Un pezzo sul ruolo delle banche nelle dinamiche della economia criminale

Ho pensato che il Blog possa rappresentare  il repository dei miei tanti impegni per i quali ho scritto per esigenze particolari. Quindi apposto un pezzo del 2014 , pubblicato su un libro che è ad uso universitario. E’, a mio avviso, interessante perchè fa giustizia di tanti luoghi comuni sulle banche cosi come prova a far capire l’orientamento della politica in materia fiscale che ha sempre richiamato, come spesso ha fatto anche parte della magistratura , le manchevolezze sul sistema bancario a giustificazione dei ritardi sulla incisività vuoi dei risultati in tema di antiriciclaggio vuoi dei risultati in tema di evasione fiscale. Vorrei solo ricordare che l’ABI  nel periodo caldo pubblicava un libro, tosto, un tomo molto articolato dal titolo: le banche ausiliarie  di giustizia.

CapitoloQuinto
Banche, istituzioni finanziarie e sviluppo delle imprese criminali

 

5.1 – Premessa

Le attività e le imprese malavitose hanno fatto registrare nel ventennio uno sviluppo costante; il dato più allarmante è, però, costituito dalla crescita continua dell’economia sommersa (sommerso economico in cui è da comprendere il sommerso criminale) valutata in 410 miliardi di € pari 27%[1] del nostro PIL (con un’evasione fiscale stimata di 180 miliardi di €)[2]. Il che induce a una riflessione sui modi e sull’efficacia nel tempo circa la tenuta del sistema delle banche e delle istituzioni finanziarie rispetto agli obblighi nuovi derivanti dalla legge 197 del 1991 e successive modificazioni (la 231 del 2007): legge antiriciclaggio[3]. Obblighi nuovi, che si aggiungono a quelli preesistenti già inquadrati dalla pubblicistica quali funzioni ausiliarie delle pubbliche autorità al punto da far definire le banche, da parte dell’ABI, “ausiliarie di giustizia” (La banca ausiliaria di giustizia, 1997). Dal 1991 l’intero sistema diviene destinatario di un munus pubblico aggiunto, diviene portatore di una delicata funzione socio/economica costituita dalla partecipazione attiva al contrasto verso il crimine finanziario che va sotto il nome di riciclaggio; modalità quest’ultima con la quale il denaro, frutto di attività illegali, viene ripulito attraverso il sistema finanziario e reimmesso nel circuito dell’economia legale attraverso i canali delle aziende bancarie. La partecipazione delle banche e del sistema finanziario alla lotta verso la criminalità organizzata e la collaborazione attiva sono state dal quel momento considerate una risorsa fondamentale[4] tra tutte quelle disponibili finalizzate al contenimento dell’economia criminale e auspicabilmente alla sua eradicazione. I dati che ne segnano l’entità nel mondo, in Europa e in Italia, rappresentano una grave minaccia per i mercati e l’economia (UNDOC, report 11/2011). L’intreccio tra economia legale e illegale, tra finanza e malaffare, quale patologia del sistema, viene sovente considerato un male inevitabile delle società complesse. Accettando questa visione in parte cinica in parte rassegnata si dimostra di non avere abbastanza fiducia sul fatto che questa malattia socio-economica può essere significativamente ridimensionata sol che se ne voglia veramente la sua fine.

«Vero è, invece, che essa vive e prospera solo in conseguenza di imperfezioni nella costruzione, tempo per tempo, dei meccanismi di presidio, di imperfezioni risalenti a cause storiche, congiunturali, di cultura, di assetto organizzativo dipendente dall’insufficienza delle risorse a disposizione della società e dalla priorità che si assegnano. Essa è anche funzione della scelta operata dal malavitoso se compiere o non compiere il crimine, scelta razionale basata su un confronto costo benefici dato dall’impunità e dall’entità della sanzione rispetto al ricavo dei guadagni illeciti.» (Donato e Masciandaro, 2005)

Approfondire le modalità con le quali può manifestarsi l’intreccio/relazione colpevole o inconsapevole del sistema finanziario con le aziende e le attività malavitose che indeboliscono la tenuta degli assetti sociali e del sistema economico generale appare doveroso e utile.

Lo studio, però, non può prescindere dall’analizzare la reale efficacia nel tempo del quadro legislativo dipendente anche dal suo rapporto con altri sistemi di prevenzione e di repressione oltre che con le note carenze sistemiche: una per tutte quella della disciplina per lotta all’evasione portatrice di un inspiegabile ritardo[5] e la mancata adozione nel sistema penale del reato di autoriciclaggio[6]. La lotta all’evasione, specie in Italia, è tema strettamente connesso all’altro dell’economia criminale a cui appare contiguo e spesso strumentale (CRIM, Tavares, 2012 e Audizione pres. Corte dei Conti, 2013 Montecitorio). Purtuttavia non si può escludere che l’intreccio possa essere conseguenza di infedeltà colpevoli (occasionali e non sistemiche) di agenti singoli o frutto di inadeguatezze di singoli sportelli, di banche e/o agglomerati dipendenti anche dalla complessità organizzativa e della gestione dell’intera materia. La legge 197 (ora 231/07) infatti, da sempre rivolta all’intero mondo delle banche e della finanza, ha riguardato indistintamente modelli operativi d’impresa largamente diversificati per dimensione, per territorio e per contenuti gestionali. La risposta alle istanze regolamentari non poteva perciò essere di eguale entità, qualità ed efficacia. Da tanto non può dedursi, come spesso si fa e si scrive, la considerazione di un sistema che tende a favorire l’economia criminale per ragioni di conto economico e di mercato benché appaia evidente che l’economia criminale abbia trovato soluzioni e modalità delle quali servirsi negli anni, avvalendosi proprio delle istituzioni finanziarie; grazie ad esse sono cresciute le risorse illegali mantenute in un sistema occulto e non palese. Il raggiro nella gran parte dei casi è avvenuto nei punti di maggiore debolezza coincidenti con aree territoriali deboli o con insufficienze organizzative e strutturali, ove più agevole è apparsa l’opera dei dipendenti e dei colletti bianchi dell’area grigia nel supporto alle attività senza la quale probabilmente l’emersione delle illeceità sarebbe più agevole.

5.2 – Banche, sistema finanziario ed evoluzioni del quadro strutturale e regolamentare negli anni dal 1990 a oggi

Nel periodo sotto esame il sistema bancario e quello finanziario hanno vissuto ventitré anni terribili. Dopo una fase sonnecchiante, durata cinquantaquattro anni dal 1936 sino al 1990, in vista dell’apertura verso l’Europa il sistema è costretto ad abbandonare regole consolidate e collaudate ad abbracciare nuove visioni orientate all’imprenditorialità, al conto economico e agli affari, al mercato e alle nuove opportunità derivanti dalla finanza: ordinaria e innovativa. La legge Amato induce, attraverso stimoli di natura fiscale, tutte le entità sino allora presenti a trasformarsi in Spa. Nel 1994 entra in vigore il nuovo Testo Unico bancario, il TUB emanato dalla Banca d’Italia nel 1993, un corpus iuris assolutamente innovativo, seguito a breve distanza nel 1998 dal TUF, il testo unico della Finanza. Di entrambi i Testi unici le banche divengono, di fatto, destinatarie assolute. La finanza diventa una nuova e importante modalità operativa dell’impresa bancaria. Nel 2005 la legge per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari completa il quadro delle fonti primarie lasciando alla Banca d’Italia la cura del quadro normativo e regolamentare della Vigilanza prudenziale. In questo complesso articolato di regole è presente sin dal 1991, con le sue specificità, anche la legge Antiriciclaggio che avrà evoluzioni continue stimolate dalle Direttive Comunitarie e dalle indicazioni del GAFI.[7] In uno alle trasformazioni della natura giuridica (privatizzazioni) si mette anche in moto un processo di aggregazioni e di concentrazioni che rivolta gli assetti modificando l’intera toponomastica e tutta la filiera: 17 concentrazioni nel 1991, 33 nel 1992, 16 nel 1993, 36 nel 1995 e 33 nel 1996 per un numero complessivo di 166 sino a quell’anno e di 300 sino al 2008. Le quote di mercato per le prime cinque banche passano dal 36% del 1995 al 50% del 2008. Il numero delle banche passa a quella data da ex 935 a 806 e quello dei gruppi da 87 a 82. Traumi organizzativi profondi e ampi sconvolgono via via sia assetti interni e di mercato anche d’intere aree geografiche. Le diverse responsabilità, poi, facenti capo ad aziende con governance autonome e la differenza nei sistemi si sono presentate con una altrettanto diversa capacità di tenuta rispetto all’intero quadro regolamentare di Vigilanza (TUB e TUF) in cui è da considerare anche la normativa antiriciclaggio. Infine il passaggio alla moneta unica, l’evoluzione dei sistemi di pagamento al retail e all’ingrosso, la cosiddetta nuova banca elettronica[8], e il processo d’internazionalizzazione imposto dall’Europa Unita di nostre aziende andate in Europa e di aziende dell’Europa venute a operare in Italia, dicono quanto divenisse complesso e competitivo il sistema delle banche, non solo all’interno dello scenario nazionale Italia quanto e soprattutto nello scenario europeo. Da ultimo l’emergere della finanza innovativa, come area sempre crescente negli assets e nel conto economico delle banche, rende più evidente il contesto di settore nel quale occorreva e occorre assicurare la tenuta della normativa dell’antiriciclaggio fondata su impegni operativi, adempimenti ma anche su collaborazioni attive, e fa anche capire ex adverso quanti canali e opportunità si siano presentate per le operazioni di pulizia dei profitti illeciti e con quanti strumenti, nel primo decennio (sino al 2005/2006) della legislazione, è stata gestita la intera problematica. Quanto, poi, questo quadro evolutivo abbia concorso a una presa d’atto reale e consapevole del nuovo munus pubblico per la lotta alla criminalità organizzata lo si desume dal numero delle operazioni sospette segnalate nel periodo in questione nonostante investimenti in strutture, risorse e attività di formazione facessero pensare a iniziative più concludenti. Ben altre forse e forse persino più prioritarie apparivano le esigenze di compliance verso il quadro normativo generale orientato al riassetto di impresa rispetto al mercato nazionale ed alla nuova realtà dell’unione monetaria.

