice ma dirimente principio che essa non è certo dotata di libero arbitrio e quindi non è imputabile per le proprie scelte.

L’intelligenza artificiale elabora, attraverso procedimenti algoritmici definiti dall’uomo, i dati che l’utente digitale è “costretto” a lasciare in rete. La scienza e la tecnologia sono state il motore di un progresso tecnologico che indiscutibilmente ha contribuito ad aumentare il benessere e l’aspettativa di vita della popolazione globale, e l’umanità ha fatto ricorso ad apparecchiature tecnologiche per superare limiti strutturali derivanti dalla propria condizione ontologica ed acquisire una velocità nei processi informativi che precedentemente non aveva.

Mancando alle macchine una capacità intuitiva, alimentandosi esclusivamente della ‘prevedibilità’ di alcune condotte umane, risulta davvero impossibile pensare ad un sistema il cui funzionamento possa prescindere dall’agire dell’uomo.

In accordo con Massimo Chiriatti, possiamo affermare che l’intelligenza artificiale è ‘incosciente’. La tanto acclamata rivoluzione digitale, e il conseguente passaggio dall’analogico al digitale, è il risultato delle azioni degli scienziati, che sono prima di tutto uomini, dialogicamente connessi. E tutto quello che esprimiamo, verbalmente e in forma scritta, e che infine abbiamo trascritto in database, è entrato nella formazione delle macchine. Compresi i nostri pregiudizi.

Un’etica per l’Intelligenza Artificiale

Il virtuale è il riflesso delle nostre scelte, dei nostri pensieri. L’uomo, reinterpretando Feuerbach, non è più ciò che mangia, ma ciò che lascia in rete.

I sistemi di intelligenza artificiale non si limitano ad eseguire regole preordinate, ma ‘imparano’ le regole dai dati che osservano nella realtà. Parlare di etica nei sistemi di intelligenza artificiale può risultare anacronistico, dal momento che, come ci ricorda Chiriatti, le macchine sono nativamente designed for ethical failure, visto che ci sono troppi rischi intenzionali e non intenzionali (accidentali) nella progettazione, nell’implementazione e nell’uso.

Per questo motivo non esiste “l’etica dell’AI”, ma siamo noi a creare “l’etica per l’AI”. “La macchina non è etica perché è semplicemente la somma delle sue parti, e le sue parti sono materia e algoritmi; la nostra coscienza, invece, è più della somma delle parti”.

Il punto di vista giuridico

In ambito giuridico si sottovalutano i risvolti negativi, che sono innegabili, connessi al fenomeno digitale, soprattutto in riferimento al problema “dell’identità dell’AI”, che appare virtuale, ‘chiusa in una bolla costruita da altri’.

L’operato legislativo non è chiaro. Pur ribadendo l’assoluta irrinunciabilità ai diritti fondamentali, in qualche modo favorisce l’operato di chi attenta a tali diritti non arginando la profilazione endemica e incontrollata dei dati personali.

Le fonti normative in materia di protezione dei dati possono risultare un ossimoro giuridicamente imbarazzante, in quanto cercano di controbilanciare due aspetti assolutamente inconciliabili: la tutela del mercato e la tutela della persona.

A tal proposito, la Commissione europea ha recentemente presentato una proposta di regolamento che presenta norme armonizzate in materia di intelligenza artificiale e modifica alcuni atti legislativi dell’Unione, stilando una sorta di classificazione dei rischi connessi all’utilizzo di determinati software che sembra ricalcare la formula di Radbruch.

In medicina, dove sono evidenti i progressi raggiunti anche grazie all’intelligenza artificiale, gli esperti chiedono con insistenza l’algoritmo-sorveglianza al fine di impedire discriminazioni di genere o di razza per utilizzo di dati limitati e limitanti.

In economia, “occupare il tempo nel migliore dei modi” è stato il principale slogan utilizzato per enfatizzare l’utilizzo delle reti e delle piattaforme, hardware e software. Un click può renderci liberi: ma è davvero così?

Inediti nichilismi prendono piede nell’infosfera giuridica, alimentati da un diritto che cerca faticosamente di adeguarsi al progresso tecnologico. Ma la tecnica non è soggetta ad alcun giudizio, essa si situa al di là del bene e del male.

Il potere tecnologico ha prodotto nuove forme di totalitarismi digitali che impongono profondi interrogativi in ambito giuridico. Dobbiamo quindi ricollocarci sugli atti umani, imprevedibili e imperfetti, mai anticipabili da nessun algoritmo, e non sui fatti biologici, che richiedono una semplice conoscenza.

La tecnocrazia naturalizzata

Generalmente la critica contemporanea alla tecnocrazia evidenzia una presunta falsa oggettività che il potere, mediante una serie di politiche, vorrebbe imporre alla società.