Tabella 5-A: Numero di segnalazioni per operazioni sospette, in valore assoluto, pervenute all’UIF nel periodo 1997-2011. Fonte: UIF

5.3 – Gli strumenti e l’evoluzione normativa

L’excursus sulla evoluzione strutturale e regolamentare del sistema bancario ha individuato solo le ragioni ambientali e di contesto che spiegano la modestia dei contributi rispetto alla mission pubblica di contrasto segnata nella legge del 1991. Qualcosa occorre dire anche sugli strumenti e su alcuni pezzi della normativa. La qualità delle soluzioni informatiche organizzative apprestata per assecondare gli indirizzi del legislatore della 197, per quanto ritenuta all’avanguardia dai paesi europei, non è apparsa da subito e sempre all’altezza delle esigenze conclamate. La normativa nasce nel 1991, a ridosso delle grandi trasformazioni, in un momento di inadeguatezza e in una fase di insufficienza organizzativa e culturale, in un contesto inidoneo per guardare con una nuova ottica i fenomeni bancari dal punto di vista della natura sottesa delle transazioni oltre che della qualità non percepita del cliente. In precedenza non c’era ragione per esserne attenti. Le banche collaboravano con la giustizia su altri piani e con altre modalità. Le procedure bancarie[9] dell’epoca, tutte di profilo gestionale e amministrativo peraltro sprovviste di un dato critico fondamentale costituito dal codice fiscale (vedi la nota 5), poco orientate al trattamento dei dati e delle sue qualificazioni, non sono state da subito integrate con la struttura organizzativa e informatica imposta dal nuovo compito pubblico oltre che con i profili conoscitivi e formativi del personale e del quadro dirigente. L’AUI (Archivio unico informatico), previsto in punto tecnico un anno dopo dal D.lgs. del 1992, nodo essenziale per la gestione del fenomeno perché collettore delle transazioni di importo superiore ai 20 milioni (valore del 1992) transitate sui conti, è stato, quasi sempre, per le tutte le banche e sino ai primi anni del nuovo millennio, una applicazione informatica stand alone, alimentata con pesanti attività di back office, mai collegata in real-time con il complesso dei dati bancari ordinari e non dell’area finanza, crediti, mercati, sistemi di pagamento e giammai fruibile on line nel primo periodo sotto esame. Un’applicazione più rivolta allo sportello che portata a interagire con i database delle aree sensibili del credito, della finanza, della finanza innovativa laddove, insieme all’operatività transazionale, si generano informazioni qualitative e critiche sui profili dei clienti. Oggi, in quasi in tutte le banche, quello stesso archivio rileva in tempo reale le operazioni di importo superiore a 15.000 € (art. 15 legge 231 del 2007) passate sui conti o fuori dai conti dei clienti e interagisce con il mondo applicativo. Lo spettro delle operazioni censite è quello indicato nell’elenco contenente le 102 causali delle singole operazioni (aggiornato con tutte le operazioni del mondo della finanza)[10]. L’Archivio unico informatico (disegnato con tutte le informazioni, parametri e attributi definiti dall’UIC) ha richiesto il sostenimento di costi non lievi, di costi ricorrenti perché sollecitati dalle revisioni normative, dagli adeguamenti non solo di contenuto ma anche di processo e di rapporto con le strutture aziendali deputate alla gestione della materia nella fase di acquisizione delle informazioni prescritte (arricchitesi via via), di controllo successivo e di invio, ieri all’UIC (Ufficio Italiano dei Cambi), oggi all’UIF (Unità di indagine finanziaria ). E’ divenuto il serbatoio cui ha attinto e tuttora attinge la procedura informatica interbancaria Gianos[11], altro sistema nato nel 1993 con l’obiettivo di contribuire all’applicazione della normativa, fatto oggetto di ampi sviluppi, con il quale si è provato a individuare gli indici di anomalia, in modo da risalire alle operazioni di natura sospetta sulla base delle relazioni qualitative indicate dal Decalogo della Banca d’Italia del 1994 (vedi primi documenti del Gafi). Con Gianos oggi si generano anche i profili di rischio del cliente che, in sede di attivazione del rapporto e durante il suo corso, è invitato a fornire informazioni qualitative della sua posizione[12]. I ritardi nell’apprestamento di soluzioni tecniche e tecnologiche ottimali rispetto al pressante impegno di controllo su un’enorme massa di dati e «il ritardo nell’acquisizione di una nuova cultura della legalità come valore di mercato» (Masciandaro, 1999), che profitta all’economia in generale e poi di riflesso anche alle banche, hanno limitato il contributo del sistema bancario nella lotta al crimine.

In presenza di insufficienze diffuse di diverso genere, l’intercettazione qualitativa (non quella quantitativa frutto delle registrazioni pedisseque – fatta di identificazioni e registrazioni) non ha dato risultati apprezzabili. L’operazione di laundering dei capitali sporchi trasformati in depositi bancari, obbligazioni, capitali di imprese, fondi di investimento e altro, sotto la titolarità di soggetti puliti ma carenti dal punto di vista della produzione lecita del reddito, ha potuto contare su molteplici opportunità date dalla configurazione stessa del sistema, fatto di molti canali e di tante soluzioni. Il risparmio, la raccolta, i fondi, le obbligazioni, la liquidità privata sono sempre cresciuti anche in tempi di crisi (ed anche dopo il 2008 anno di buio profondo).[13] Ciò può essere accaduto non solo con la clientela ordinaria, che poi a partire dal 2007 relativamente alle crescenti operazioni dell’area finanza sarà sottoposta ex lege (MIFID), nel suo solo interesse (non quello della banca) anche alla profilatura del rischio finanziario, ma anche con quella fruitrice di affidamenti nonostante questa diventi tale solo a valle di rigorose procedure selettive sul merito creditizio.[14] Le condizioni di agibilità sono state costruite quasi sempre con l’apporto dell’area grigia della società che si è prestata al bisogno e che in molti casi è divenuta funzionale all’intestazione di conti e rapporti sia dal lato passivo sia attivo. Scendendo nello specifico nel panorama delle più frequenti modalità di riciclaggio adottate dalle organizzazioni criminali, l’impiego del sistema bancario è avvenuto attraverso il ricorso a operazioni tradizionali, comportanti la titolarità di conti correnti, di depositi, titoli, di quote di fondi, operazioni a supporto della gestione: di attività commerciali ad alta redditività solitamente caratterizzate da numerose transazioni in contanti, quali alberghi, centri turistici, bar, ristoranti il cui giro di affari si riversa sulle banche; della costruzione e acquisto di immobili, settore che, da sempre, nel mirino della criminalità organizzata, privilegia le grandi ed eleganti strutture alberghiere e/o i villaggi turistici (di cui al precedente punto); di attività commerciali per le quali è già previsto un programma di fallimento e di bancarotta “pilotati”; di compensazioni internazionali attraverso cui viene, ad esempio, accreditata all’estero una somma a favore di un cittadino residente in Italia a fronte di identica procedura effettuata nel nostro paese a favore della controparte residente all’estero; della creazione di fondi occulti mediante emissione di fatture per operazioni inesistenti. Operazioni queste tutte idonee a dissimulare la titolarità, mediante tecniche di interposizioni personale, caratterizzate dall’impiego di prestanome (c.d. “teste di legno”), o di strutture societarie ovvero di gestioni fiduciarie; e idonee, altresì, a dissimularne la provenienza illecita (la c.d. “opera di certificazione”), mediante l’attribuzione di fittizie causali economiche o mediante l’intestazione di quote societarie, immobili, attività commerciali che alla banca si presentano in apparenza scortate dai profili di regolarità e legittimità. Profili illeciti che altre tipologie di approfondimenti non tipiche della banca, quali quelle offerte dalla centrale dei bilanci, registri pubblici, etc. se contemplate ex lege, farebbero emergere de plano: esempio mediante accesso alle banche dati della amministrazione giudiziaria, (con i profili di reità), dei contenziosi tributari e altre.[15]

5.4 – Considerazioni conclusive sul primo periodo

L’insufficiente significatività delle segnalazioni sospette[16] per numero e importo, oltre che per qualità, è stata la spia dei risultati poco lusinghieri dei primi quindici anni. Il dato di insufficienza e di insoddisfazione emerge anche dalla lettura di testi di settore pubblicati sul finire degli anni ‘90 «i risultati sono apparsi tanto più inefficaci e inefficienti se rapportati ai notevoli investimenti comunque fatti». Pur non essendo stato determinante ai fini della lotta al crimine il Sistema ha in ogni caso ispirato la sua operatività alle regole della prudenza insite nella regolamentazione propria di tutti gli intermediari e dei mercati finanziari di cui la normativa antiriciclaggio rappresenta una parte anche delicata.Legalità e normativa antiriciclaggio hanno rappresentato un valore tendenziale di riferimento come le relazioni dell‘Abi testimoniano e come emerge da quelle della Banca d’Italia e dell’Ufficio Italiano dei cambi, e dal 2008, da quelle dell’UIF e del Ministero del Tesoro al Parlamento, ministero diventato con la legge 231 del 2007 responsabile delle strategie e della politica sul tema.

Ma è del tutto evidente che i flussi finanziari criminali sono transitati nei primi quindici anni della normativa attraverso le banche, si sono anche fermati sulle stesse banche quando invece non siano passati per andare stabilmente verso paradisi fiscali.[17] Oberate da una enorme quantità di adempimenti (addotti anche a giustificazione), fatti nei primi anni con attività labour intensive e connotati dalla gestione di masse cartacee e dati non trattati con la logica della integrazione sistemica, le aziende di credito hanno lamentato di essere state chiamate a svolgere funzioni improprie di “collaboratori di giustizia”, sopportando costi non ristorati per finalità che, per quanto condivise, andavano prioritariamente messe in capo allo Stato. Non è stata la materia dell’antiriciclaggio a far assumere la qualifica “di ausiliaria di giustizia” ma tutto l’insieme di altri compiti affrontati con i mezzi disponibili al momento: a) indagini in materia penale; b) indagini in materia fiscale; c) curatele fallimentari; d) usura etc. Su tutto ha poi influito, come è ovvio e naturale, l’adeguatezza o inadeguatezza degli strumenti propria della struttura e della dimensione della banca e del suo modello organizzativo, considerato per definizione spinto e articolato a sufficienza almeno nelle prime 10 banche, ma via via più cagionevole e poco resistente al variare della grandezza dell’azienda. E lo è divenuto soprattutto in presenza di una contiguità con il territorio degli organi di governance, contiguità che talvolta indebolisce la decisione per ragioni di prudenza. Ciò è potuto accadere, talvolta, anche per talune banche di dimensione medio grande. [18]

5.5 – Il secondo periodo dal 2005/2006 ad oggi: evoluzione della normativa, innovazioni di processo e nuovi modelli organizzativi.

A cominciare dal 2001, anno d’introduzione dell’Euro, gli sviluppi applicativi informatici, tesi a soddisfare prioritariamente le esigenze segnaletiche di vigilanza e ad allineare le procedure bancarie ai sistemi di pagamento e all’Europa, generano come sottoprodotto, attraverso il completamento della base dati, patrimoni informativi colloquianti tra di loro (con database relazionali) con contenuti assolutamente inimmaginabili sino qualche anno prima; diverranno questi la «vera chiave di volta come si vedrà in seguito per avviare a soluzione un problema gigantesco.» (Ciampicali, Antiriciclaggio, p.59.)

               Le tecnologie disponibili, gli strumenti di Data Warehousing alleggeriscono il lavoro delle banche e di tutti gli organismi istituzionali incaricati in via generale del munus collettivo e chiamati dalla 231 a un rapporto sistematico di collaborazione e d’integrazione; prevarrà il ricorso a una metodologia non più costruita sulla quantità dei dati ma sulla loro qualità, concentrata sul cliente. La normativa asseconda le nuove opportunità offerte dal sistema bancario. Con il decreto legislativo 20 febbraio 2004, n.56, di recepimento della seconda direttiva antiriciclaggio (2001/97/CE), viene ampliato l’ambito soggettivo di applicazione della disciplina riunendo in un’unica cornice normativa tutti i destinatari degli obblighi antiriciclaggio (articolo 2 del citato decreto legislativo) con l’inclusione degli Istituti di moneta elettronica, delle SICAV, delle SGR e di altri intermediari; al di fuori del campo finanziario vengono inseriti i professionisti.[19] In nota tutto il complesso degli enti, con il relativo personale destinatario diretto ed indiretto della disciplina. Con il D.lgs. n.231 del 2007, invece, in attuazione della terza direttiva Ue 2005 che accoglie le raccomandazioni Gafi del 2003, si perfeziona il disegno legislativo con innovazioni sia di ordine strutturale sia sostanziale. All’art 2, in chiave amministrativa si ridefiniscono le azioni che danno vita al riciclaggio; all’art. 3 s’indica la natura della «collaborazione attiva» del sistema finanziario per l’adeguata verifica; poi si ridefiniscono i compiti di tutte le parti istituzionali, del Ministero delle finanze, dell’Unità di Informazione finanziaria presso Banca d’Italia, delle autorità di Vigilanza del settore, si attivano rapporti con le Forze di Polizia, la Dia e il Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza e i meccanismi inerenti agli scambi d’informazione. Si elencano tutti i destinatari degli obblighi, precipuamente gli intermediari finanziari, indicando infine le modalità dell’adeguata verifica basata sul principio della customer due diligence e del monitoraggio della relazione con un approccio basato sul rischio, fortemente innovativo, perché adeguato all’attività, alla controparte: per natura giuridica, attività svolta, comportamenti, tipologia delle operazioni e altre qualificazione delle stesse. Questi i punti salienti che si sommano a quelli di altre iniziative già attuate o in via di attuazione[20] pure scaturite da obblighi di legge (vedi nota 5), da modifiche introdotte dalla legge 30 dicembre 2004 n.311 in materia d’indagini bancarie (da eseguire solo in via telematica), dall’introduzione dell’obbligatorietà del codice fiscale previsto dalla stessa legge all’art.1 comma 332, (con decorrenza dall’1 gennaio 2006), e a seguire dalla Superanagrafe dell’art. 11 del decreto legge Monti del 6 dicembre 2011 n.201. Tutte finiranno per generare un sistema più efficace, più virtuoso fatto di dati, di relazioni sistemiche che si avvale soprattutto degli investimenti effettuati negli anni dalle banche per la gestione dei complessi adempimenti di Vigilanza, delle aree del credito, della finanza e del marketing. All’art. 41 viene disciplinata, infine, la materia delle operazioni sospette; di quelle che destano in ragione dell’entità, natura e altre circostanze il ragionevole dubbio di non appartenere alla categoria delle operazioni ordinarie o normali. L’obbligo segnaletico, come per il passato, ricade nel sistema sul responsabile della dipendenza, dell’ufficio, punto operativo o unità organizzativa «cui compete l’amministrazione e la gestione concreta dei rapporti (vedi in nota la caratterizzazione del personale bancario)» che deve segnalare al titolare o a un suo delegato le operazioni di cui al citato art. 41. A quest’ultimo compete la decisione se inviare la notizia all’UIF per i successivi approfondimenti. Il modello organizzativo della normativa ha introdotto elementi di novità capaci di sollevare le banche da una rilevante mole di lavoro non più legato alla pedissequa analisi di dati inconferenti e ad adempimenti amministrativi senza valore aggiunto, come, di fatto, è stato sino al 2007/2008. La nuova legge prevede che le ricerche vadano indirizzate sui dati qualitativi dei clienti (attraverso la customer due diligence) capaci di generare tutti gli incroci possibili sul profilo e sulla natura delle operazioni. Insomma una pre-analisi in sede di avvio della relazione, un’analisi successiva e un monitoraggio solo sulle operazioni meritevoli di approfondimenti sensibili sono i punti qualificanti della nuova disciplina assecondati da un sistema di controlli su più funzioni che Banca d’Italia richiede a tutte le aziende.  I requisiti organizzativi a cagione dell’importanza sostanziale verranno richiamati in specifici provvedimenti[21] poi inseriti nella normativa di Vigilanza, cioè in un quadro giuridico ad alta valenza preventiva e repressiva. [22] I risultati del cambiamento non si sono fatti attendere; si leggono ponendo a confronto i numeri che qualificano l’operatività delle banche in particolare a partire dal 2008 e sino a tutto il 2012. Nel comunicato ultimo dell’UIF sull’attività del 2012 si legge:

«Le segnalazioni di operazioni sospette complessivamente pervenute all’Unità di Informazione finanziaria sono state 67.000, ancora in forte crescita (+36,6%) rispetto all’anno precedente; circa 170 segnalazioni hanno riguardato sospetti casi di finanziamento al terrorismo. Oltre il 96% delle segnalazioni proviene da banche e intermediari finanziari […]. L’analisi delle segnalazioni, l’osservazione del sistema e le verifiche ispettive hanno consentito all’UIF di continuare nell’opera di elaborazione e di diffusione di schemi e modelli di comportamento anomalo: […] sono stati resi pubblici gli schemi relativi al contratto di factoring, alle frodi fiscali internazionali e a quelle nelle fatturazioni.[23] L’attività di ricerca e studio si è focalizzata sugli utilizzi potenzialmente anomali dei nuovi strumenti di moneta elettronica. […] La sempre più completa e accurata analisi dei flussi, delle segnalazioni e delle basi informative di nuova acquisizione (nelle quali si potrà a breve ricomprendere anche quelle dell’anagrafica tributaria), le verifiche mirate sul campo, l’intensa collaborazione con le autorità di vigilanza di settore, con gli Organi investigativi e giudiziari e con la rete internazionale delle Financial intelligence unit consentiranno all’Unità di svolgere con sempre maggior efficacia il proprio ruolo […].» (Comunicato UIF, 2012.)

Le relazioni annuali dell’UIF già a partire dal 2008 denotano elementi di positività del nuovo sistema ascrivibili non solo ai numeri ma anche a una più diffusa e reale percezione dell’antiriciclaggio come valore della legalità. L’ABI nella sua relazione 2012 scrive:

«la strategia condivisa a livello internazionale, comunitario e domestico per affrontare il riciclaggio ha determinato, quindi, una trasformazione del ruolo degli operatori bancari da potenziali strumenti di riciclaggio a parte integrante del sistema di contrasto imponendo una serie di obblighi di collaborazione attiva cui si sono nel tempo aggiunti obblighi che coinvolgono l’organizzazione della banca.

Si consideri al riguardo la costante opera di formazione che l’ABI svolge rispetto al settore bancario. Dal 2006 a fine ottobre 2012 sono state tenute 32 iniziative tra workshop/corsi/percorsi e Forum con un totale di 1.456 partecipanti; 270 iniziative di formazione in House e finanziata per un totale di 6.300 partecipanti; 312 banche hanno acquistato WBT e Quaderni formativi e 101 tra banche e altri clienti usufruiscono del sistema ABICS volto a supportare la funzione di compliance delle banche nella gestione della conformità alle normative.»

Nella relazione, ai fini dell’analisi della concorrenza con il sistema delle banche estere, si fa un cenno ai costi: «come più volte rappresentato dal Presidente dell’Aibe (Associazione bancaria europea delle banche operanti in Italia), Dott. Guido Rosa, i costi d’implementazione della normativa antiriciclaggio sono più elevati rispetto alla media europeaInfine si fa notare che l’archivio dei rapporti finanziari diviene pienamente operativo anche per le indagini penali a partire dal 3 luglio 2009, data nella quale il Ministero della giustizia ha sottoscritto una convenzione con l’Agenzia delle entrate per l’accesso diretto da parte delle Procure della Repubblica ai dati dello stesso Archivio per svolgere c.d. indagini di primo livello.