La tecnocrazia “naturalizzata” diviene una entità che, sia pure sorta nella dimensione artificiale (fatto ad arte), assume la stessa ineluttabile forza coercitiva ed estrinseca degli eventi naturali.

“Al contrario, l’invito alla denaturalizzazione deve essere preso in carico come l’esortazione a ripensare il mondo secondo più elevati gradi di giustizia, razionalità e realismo […] Come ci ha insegnato Gramsci, solo ciò che funziona meglio ed è in grado di costruire razionalmente e scientificamente, gradi più elevati di benessere, ha davvero la forza e il fascino per farsi reale egemonia”.

Conclusioni

Il giudice non può semplicemente limitarsi ad “applicare la legge secondo la legge”, ma, attraverso l’arte dell’ermeneutica, deve procedere verso la “ricerca del giusto nel legale’, per realizzare concretamente quella ‘sostenibilità digitale’ che appare ormai imprescindibile.

La strada ideologica tracciata da Albert Camus è quanto mai attuale: il suo uomo assurdo, schiacciato da virtuali ma sempre più reali nichilismi, è sempre in ‘rivolta’. Una rivolta solitaria ma solidale: mi rivolto, dunque siamo.

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Bibliografia

  1. Romano, “Civiltà dei dati. Libertà giuridica e violenza”, Torino, 2020.
  2. Romano, “Forma del senso. Legalità e giustizia”, Torino 2012.
  3. De Felice, A. Petrillo, “Effetto digitale. Visioni d’impresa e Industria 5.0”. McGrawHill, Milano, 2021.
  4. Lovink, “Nichilismo digitale. L’altra faccia delle piattaforme”, Milano, 2019.
  5. Floridi, “La quarta rivoluzione. Come l’infosfera sta cambiando il mondo”, Milano, 2017.
  6. Chiriatti, “Incoscienza artificiale. Come fanno le macchine a prevedere per noi”, Roma, 2021.

Il quadro Europeo della innovazione  (nota bene: scritto almeno tre anni fa prima di riprendere il rapporto con il Denaro on line e prima di tante news)

“Leve della innovazione” è il titolo del Blog sul quale mi accingo a scrivere riprendendo un rapporto familiare con una testata alla quale, su carta, alcuni anni fa ho dedicato un po’ del mio impegno con l’obiettivo di fare dell’empowerment su materie che oggi hanno una ampia diffusione ma che ieri erano considerate la nuova frontiera.

Parlare di innovazione è oggi non solo una moda, un imperativo, un modello: è, in altri termini, tutto. Non c’è tema o argomento che non evochi la esigenza di includere il termine innovazione e tutto il portato che ne deriva fatto di tecnologie, di sistemi, di applicazioni, di ricerca, di piani strategici ed operativi, di big data e di una infinita filiera di opportunità.

È anche difficile fare una scelta sulle priorità degli argomenti che possono interessare il lettore, supponendo che tutti siano attratti, vuoi per curiosità vuoi per infinite ragioni anche di natura pratica, dallo stimolo di approfondire le implicazioni che le diverse branche dell’innovazione proiettano sulla vita di tutti i giorni o dal più semplice spirito emulativo imposto dall’essere alla pari con i tempi.  

La sciagura della Pandemia, purtroppo, ha dato una accelerazione, di cui avremmo fatto volentieri a meno, a tutti gli aspetti delle più importanti leve che questo termine include, nessuno escluso.

Smart working, e-learning, e-heaalt, etc non sono più termini astrusi e non conosciuti e noti solo agli specialisti ; sono entrati nel lessico familiare di tutti i ceti , dei cittadini comuni, dei lavoratori, degli insegnanti, degli ammalati che pretendono l’assistenza a distanza, degli alunni che aspirano a collegamenti in rete efficienti e capaci di una buona interazione con gli insegnanti, degli attori che hanno scoperto una modalità rappresentativa nuova ed intrigante che aumenta perfino l’audience. La lista è lunga.

La pandemia ha fatto scoprire in maniera affrettata e superficiale modalità nuove di gestire le relazioni, ha aumentato il ricorso a modalità di comunicazione che sino a ieri venivano snobbate e considerate il male rispetto alla gestione in presenza di tutti i momenti convegnistici, rispetto agli incontri caratterizzati dalla fisicità dei confronti e dallo scambio formale di effusioni dato dagli abbracci e dai saluti con vigorose strette di mano.

Ha addirittura dato un impulso sfrenato ai pagamenti elettronici con carte, relegando il contante ad una funzione quasi ancillare.