Le informazioni alla base della nuova struttura dell’Archivio anagrafico per le esigenze fiscali a uso dell’Agenzia delle Entrate finiscono per svolgere una funzione suppletiva che si aggiunge agli impegni del sistema delle banche e della finanza. Nella sua relazione del 2010 alla Commissione parlamentare sul tema dell’archivio anagrafico Befera, Direttore della Agenzia delle entrate, evidenzia come, con il contributo del sistema finanziario, la base dati dell’Archivio, strumento fondamentale per le indagini di natura fiscale, si presenti con 890 milioni di rapporti, di cui 290 milioni cointestati, con circa 85 milioni di extra conto e 65 milioni di deleghe.[24] Solo l’IT ha potuto assicurare un tale risultato. I dati giustificano, se occorresse farlo, le insufficienze del primo periodo e del pari pongono le basi per un’azione efficace per il futuro. I due sistemi (informatico/applicativi), quello congiunto delle banche e delle istituzioni finanziarie e quello dell’Agenzia delle entrate, sono la sola opportunità per dare una spallata determinante ai fenomeni di laundering, evasione e corruzione. Nel disegno complessivo le banche hanno contribuito svolgendo un ruolo fortemente proattivo. Il tutto non può e non potrà escludere che singoli episodi di malaffare, di infedeltà, di mala gestio possano avere spazio anche in ragione del fatto che l’economia criminale, proprio per essere impresa e perché costituita da soggetti ormai decisamente maturi come imprenditori, non è stata alla finestra; ha a sua volta migliorato le performances operative con il ricorso alle soluzioni suggerite dalla globalizzazione e dalla telematica. La lettura delle notizie di stampa sulle emersioni dice però quanto l’intero sistema sia migliorato. La recente relazione della Corte dei Conti e l’ultimo rapporto della Guardia di Finanza danno i dati della collaborazione del sistema bancario in merito all’evasione: 19 mila accessi dell’Agenzia delle entrate e 9 mila della Guardia di Finanza nel solo anno 2012, due terzi più del 2010. L’evasione non è un tema a sé stante ma una faccia dell’economia sommersa ove non è agevole distinguere tra frode al fisco e impresa criminale. L’ultimo passo da compiere è nella ricerca delle opportunità per rendere omogenea la sensibilità di tutti gli operatori bancari portatori di responsabilità gestionali in tutte le tipologie di azienda, non tanto nelle banche quanto nel sistema della finanza allargata cui contribuiscono la famiglia dei consulenti e dei promotori finanziari autonomi (più esposti), delle finanziarie, delle fiduciarie, dei trust su cui le verifiche ispettive della Vigilanza e della Consob non potranno in ragione del numero essere sempre mirate, costanti e continue. Come pure forse occorrerà costruire delle professionalità specifiche interne e/o delle competenze da distribuire in tutti i livelli della filiera organizzativa a supporto di chi opera, di chi controlla e di chi gestisce le relazioni con le altre entità della catena. La relazione Greco, del Gruppo di studio sull’autoriciclaggio costituito con decreto del Ministero della Giustizia dell’8 gennaio 2013 con cui si ribadisce l’esigenza di prevedere la nuova fattispecie penale ai fini del rafforzamento dei presidi di prevenzione e repressione e la predisposizione di adeguati strumenti di controllo sui flussi finanziari da e verso l’estero, conclude il lavoro con alcuni dati indicativi:

«negli anni dal giugno del 2009 a giugno 2012 le contestazioni elevate da quest’ultima per omessa segnalazione di operazioni sospette sono state 233, di cui 113 archiviate dal Ministero per mancata valutazione del profilo soggettivo del cliente. L’UIF ha invece sempre nello stesso periodo riscontrato 146 ipotesi di omesse segnalazioni di operazioni sospette.» (FONTE ???) relazione

Dati irrisori rispetto al numero di operatori interessati e al numero di operazioni che transitano nel sistema finanziario fatto di vari miliardi di unità.

«L’approfondimento delle segnalazioni sospette, prosegue la relazione, ha consentito l’apertura di 1004 nuovi contesti investigativi di natura penale per reati contro il patrimonio, per l’antiriciclaggio e di natura tributaria.»

Fermarsi ai dati e non andare oltre, come si è detto in apertura del lavoro, appare utile e opportuno. Aggiungere la notazione sul fatto che essi sono fortemente indicativi è anche necessario : infatti possono generare fiducia e minore preoccupazione. Di certo l’insieme delle aziende indicate in nota 20 (tante) ha fatto il possibile per evitare facili congetture sugli intrecci tra banca e malaffare. Un’ultima conclusiva considerazione. Già nel 2009 l’intero quadro legislativo è stato valutato positivamente dal FAFT (FATF, Third Mutual Evaluation Follow Up Italy, 2009). La Commissione “on organised crime, corruption and money laundering” della Ue ha poi depositato le conclusioni dei lavori (rapporto n.2107 del 10/6) e le proposte di risoluzione al parlamento: circa 60. Tra esse spiccano la nomina di un Procuratore Europeo, l’aggressione dei patrimoni e l’impiego delle tecnologie (raccomandazioni 45, 46 e 47). La proposta di istituire la procura europea è stata fatta dalla Commissione in data 17 luglio scorso. Le tecnologie sono sulla buona strada in tutti i paesi Europei e del G20. Sono l’unica via. La società di consulenza americana Thomson Reuter nel White Paper di giugno 2013 “tecnologia per combattere tutti i fenomeni malavitosi compreso il riciclaggio scrive: «The biggest barrier in the fight against money laundering it’s a big data problem. There are literaly trillions of transactions going through the world’s financial system – That’s were tecnology will help in this fight”. E’ un problema di dati; va affrontato con le infrastrutture giuste messe a disposizione della filiera di tutti ruoli istituzionali. La convinzione dei partners europei e del G20 sull’esigenza di usare le leve dell’antiriciclaggio come barriera all’entrata del fenomeno mafioso e criminale diventa sempre più patrimonio del sistema finanziario e bancario, nazionale e internazionale. Va radicata anche in tanti altri ambiti della società civile. Le premesse non mancano; il collante sta anche in una strategia politica più determinata i cui contenuti, peraltro, sono rassegnati in maniera puntuale nel citato documento 2107 del giugno di quest’anno della Commissione Europea “on organised crime, corruption and money laundering” che si segnala alla lettura.

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[1] Italia al 27% contro il 16% della Germania, il 15% della Francia, il 12% dell’UK, il 21 del Belgio, il 13% dell’Olanda.

[2] Sole 24 ore del 13 luglio 2013 e Studio dell’economista Richard Murphy, direttore del Tax Research di Londra. Già nel 2008 il valore aggiunto prodotto nell’area del sommerso economico veniva compreso tra un minimo di 255 e un massimo 275 miliardi di euro e l’ISTAT sempre per il 2008 scriveva: «Il peso dell’economia sommersa è compreso tra il 16,3 per cento e il 17,5 per cento del PIL (nel 2000 era tra 18,2 e 19,1 per cento). Tra il 2000 e il 2008 l’ammontare del valore aggiunto sommerso registra una tendenziale flessione, pur mostrando andamenti alterni: la quota del sommerso economico sul PIL raggiunge il picco più alto (19,7 per cento) nel 2001, per poi decrescere fino al 2007 (17,2 per cento) e mostrare segnali di ripresa nel 2008.» (17,5 per cento è il dato segnalato «anche nella dichiarazione del Direttore Generale della Banca d’Italia, Tarantola, in sede di audizione della Commissione Parlamentare sulle attività mafiose e il costo per la economia»).

[3] Direttiva del Consiglio Eu del giugno 1991 (91/308/CEE) relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività illecite. Il Consiglio delle Comunità Europee, omissis , «considerando che, nel caso in cui gli enti creditizi e finanziari vengano utilizzati per riciclare i proventi di attività illecite (operazione in appresso denominata riciclaggio), possono risultare gravemente compromesse la solidità e la stabilità dell’ente coinvolto e la credibilità dell’intero sistema finanziario, che perderebbe di conseguenza la fiducia del pubblico […] omissis.»  Il principio ispiratore, all’origine, della normativa antiriciclaggio elaborato dal Gruppo dei 10 di Basilea già nel 1988 è stato di sola difesa del sistema bancario e finanziario e della sua stabilità minacciata dagli effetti esiziali dei rischi operativi e reputazionali.  Il Comitato di Basilea in quegli anni elaborava una serie di misure che avrebbero dato vita ai meccanismi della Vigilanza prudenziale intesi a preservare la stabilità delle banche e la loro continuità. La minaccia costituita dalla crescita del crimine, specie nel traffico di stupefacenti, e la grande quantità di denaro illegale e illecito che si riservava sul sistema, insieme alla presenza di non pochi soggetti che pure interagivano con esso in quanto clienti, apparvero da subito fattori di instabilità e di incertezza del sistema da presidiare.

[4] Direttiva del Consiglio Eu del giugno 1991 (91/308/CEE) “ considerando che il riciclaggio incide palesemente sull’aumento della criminalità organizzata in generale e del traffico di stupefacenti in particolare; che vi è una sempre maggiore consapevolezza che la lotta al riciclaggio costituisce uno dei mezzi più efficaci per opporsi a quest’attività criminosa che rappresenta una particolare minaccia per le società degli Stati membri; considerando che il riciclaggio deve essere combattuto prevalentemente con strumenti di natura penale e nel quadro di una cooperazione internazionale tra autorità giudiziarie e autorità di polizia, come è previsto, nel campo degli stupefacenti, dalla convenzione delle Nazioni Unite contro il traffico illecito di stupefacenti e sostanze psicotrope adottata a Vienna il 19 dicembre 1988 (in appresso denominata «convenzione di Vienna») ed estesa a sua volta a tutte le attività criminose dalla convenzione del Consiglio d’Europa su riciclaggio, identificazione, sequestro e confisca dei proventi di reato, aperta alla firma l’8 novembre 1990 a Strasburgo ……….. omissis”

[5] L’impiego del codice fiscale è stato previsto dalla legge 413 del 1991 per fini tributari. Già con essa, ex articolo 20, veniva istituita altresì l’anagrafe dei rapporti di conto e di deposito. Con decreto del Ministero delle finanze n.209 del 4 agosto 2000, attuativo della legge, dopo 9 anni, se ne ribadì la attivazione. Passeranno altri sei anni prima che diventi obbligatorio per tutti. Nel decreto legislativo per l’attivazione dell’Archivio unico del 1992 tra i dati che le banche avrebbero dovuto rilevare e segnalare era compreso il codice fiscale. Per completare tutto il processo informatico occorreranno anni. Solo a partire dal 1 gennaio 2006 non se ne potrà più fare a meno. Il codice diventerà, infatti, funzionale per la costruzione del data base dei dati anagrafici da segnalare all’Agenzia dell’entrate.

[6] Il reato di autoriciclaggio è già vigente negli ordinamenti Spagnolo, Francese, Statunitense e Svizzero. Previsto dalla Convenzione penale di Strasburgo sulla corruzione del 1999, già previsto dalla Convenzione sul riciclaggio, la ricerca, il sequestro e la confisca dei proventi di reato, firmata a Strasburgo l’8 novembre 1990 (ratificata dall’Italia con legge 9 agosto 1993, n. 328) viene richiamato dalle raccomandazioni 2005 del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Ancora, la risoluzione sulla criminalità organizzata nell’Unione Europea, approvata dal Parlamento Europeo il 25 ottobre 2011, oltre a prevedere l’eventuale punibilità del riciclaggio a titolo colposo, chiede agli Stati membri «di inserire come obbligatoria […] la penalizzazione del cosiddetto autoriciclaggio, ovvero del riciclaggio di denaro di provenienza illecita compiuto dallo stesso soggetto che ha conseguito le somme in maniera illecita» (raccomandazione 41).Ad oggi se ne sta ancora parlando giacchè occorre mediare tra la nuova disciplina e la sanatoria delle evasioni fiscali legate  all’esportazione di capitali.

[7]  Con la legge 5 luglio 1991, n. 197 (di seguito legge antiriciclaggio) l’ordinamento italiano ha avuto la prima normativa. Le misure di prevenzione vengono in seguito rinforzate con il decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 153, che ha affida all’Ufficio italiano dei cambi (UIC) il compito di ricevere direttamente dagli intermediari le segnalazioni di operazione sospetta prima indirizzate ai Questori. Con il successivo decreto legislativo 25 settembre 1999, n. 374 gli obblighi antiriciclaggio vengono estesi a soggetti che svolgono determinate attività non finanziarie. Infine il decreto legislativo 20 febbraio 2004, n.56, di recepimento della seconda direttiva antiriciclaggio (direttiva 2001/97/CE), amplia ulteriormente l’ambito soggettivo di applicazione della disciplina inserendo le SICAV, le SGR e molti altri intermediari specificamente elencati; al di fuori del campo finanziario vengono inseriti i professionisti.

[8] La nuova modalità transazionale è rappresentata dai numeri che qui si riportano indicativi di relazioni non di contatto: 31,7 milioni di carte debito; 17,2 milioni di carte di credito; 1,05 milioni di POS. 15 milioni di servizi dispositivi tramite internet banking per le famiglie; 2,2 milioni di servizi dispositivi per le imprese; modalità che fanno transitare in automatico miliardi di transazioni e miliardi di importi in €.

[9] Un portafoglio applicativo nelle 796 banche di non meno di 100/120 procedure alimentato da miliardi di transazioni.

[10] Quante ne sono state previste dalla delibera della Banca d’Italia del 23/12/2009 (allegato1) per Banche, Poste, Sim, Sgr, Sicav, intermediari finanziari ex artt. 106 e 107 TUB. Per le altre entità il numero è minore.

[11] Acronimo di Gestione indici anomalie e operazioni sospette.

[12] Plus, inserto del sole 24ore n.575 del 24 agosto 2013. Antiriciclaggio. Il conto si blocca se la banca non può verificare il cliente. Obblighi della normativa antiriciclaggio. Nota: articoli come quello che si leggono su Plus denotano l’orientamento generale che è quello di trasformare in un adempimento amministrativo l’impegno alla conoscibilità del rapporto che, nella stragrande maggioranza dei casi, è decennale, consolidato e perciò stesso accompagnato da una presunzione di sana regolarità e conoscibilità. La verifica dovrebbe tutt’al più riguardare i rapporti recenti.

[13] Ricchezza investita in strumenti finanziari e depositi detenuta presso intermediari italiani (dati di fine periodo 2012) cosi rappresentata: 1.269 miliardi di euro della clientela retail privata e famiglie operatrici (Consob); 987 miliardi depositi presso le banche. I titoli obbligazionari e altri amministrati dalle banche sono a 1.027 miliardi di € (Fonti: Consob e Banca d’Italia). Di questa ricchezza complessiva 1.264 miliardi di € sono detenuti da fondi italiani ed esteri. In dieci anni il mercato dei bond si è raddoppiato; la crescita dei bond ha superato quella degli assets bancari. La clientela privata con un rapporto di conto corrente e di deposito titoli è costituita da circa 35 milioni di posizioni. Non è disponibile il numero di posizioni dei clienti dei fondi.

[14]A fine 2012 in centrale rischi (con il nuovo limite di censimento di 30 mila € in vigore dal 2009) figurano circa 12 milioni di posizioni di cui 7,8 affidati e 4,1 quali prestatori di garanzie. Circa 12 milioni di clienti che dovrebbero essere ben noti alla banca a cagione delle istruttorie che concernono il merito creditizio. La fondatezza della informazioni fornite in sede di istruttoria è tutelata dall’art. 137 del TURC in tema di mendacio bancario che prevede per il cliente una pena sino a un anno e una multa di 10 milioni di lire. Per il falso interno del dipendente è prevista una pena da sei mesi a tre anni e una multa sino a 20 milioni di lire. Per le ipotesi di reato non comprese nel citato articolo occorre riferirsi alle norme penali generali e speciali.

[15] L’elencazione delle modalità operative non è esaustiva. Per una lettura completa vedi i due ponderosi rapporti della Guardia di Finanza (a- presidi nazionali per la prevenzione da utilizzo del sistema finanziario; b- quaderni sui paradisi finanziari) nei quali sono descritte tra le altre anche tutte le operazioni di natura transfrontaliera e quelle con i paradisi fiscali, le frodi carosello, le operazioni di transfer pricing all’apparenza regolari. Solo attraverso indagini approfondite collegate con i flussi, con i dati aziendali, con i sistemi di contabilità, con le aziende e i personaggi che delinquono si riesce a svelare la natura illecita delle operazioni.

[16] Anno e (numero): 2007 (n. 12.202); 2008 (n. 14.237); 2009 (n. 20.654); 2010 (n. 37.144) 2011 (n. 48.834).

[17] Secondo lo studio recente del 2012, che si rinnova da anni, della Boston Consulting Group le ricchezze finanziarie custodite nei forzieri dei paradisi fiscali di tutto il mondo sono cresciuti del 6,1% rispetto al 2011 ed hanno raggiunto la cifra record di 8.500 miliardi di dollari. Una quota sensibile appartiene all’Italia, come sta emergendo dalla emersione di casi recenti e ben noti costituiti da operazioni di laundering connesse a evasioni fiscali e probabilmente anche a scelte di prudente accantonamento, al riparo dalla visibilità, da parte delle imprese criminali di significative risorse illecite.

[18] Relazione ABI: «In questo contesto, va tenuto presente che la “prossimità” della banca a fenomeni di denaro sporco deriva fisiologicamente da rischi di manipolazione inconsapevole dei percorsi operativi tipici della professione bancaria (sistemi di pagamento, raccolta di fondi, intermediazione in strumenti finanziari, etc.) che espongono le imprese bancarie al rischio di utilizzi da parte di terzi ai fini di “trasformazione” del denaro proveniente da reati. Ci sono casi di operazioni finalizzate al riciclaggio, di particolare complessità tecnica sotto il profilo ricostruttivo, tali da poter essere con difficoltà rilevate non solo dalla banca ma anche da operatori esperti sul piano economico e giuridico. L’ampia gamma dei servizi in cui si articola l’attività bancaria e il processo di strutturazione che rende le operazioni di riciclaggio sempre più sofisticate sotto il profilo finanziario sono elementi che debbono indurre a riflettere sulla complessità dell’opera richiesta al settore e a tenere in giusta considerazione il rischio di anomala utilizzazione cui è esposta l’impresa bancaria.»

Nota dell’autore  : Campania , Puglia, Calabria e Sicilia contano una rete di banche locali di categoria pari a 77 unità aziendali  con un numero di 547 sportelli per una media di 7 sportelli a banca. C’è da domandarsi come sia possibile, in un territorio tristemente famoso per la presenza di organizzazioni delinquenziali diffuse, applicare e attivare la rigorosa disciplina dell’antiriciclaggio non alla collection dei dati nell’archivio Unico che poi s’inviano all’UIF ma quella della segnalazione delle operazioni sospette. Tra l’altro sino al ‘97 le operazioni sospette si segnalavano direttamente alla Questura e non all’UIC, poi sostituito dall’UIF dal 2007.