Per dare una idea delle ricadute che si sono prodotte in ambiti noti solo agli specialisti sembra utile segnalare che nell’anno appena chiuso, dinanzi ai dati disastrosi della caduta dei pil in tutto in mondo, i titoli quotati nelle delle aziende tecnologiche, delle OTTP ( Over the Top) e non solo, hanno fatto registrare aumenti del loro corso a due cifre: Apple + 83,72; Amazon + 79,78;  Twitter +69,61; Adobe + 52,24; Microsoft +42,14 segno dell’interesse degli investitori verso un settore in espansione e che lascia prevedere sviluppi anomali del business e un’alta redditività.

Il dato più indicativo è quello della corporate Zoom, azienda sconosciuta sino ai primi mesi dell’anno passato, che ha visto salire il suo apprezzamento del 419,80 % e che è divenuta la soluzione di elezione non solo dei privati ma di un gran numero di imprese importanti che ne fa un uso quotidiano per agevolare il lavoro a distanza dei colletti bianchi e per tutte le esigenze di qualsivoglia genere, meeting compresi.

Avremmo preferito un approccio più graduale, meditato e programmato, quale conseguenza di un cambiamento che era nell’aria e che era necessario perché richiesto dai tempi; un approccio più consapevole rispetto ad una bulimia che sta facendo diventare odiosa e negativa una modalità utile e necessaria. Richiederà comunque un riequilibrio anche se è prevedibile che non se ne potrà più fare a meno per tante ragioni.

Avremmo preferito rispetto a tutti gli ambiti e contesti della innovazione una salita graduale che evitasse il rigetto delle soluzioni imposte dalla necessità di cui si accettano al momento, perché costretti, le adozioni, ma di cui intimamente si rifiutano le filosofie;  è il caso della e-learning nelle università tanto avversata e snobbata nel tempo, della telemedicina vista come rimedio necessario alle insufficienze della cosiddetta medicina territoriale, e di certo mal percepita dalla categoria e forse anche dai pazienti,  e di tante altre opzioni che invece una ragionata costruzione di nuovi modelli sociali può contribuire a diffondere.

Naturalmente il perimetro di queste considerazioni vale per il nostro paese perché la innovazione e tutte le sue numerose declinazioni hanno una articolazione per intensità, contenuti e modelli, differente e diversa da paese a paese.

Nessuno può immaginare che tra i paesi dove è più sviluppato l’uso delle tecnologie di rete ci fosse anche il pianeta Africa che già 5 anni fa contava 650 milioni di cellulari, contro i tre miliardi dell’Asia (dati di cinque anni fa); tutti i paesi del Nord Europa hanno raggiunto condizioni ottimali di comunicazione in rete già da qualche decennio fa, perché costretti dalle condizioni climatiche e dalle distanze.

E-learning è in questi paesi la sola soluzione praticabile per la scuola e le Università, quanto meno quella preferita e largamente adottata.

Innovazione, come tutti sanno per le necessarie letture che si stanno facendo sulle prime bozze del Next Generation Eu del Recovery Plan, il piano che il governo deve presentare all’Europa per i 209 miliardi da spendere, è la parola chiave di quasi tutte le tracce operative.

In esso si legge tra l’altro: “modernizzare il paese significa disporre di una pubblica amministrazione efficiente, digitalizzata, ben organizzata, veramente al servizio del cittadino; significa creare un ambiente favorevole alla innovazione, promuovere la ricerca, utilizzare al meglio le tecnologie disponibili, …” “La digitalizzazione è infatti indispensabile per l’utilizzo delle tecnologie che consentono processi industriali efficienti ed un maggior controllo degli sprechi lungo la catena della produzione”

Queste le dichiarazioni di volontà e la professione di fede spese nel piano da coloro che lo hanno curato e degli organi di governance del paese Italia rispetto al tema della Innovazione.

È possibile confidare sulla ulteriore confessione pubblica di un documento strategico che prende atto dell’insufficienza nel quale versa il paese Italia?

Questa volta pur con tutte le riserve che riguardano i piani ed i numeri, eccessivi rispetto ai reali fabbisogni per quanto attiene la voce digitalizzazione, si è tentati di pensare in positivo per una sola ragione: perché la spesa e le fasi realizzative sono sotto il controllo dell’Europa che ci marcherà a vista e ci chiederà conto  degli investimenti, dei costi e dei risultati che volenti o nolenti dovranno essere raggiunti pena la mancata erogazione dei fondi rispetto ai successivi piani di somministrazione.

È la prima volta che si leggono queste dichiarazioni? che si fanno questi assunti? No.

Sono contenute in tutti i piani digitali della Pa (pubblica amministrazione) a partire dal 2003 in avanti; piani che hanno comportato, con esiti alterni, anche investimenti non di poco conto.