 

[19]706 Banche con 197 Spa e 22.642 sportelli; 37 Popolari con 5.489 sportelli; 394 BCC con 4.448 sportelli; 78 Filiali di Banche estere con 328 sportelli; 101 SIM; 172 SICAV; 186 società finanziarie ex art 107 del TUB; 658 società finanziarie ex art 106 del TUB, 44 Istituti di pagamento e 3 Istituti di Moneta elettronica. 314.563 dipendenti ,di cui 117.459 nelle banche maggiori, 20.546 nelle banche grandi, 64.508 nelle banche medie, 74.485 nelle banche piccole e 37.765 nelle banche minori.  Con un personale così distribuito nei gradi gerarchici ai fini delle responsabilità: 2,2% dirigenti; 38,5% quadri direttivi con responsabilità affievolite e 59,3% di grado impiegatizio con responsabilità di sola natura operativa. Altre 300 mila risorse del settore finanziario diverso dalle banche, numero comprensivo dei promotori finanziari, completano il quadro soggettivo. A tutti si indirizza la normativa sull’antiriciclaggio sin dal 1991 con obblighi diversi di identificazione, di registrazione e di segnalazione delle operazioni sospette sulla base dell’articolazione delle norme aziendali e della struttura organizzativa a presidio della materia. A tutti si aggiungono 146.000 dipendenti Bancoposta, 122.000 mediatori creditizi, 70.000 Agenti in attività finanziarie, nonché le 25.131 società controllate da Isvap e 9.178 società di mediazione creditizia. (Fonte UIF.)

[20] L’Archivio dei rapporti finanziari destinato a diventare una apposita sezione dell’Anagrafe tributaria già prevista dall’art 7 del DPR 1973 n.605 e già richiamato della legge 30 dicembre 1991 n.413 che recita «disposizioni per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare l’attività di accertamento; omissis». L’archivio inserito nel provvedimento del direttore Entrate 22/12/2005, approvato dal Garante nel provvedimento del 19/01/2007, dà attuazione all’art 37 della delega del decreto legge 4/7/2006 n.223, la Visco Bersani, che viene poi ripreso dal Decreto Legge 2 /12/ 2011 n. 201 (Legge Monti) «Disposizioni urgenti per la crescita, equità e consolidamento dei conti pubblici», in vigore dal 1 gennaio 2012. Entrerà in attuazione solo a seguito del provvedimento del marzo 2013 a partire dall’ottobre dello stesso anno. I dati dell’archivio verranno utilizzati ai fini dell’antiriciclaggio anche ad opera delle forze di Polizia, della Guardia di Finanza e dalla Magistratura e dalla stessa Agenzia delle Entrate (ex art. 36 comma 6 del D.lgs. 231/07 Nuova legge sull’antiriciclaggio).

[21] Circolare n.263 del 27/12/2006 e aggiornamento della Normativa di Vigilanza Titolo V capitolo 7 del 2/7/2013.

[22] Banca d’Italia Provvedimenti del 2011 recanti disposizioni attuative in materia di organizzazione inserite in data 2 luglio 2013 nel 15mo aggiornamento delle disposizioni di vigilanza nel capitolo VII dei controlli interni.

[23] Gli schemi sono ancora di più: usura, ricorso anomalo ai finanziamenti pubblici, utilizzo anomalo delle carte di credito, richiami sull’uso del contante etc. Costituiscono driver di orientamento per l’esame delle operazioni sospette.

[24] Nella relazione dell’ABI alla Commissione Parlamentare speciale sulla criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio di denaro – collaborazione del settore bancario nel contrasto alla criminalità organizzata – audizione del 29 ottobre 2012, i dati, solo due anni dopo, diventeranno 1 miliardo di rapporti censiti, 200 milioni di rapporti cointestati.100 milioni di extraconti e 100 milioni di deleghe.

note sul tema fiscale italiano

Premessa.

Talvolta per aiutare la pubblica opinione basta fare una rassegna ragionata di articoli di approfondimento apparsi sulla stampa di qualità, quella che scrive e pubblica pezzi di professionisti competenti, per aiutare quanto meno a capire dove sta una parte della verità. E’ il caso della questione fiscale, tema quasi tutto italiano, non perché gli altri paesi non abbiano il problema, ma perché non lo hanno nella nostra misura come non hanno nella nostra misura il problema delle esigenze delle coperture del debito pubblico.

  • Abstract dell’articolo apparso su Espresso del 7 luglio a firma di Gloria Riva.

I profitti delle multinazionali

Per i dati di tutto il mondo il totale dei profitti delle multinazionali è di circa 544 miliardi di cui 257 restano nei paesi europei.

Il paper The missing profits of Nations pubblicato dal National Bureau https://gabriel-zucman.eu/files/TWZ2018.pdf of economic research degli Stati Uniti, considerato il più autorevole centro di ricerca economica mondiale, contiene lo studio ed i dati. E’ scaricabile dal sito del National Bureau.

Lo studio è riuscito a ricostruire quanti profitti le multinazionali riescono a nascondere nei paradisi fiscali, evitando cosi le tasse nei paesi di origine.

Il totale dei profitti spostati nei paesi a bassa tassazione è enorme; 616 miliardi di $ pari a 550 miliardi di €. 

I profitti realizzati attraverso le controllate estere sono di 1700 miliardi di $ e secondo una stima il 40% finisce nei paradisi fiscali.

Le tecniche adoperate sono quelle del transfer pricing , organizzazione di prestiti, cessioni di marchi e brevetti all’interno del Gruppo.

In Italia le multinazionali versano al fisco 32 miliardi ma ne nascondono 6,3 una cifra non piccola bastevole per risolvere alcuni dei problemi del bilancio dello stato.

17 miliardi di profitti, realizzati in Italia, finiscono invece nella giurisdizione di paesi euopei che fanno parte della famiglia allargata dell’UE ( Lussemburgo, Irlanda, Belgio, Cipro, Malta, e Svizzera per quasi 2 miliardi ).

Non siamo soli in questa perdita: 10,8 di imposte le perde Londra, 14,3 Berlino e 9,4 Parigi. Ma questi paesi hanno il loro tornaconto che da noi non si equilibra.

  • L’articolo affianca l’altro di Paolo Biondani “ Evasori trematecade il muro del segreto bancario.

L’Espresso attraverso le sue pagine ha sempre dato notizie non facili, severe e puntuali, sul tema della evasione fiscale ed una sua penna , Stefano Livadiotti, di recente scomparso era ed è stato una sua bandiera sul tema del fisco.

Il suo libro “LADRI gli evasori ed i politici che li proteggono” mira a sostenere come la virulenza della evasione fiscale , acuitasi negli ultimi decenni, sia “conseguente ad una sorta di patto di omertosa convenienza stipulato fra categorie di elettori e contribuenti e forze politiche interessate a quegli elettori; patto che ha dato vita ad un sistema in cui la regolare riscossione delle imposte risulta vanificata per un verso dalla farraginosità delle norme e procedure e per un altro verso da una volontà amministrativa apatica ed indolente”. [1]

Questo è solo uno degli aspetti del problema che emerge dalla lettura del libro giacchè l’altro, quello reale e piu insidioso, riposa nella cattiva volontà delle classi politiche al governo, un po tutte anche se non tutte, orientate a non disturbare gli elettori, come viene ricordato da un certa stampa sensibile al tema e dai suoi addetti ai lavori.

Non vi è chi non veda come oggi con le iniziative della attuale maggioranza governativa si persegue l’ennesimo e più insistente processo di blandizia del cittadino attraverso con i provvedimenti di clemenza fiscale, condoni e quant’altro a danno di chi invece, anche suo malgrado, si à fatto pienamente carico del dovere di osservanza delle regole sociali e delle regole costituzionali.

Sul tema della Flat tax non vale la pena di spendere parole.

C’è poco da aggiungere; più semplicemente occorre ricordare che gran parte dei problemi della nostra società risiedono di fatto proprio nella ingiustizia fiscale oltre che nella presenza di un sistema criminale che è parte del problema e che ha anche una sua altrettanto autonoma genetica di squilibri sociali e territoriali.

C’e cosi un problema tutto interno di ingiustizia fiscale cui deve porre mano il politico di turno, e poi c’è un problema esterno che purtroppo dipende dal funzionamentodelle regole internazionali a cui con lentezza si sta ponendo rimedio con gli accordi OCSE stipulati anni addietro la cui applicazione è divenuta per fortuna fattuale negli ultimi anni. Ed i risultati si vedono.

  • Ed è proprio su questo tema che si snoda il pezzo di Paolo Biondani del quale si riportano in sintesi notizie interessanti ed incoraggianti.

“Un accordo internazionale ed a Roma piovono milioni di dati dei conti esteri con i nomi degli italiani che hanno nascosto 85 miliardi nei paesi offshore. Cinquanta paesi hanno attivato gli accordi che hanno fatto emergere 1100000 conti di residenti all’estero. Solo nella UBS sono emersi 120 mila clienti. Tra questi si presume, secondo le valutazioni degli organi inquirenti esistano non meno di 40mila evasori.

Deriveranno, dalla applicazione degli accordi stipulati negli anni decorsi che ormai sono una realtà, notevoli benefici connessi alla partecipazione delle dinamiche regolamentari che interesseranno non solo i 28 paesi aderenti all’OCSE ma ben 150 nazioni. [2]

Questa la prefazione a firma di Angelo Gurria, president, al recente volume OECD Work in taxation che da conto dello stato dell’arte.https://www.oecd.org/tax/centre-for-tax-policy-and-administration-brochure.pdf

L'imposta è al centro delle nostre società. Un sistema fiscale ben funzionante è la pietra miliare della relazione tra stato e cittadino, stabilendo potenti legami basati sulla responsabilità e responsabilità. Esso è anche fondamentale per la crescita inclusiva e per lo sviluppo sostenibile, fornendo ai governi le risorse da investire in infrastrutture, istruzione, sanità e sistemi di protezione sociale. In tutta la gamma di questioni politiche che affliggono oggi i governi, la tassa si trova a giocare un ruolo centrale ruolo, sia che si tratti di raccogliere risorse sufficienti per finanziare l'infrastruttura di una società o agendo come leva politica per riflettere atteggiamenti e scelte su aree così diverse come i cambiamenti climatici, uguaglianza di genere, educazione, salute.

L'OCSE e il suo Centro per la politica fiscale e l'amministrazione hanno lavorato instancabilmente per perseguire i problemi e fornire un punto focale per una conversazione inclusiva che porta a standard di classe mondiale ed efficace implementazione, sempre riconoscendo l'intera gamma di contesti e vincoli affrontati dai paesi. Abbiamo raggiunto un grande successo nell'affrontare l'evasione fiscale attraverso il Forum globale Trasparenza e scambio di informazioni a fini fiscali (che comprende oltre 150 membri) - si stima che entro giugno 2018”

Nel 2008, scrive Biondani, le ricchezze nei centri Offshore erano di 1600 miliardi . Nel 2018 quei centri per effetto della inclusione nella lista degli stati che collaborano ai fini OCSE hanno perso un terzo di quelle ricchezze pari a circa 550 miliardi.

Ancora 38 paradisi fiscali annoverati tra gli Stati “Canaglia” continuano a custodire circa 1000 miliardi.

Gli Stati Uniti che sono estremamente rigorosi al loro interno e verso i paesi con cui vigono obblighi di compliance non sono ben disposti nelle regole di reciprocità che valgono solo a loro beneficio; non può essere diversamente, visto che al loro interno contano su Stati Federali Offshore come il Nevada e il Delaware nei quali anche i loro politici di turno, senza fare nomi, custodiscono le loro ricchezze sottraendole alla trasparenza fiscale. Bell’esempio di virtù politica dei repubblicani.


[1] Parole di una brillante recensione sul libro di Livadiotti che è stato in altro momento anche molto severo con i magistrati nel libro “Magistrati e l’Ultracasta”, anticipando molte delle nefaste conseguenze del sistema che oggi sono apparse con virulenza a segnalare che anche il potere giudiziario, e non solo quello politico, non gode di buona salute.

[2] La Sede centrale del Credit Suisse ha patteggiato a Milano una condanna per riciclaggio dei soldi di circa 14 mila evasori e risarcito al fisco italiano oltre cento milioni.

Una possibile conclusione

Il piu grave problema italiano è dato dalla  eccessiva ingiustizia fiscale o meglio dalla ricerca di una giustizia fiscale mai attuata ai sensi del dettato costituzionale. Il Mef produce e pubblica ogni anno, ultimo quello dei giorni scorsi, un documento sulla evasione fiscale ed indica la cifra, le aree, i settori e quanto occorre per capire cosa fare , da dove cominciare e quanto recuperare. La Corte dei conti nella sua relazione scrive note che la politica non può ignorare ma che di fatto trascura a danno dei cittadini onesti . Chi volesse approfondire non deve fare altro che scaricare la ponderosa relazione e leggere nelle pagine di riferimento le considerazioni che si ripetono con una certa sistematicità. Solo 20/30 miliardi consentirebbero di guardare al futuro con ottimismo e di chiudere il tema del debito pubblico e di far rientrare nella normalità anche le preoccupazioni dei paesi europei e del mercato. E può sembrare strano ma una normalità nel bilancio dello stato farebbe di converso emergere le tante positività di cui il paese non manca e che potrebbero addirittura portare ad una conclusione all’apparenza assurda: Italia paese virtuoso giacchè tutti gli indici cosiddetti anomali guardati con sospetto ( spesa pubblica, corruzione) se confrontati con quelli degli altri paesi farebbero emergere una normalità relativa. Cioè non siamo peggio degli altri, ma in alcuni casi anche migliori. Uno per tutto l’indice dell’avanzo di gestione che da anni caratterizza in positivo i conti del paese. Ma chi volesse rendersene conto non ha che da aprire i link sotto segnati che rinviano ad articoli di recente apparsi che danno il senso e la misura alle modeste considerazioni innanzi svolte che danno alcuni elementi a causa dei quali non può non maturare un sentimento di indignazione.

Nota di Visco apparsa su la VOCE INFO
https://www.lavoce.info/archives/60154/sconfiggere-levasione-fiscale-si-puo-anche-in-italia/

Articolo apparso su repubblica della sera a commento della pubblicazione della corte dei Conti.
https://www.repubblica.it/economia/rubriche/policy/2019/06/17/news/banca_dati_anti-evasione_una_bestia_che_la_politica_tiene_in_gabbia-228768460/

Articolo apparso sul Corriere della sera a cura del Presidente dell’Osservatorio Previdenziale,  onorevole leghista, apprezzato studioso e serio pubblicista.
https://www.corriere.it/economia/finanza/cards/tasse-pensioni-spesa-sociale-tre-verita-scomode-che-non-portano-voti/bugie-realta-storiche.shtml

Un po di dati finanziari per riflettere

 

PREMESSA

La finalità di questo Blog da sempre è data dalla lettura di dati dei quali occorre capire la ragione.  I dati devono stimolare opinioni e riflessioni in chi avverte la curiosità di leggerli.

Va detto anche che, oggi, la disponibilità degli stessi è legata solo ad una attività di ricerca e di analisi di fonti attendibili. Il lavoro di raccolta presuppone analisi necessarie per validarne i contenuti. In altri termini tutti gli utenti della rete, in linea di massima, potrebbero accedervi se guidati dalle competenze utili per individuare i data base che li contengono.

Il blog vuole svolgere un ruolo di facilitatore nella presentazione e di driver per l’accesso alle Fonti.

La premessa è fondamentale rispetto ai contenuti che seguono che presentano lo scenario dei dati della Borsa e della Finanza del nostro paese inseriti nella serie dei dati mondiali dei settori di pertinenza.

Chi scrive attinge prevalentemente gli spunti dalla stampa finanziaria delle testate note, quali Milano Finanza e al Sole 24 ore, letture sistematiche di anni di lavoro ma anche dalle testate on line numerose e di livello qualitativo indiscusso che sono li pronte per essere lette e studiate.

L’occasione dello scritto è maturata dalla lettura dei dati di fine mese di Gennaio 2019 delle borsa italiana e dai report di sintesi andamentali

Infatti i dati della prima parte sono stati espunti da quei giornali nazionali; quelli della seconda parte sono stati attinti invece da “www.verafinanza.com ”, testata che ogni anno pubblica on line un report interessante sui principali player del mondo delle borse e delle banche.

  • L’incipit come detto in precedenza si avvale dei dati di fine mese di Milano Finanza.

La borsa Italiana valeva alla data del 31 gennaio 609 miliardi e contava su 365 titoli. Fa parte della Borsa di Londra che è di circa 4500 miliardi di $ come emerge dal report successivo che riporta anche la BORSA LSE di Londra.

Nella ultima settimana di gennaio, data di redazione del pezzo, 165 di questi sono andati al rialzo, 110 sono stati colpiti dal ribasso, 68 non hanno subito variazioni.

Un raffronto con i settori del Down Jones Italia, dell’Area euro e del Down Jones Usa rafforza la comprensione delle tendenze generali del periodo a livello Europeo e mondiale.

Nell’anno 2019, a fine mese di gennaio, tutti i settori di mercato sia Italia che Euro e Usa hanno fatto registrare apprezzamenti. In particolare in Italia emergeva il dato del settore degli autoveicoli e componenti per un +13,95% ,  dei %materiali di base  e delle  costruzioni  per un più 5,54% .Insomma per tutto il primo mese all’anno 2019 c’è stato un sostanziale ottimismo che si è tradotto in un buon apprezzamento.Ugualmente è accaduto ai settori dell’area euro relativamente ai materiali di base, autoveicoli e componentistica Unico settore che piange alla data è stato quello delle telecomunicazioni. In Italia ha fatto registrare un -6,; nell’area euro un -1,4%.E ciò contrariamente a quanto è dato rilevare negli Usa dove si è consolidato un +5, 60% .In effetti le telecomunicazioni sono un settore che va bene nel mondo ( vedi mercati asiatici e Cina ) ma che in Europa viene influenzato dalla nota vicenda Vivendi Telecom Italia.E’ la guerra di comando europea ad influire negativamente sull’apprezzamento dei titoli di Telecom e Vivendi.

I migliori titoli in Italia quelli Stmicroelettronics, Gefran , Fiera di Milano.Tra i peggiori Telecom Italia , Gabetti , Tod’s  Stefanel  e qualche altro. I più trattati come sempre Intesa San Paolo, Telecom Italia, Enel , Unicredit, Sai , Snam   Eni.  Uno sguardo agli indici: Il Mib  ha fatto registrare  un +8,11%, l’euro Stock  +5 9 il  Down Jones  +7, 28% ,lo Sdac30 + 8,74% il Nikkey solo + 3, 79 , il Cac francese +5,40 %

Insomma il mese di gennaio è sembrato potesse aprire positivamente un anno che invece tende ad una decrescita generale del Pil per le note questioni in atto sulle politiche di restrizione delle libertà di mercato che Cina e Stati Uniti ormai da più di un anno vanno agitando a difesa delle produzioni locali.

Le informazioni servono a capire il ruolo dell’Italia nello scenario Europeo e mondiale.

E per capire cosa significhi di fatto l’Italia occorre dare uno sguardo ai big Europei, big che impressionano nel raffronto , che danno l’dea di cosa rappresenti il mercato azionario domestico rispetto alle aziende tutte quotate nell’Euronext di Parigi, Amsterdam e Bruxelles e della Borsa Lse di Londra , London Stock Exchange, in cui è inserito anche il nostro portafoglio azionario nazionale ed il mercato dell’MTA dei titoli di stato.

Negli alimentari: la sola Nestlè  vale 228mila mliardi , cioè un terzo della intera borsa italiana.Tra le assicurazioni svetta la tedesca Alliance con 78.000 miliardi . Tra le Banche commerciali svetta Bshc Holding  Per 147630. Nel settore dei consumi l’Oreal vale 131.000. Nei servizi, Airbus vale  74.900 miliardi . Il settore farmaceutico è fatto da giganti. Infatti, la più piccola azienda ,  l’Astrazeneca vale 78.587, la Novartis 193 mila miliardi. Non parliamo dei petroliferi dove la nostra Eni pur con un capitale borsistico di 52.957 è largamente doppiata dalle doppie BP, da Shell e da Total.

Nota conclusiva.

In sintesi la nostra economia è affetta da un nanismo secolare, conseguenza in parte della struttura delle nostre imprese, da sempre medio piccole; struttura che talvolta aiuta altre volte è di ostacolo allo sviluppo perchè non consente di affrontare la competizione internazionale che è portata avanti da player che certamente non sono  per lo più caratterizzati da nanismo finanziario.