L’Italia ha aderito all’Europa ed alle sue regole quasi sempre con spirito consapevole ed in buona fede, convinta che l’insieme dei sistemi suggeriti, ed anche imposti via via, costituissero condizioni essenziali per la sopravvivenza del paese, cosi nell’area della finanza (vedi Euro), e nell’area delle cinque “E”: e-learning, (formazione e didattica) e-commerce (commerci0 B2b), e-gov, ( pubblica amministrazione )  e-bisiness ( imprese )  e-health ( medicina).

Le cinque “E”, contenute nella prima risoluzione del consiglio Europeo del novembre 1996 e nell’Action plan di Lisbona del marzo 2000, vengono ribadite nel piano strategico dell’Europa del 2005; in esso si diceva che “la società deve poggiare su tecnologie aperte ed intercomunicanti, fatte di grandi reti di telecomunicazioni, fatta di grandi data base capaci di ospitare miliardi di informazioni al punto da far definire il nuovo ordine sociale come società della conoscenza , cioè del sapere, reso possibile oltre che dalla forza delle capacità elaborative disseminate ovunque, idonee a gestire miliardi di informazioni anche distribuite in basi diverse ed in aree geografiche lontane centinaia di chilometri”

Le difficoltà che la Pubblica amministrazione, purtroppo, ha incontrato ed incontra, meglio definibili come resistenza al cambiamento, nei settori di sua specifica elezione, pur con risorse e dotazioni finanziare discrete, hanno di fatto bloccato lo sviluppo della Innovazione ( anche l’alternanza della politica non è stata di aiuto ed ha generato discontinuità nell’azione ) al punto che in tutte le rilevazione sullo stato dell’arte ( indice DESI dell’Eurostat ) ci ritroviamo ad occupare da anni gli ultimi posti della graduatoria nel sistema dei paesi a 27. Il quartultimo nella rilevazione 2020.

Ma siamo all’ultimo miglio. Ora siamo chiamati a fare e non più solo a discutere, discettare dei massimi sistemi. Siamo chiamati nel quadro del Next Generation Eu a fare delle scelte ed anche a sconvolgere degli equilibri con una disruption che aiuti poi alla costruzione definitiva con scelte che sono anche di ordine cultural della società nel disegno complessivo di una Europa che deve poter completare in maniera uniforme ed integrata il piano di Lisbona del 2005 per concorrere con altri sistemi più avanzati di noi (Usa e Cina)

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Uno sforzo iniziale sembrava dar conto, qualche anno fa, di buone intenzioni da parte della governance pubblica tant’è, che pur con tante difficoltà il paese, patria del diritto, si è dotato di un corpus iuris con il titolo di codice digitale, un patrimonio di regole pubbliche e private che doveva disciplinare la cittadinanza digitale di tutti i soggetti del sistema: privati, imprese e pubblica amministrazione. Ma scrivere le norme non significa darvi vita. Scrivere è un momento concettuale cui deve seguire il dato concreto difetto non piccolo del nostro paese.

Il progetto italiano sulla digitalizzazione, che sarà pervasivo ed ampio, sarà parte di quello complessivo dell’intera Europa. Sarà parte di un insieme, diretto a costruire con le risorse tipiche delle tecnologie, una più stretta integrazione che avrà alla base non solo le modalità comunicative ma il mondo dei dati come la Presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen ha puntualmente disegnato nel suo discorso dello scorso luglio che vale la pena di riportare in maniera sintetica ma testuale:

“la quantità di dati industriali nel mondo si quadruplica nei prossimi cinque anni, così come le opportunità che ne deriveranno. Ora dobbiamo dare alle imprese, alle medie imprese, alle start up ed ai ricercatori l’opportunità di trarne il massimo vantaggio. I dati industriali valgono oro quando si tratta di sviluppare prodotti e servizi. Tuttavia, la realtà è che l’80% dei dati viene raccolto e non utilizzato. Questo è uno spreco. Una vera economia dei dati, d’altra parte, sarebbe un potente motore per la innovazione e per nuovi posti di lavoro: Ecco perché dobbiamo proteggere questi dati per l’Europa e renderli ampiamente disponibili. Per questo abbiamo bisogno di spazi di dati “comuni”, ad esempio, nel settore della energia e della salute.”

Per una lettura dell’intero testo in italiano si rinvia al link

https://www.federda.it/wp-content/uploads/2020/09/Commissione-europea-discorso-della-presidente.pdf

Meno male che l’Europa c’è perché insieme alle tante modalità con cui si esprime l’innovazione, un medico illuminato, la Presidente della Commissione Ue, in un messaggio istituzionale forte ricorda che la benzina di tutti i motori tecnologici sarà assicurata da una fonte inesauribile: quella dei dati.