Piccolo è bello ? Non sempre

  • Banche e Finanza

Lo stesso discorso si ripropone anche per le nostre banche e la finanza dei fondi : in genere sono rispetto a grandi player Europei ed ancor di più rispetto a quelli mondiali rappresentate da piccoli competitor se si pensa che Intesa Sanpaolo capitalizza la metà del Santander spagnolo e un quinto della inglese HBSC.

Le altre, dopo l’Unicredit, sono solo piccole casse al confronto con il sistema inglese e con il sistema della raccolta dei grandi fondi.

Con questi protagonisti del mercato e con la loro forza dobbiamo competere; isolarsi e dividersi non è certo la strada migliore. La competizione è dura ed è anche funzione di regolamentazioni mondiali che non ci favoriscono, frutto di accordi che ci vedono  quasi sempre perdenti.

Per capire, si sono raccolti i dati  relativi al sistema delle banche in Europa e nel mondo , quasi tutti presi da Verafinanza.com on line.

Siamo nei fatti un sistema modesto per forza e per struttura.

  • Le Borse più importanti al mondo per il 2018 rilevati da Finanza vera
 

 

Rank

 

 

Nome Borsa

 

 

Market Cap.

 

 

Nr. Società quotate

1 NYSE 22.755,5 2.291
2 Nasdaq – US 10.823,3 2.957
3 Japan Exchange Group Inc. 6.520,0 3.603
4 Shanghai Stock Exchange 5.568,9 1.403
5 Hong Kong Exchanges and Clearing 4.756,2 2.145
6 Euronext 4.693,7 1.252
7 LSE Group 4.626,7 2.490 ( siano qui )
8 Shenzhen Stock Exchange 3.720,6 2.097
9 BSE India Limited 2.404,8 5.479
10 Deutsche Boerse AG 2.398,3 498
11 TMX Group 2.388,8 3.344
12 National Stock Exchange of India Limited 2.379,9 1.878
13 Korea Exchange 1.869,6 2.138
14 SIX Swiss Exchange 1.739,1 264
15 Nasdaq Nordic Exchanges 1.614,9 982
16 Australian Securities Exchange 1.561,3 2.152
17 Johannesburg Stock Exchange 1.278,6 365
18 Taiwan Stock Exchange 1.141,6 927
19 BM&FBOVESPA S.A. 1.095,6 102
20 BME Spanish Exchanges 955,4 3.108
21 Singapore Exchange 819,6 749
22 Moscow Exchange 695,7 233
23 The Stock Exchange of Thailand 594,8 688
24 Indonesia Stock Exchange 549,0 567
25 Bursa Malaysia 488,8 904
26 Saudi Stock Exchange (Tadawul) 478,6 190
27 Bolsa Mexicana de Valores 452,5 10
28 Bolsa de Comercio de Santiago 314,1 69
29 Oslo Bors 308,2 227
30 Philippine Stock Exchange 290,3 267
31 Tel-Aviv Stock Exchange 242,6 457
32 Borsa Istanbul 241,5 377
33 Warsaw Stock Exchange 217,2 886
34 Wiener Borse 163,5 534
35 Irish Stock Exchange 153,6 52
36 Belarusian Currency and Stock Exchange 151,5 0
37 Qatar Stock Exchange 138,6 45
38 Bolsa de Valores de Colombia 133,3 232
39 Hochiminh Stock Exchange 132,9 351
40 Abu Dhabi Securities Exchange 129,4 69
41 Taipei Exchange 117,7 749
42 Bolsa de Comercio de Buenos Aires 112,6 295
43 Dubai Financial Market 110,1 61
44 Tehran Stock Exchange 103,9 324
45 Bolsa de Valores de Lima 103,4 31
46 NZX Limited 98,7 176
47 Luxembourg Stock Exchange 74,4 166
48 Bourse de Casablanca 72,6 74
49 Athens Stock Exchange (ATHEX) 57,6 200
50 Kazakhstan Stock Exchange 51,0 107
51 The Egyptian Exchange 48,7 254
52 Dhaka Stock Exchange 43,5 302
53 Nigerian Stock Exchange 43,3 167
54 Chittagong Stock Exchange 41,7 271
55 Budapest Stock Exchange 33,6 41
56 Bucharest Stock Exchange 26,3 87
57 Amman Stock Exchange 24,5 194
58 Zagreb Stock Exchange 23,9 155
59 Bahrain Bourse 22,0 43
60 Muscat Securities Market 21,0 112
61 Colombo Stock Exchange 19,3 298
62 Iran Fara Bourse Securities Exchange 18,0 104
63 Bolsa de Valores de Panama 15,4 148
64 BRVM 12,1 45
65 Beirut Stock Exchange 11,8 10
66 Stock Exchange of Mauritius 10,4 76
67 Hanoi Stock Exchange 10,4 385
68 Tunis Stock Exchange 9,5 81
69 Ljubljana Stock Exchange 6,8 35
70 Malta Stock Exchange 5,4 24
71 Ukrainian Exchange 4,7 96
72 Palestine Exchange 3,9 48
73 Barbados Stock Exchange 3,5 19
74 Namibian Stock Exchange 3,0 43
75 Bolsa Nacional de Valores 3,0 NA
76 Cyprus Stock Exchange 2,9 74
77 Bermuda Stock Exchange 2,7 342
78 Trop-X 0,3 24
79 Sydney Stock Exchange 0,1 4

21 MARZO 2018    FINANZA E MERCATI  Fonte  FINANZA vera ON LINE

“Come è noto, la borsa valori non è nient’altro che un mercato regolamentato dove vengono scambiati strumenti finanziari quali ad esempio azioni, obbligazioni, futures, options, covered warrants, certificates e molti altri. È di fatto un mercato secondario, ossia un mercato dove vengono negoziati strumenti finanziari già emessi in precedenza nel mercato primario. Le borse nel mondo non sono uguali tra di loro e si differenziano sulla base di diversi criteri come ad esempio il market cap, il numero delle società quotate nazionali ed estere, la tipologia di strumenti finanziari negoziati, la regolamentazione e molto altro”

La classifica delle 79 borse più grandi al mondo è stata redatta sulla base della capitalizzazione di mercato totale di tutte le società quotate e sulla base del numero totale delle società quotate. I dati sono relativi al mese di marzo 2018 e nel caso della capitalizzazione di borsa sono espressi in miliardi di USD”.

  • Note sulla classifica delle Borse nel mondo per il 2018

“Secondo la classifica delle borse più importanti al mondo per capitalizzazione di mercato il primo posto continua ad essere occupato, da NYSE con un market cap di quasi 22,7 mila miliardi di USD. Al secondo posto si trova il Nasdaq – US con una capitalizzazione di mercato pari a 10,8 mila miliardi di USD, seguito da Japan Exchange Group Inc. con 6,5 mila miliardi di USD”

“Se, invece, la classifica delle borse più grandi al mondo, venisse effettuata sulla base del numero delle società quotate, la situazione cambierebbe.

Al primo posto avremmo la BSE India Limited con 5.479 società quotate. Il secondo posto verrebbe occupato da Japan Exchange Group Inc. con 3.603 società quotate, invece, il terzo posto da TMX Group con 3.344 società quotate”.

“Nel penultimo posto della classifica delle borse più grandi, in termini di capitalizzazione di mercato, al mondo si trova la Trop-X (Seychelles Securities Exchange) con una capitalizzazione pari a 0,3 miliardi di USD e con 24 società quotate”.

“L’ultimo posto della classifica, in termini di capitalizzazione di mercato, è occupato da Sydney Stock Exchange con un market capo di 0,1 miliardi di USD e con 4 società quotate”

  • UNO SGUARDO ALLE PRIME 62  BANCHE DI EUROPA più grandi per attivi totali

18 APRILE 2018 FINANZA E MERCATI   FONTE Finanza vera on line

La classifica delle banche europee è stata fatta sulla base degli attivi totali, che è un indicatore utilizzato come proxy per confrontare le banche tra di loro. Se per le altre tipologie di aziende il confronto avviene spesso in base al fatturato, il confronto tra le banche avviene sulla base di questo indicatore.”

“Nella classifica delle prime 62 banche europee più grandi attivi totali nel 2018 ci sono undici banche tedesche, sei banche britanniche, sei banche francesi, sei banche italiane, cinque banche spagnole, cinque banche olandese, quattro svizzere, quattro banche svedesi, tre banche belghe, due banche austriache, due banche danesi, due banche irlandesi, due banche russe, una banca finlandese, una banca norvegese, una banca lussemburghese, una banca portoghese.”

 

Rank Nome Banca Paese Attivi Totali
1 HSBC Holdings GB 2.522
2 BNP Paribas Francia 2.348
3 Credit Agricole Group Francia 2.112
4 Deutsche Bank Germania 1.767
5 Banco Santander Spagna 1.730
6 Barclays PLC GB 1.529
7 Societe Generale Francia 1.527
8 Groupe BPCE Francia 1.509
9 Lloyds Banking Group GB 1.096
10 ING Group Paesi Bassi 1.014
11 UniCredit S.p.A. Italia 1.002
12 Royal Bank of Scotland GB 996
13 Intesa Sanpaolo Italia 955
14 Credit Mutuel Francia 951
15 UBS Group Svizzera 938
16 BBVA Spagna 827
17 Credit Suisse Group Svizzera 816
18 Rabobank Group Paesi Bassi 722
19 Nordea Bank Svezia 696
20 European Investment Bank Lussemburgo 687
21 Standard Chartered Plc GB 664
22 DZ Bank Group Germania 606
23 Danske Bank Denmark 569
24 KfW Group Germania 565
25 Commerzbank AG Germania 541
26 Cassa Depositi e Prestiti Italia 497
27 ABN AMRO Group Paesi Bassi 471
28 Sberbank Russia 470
29 CaixaBank Spagna 459
30 KBC Group NV Belgio 350
31 Svenska Handelsbanken Svezia 337
32 DNB Group Norvegia 328
33 Skandinaviska Enskilda Banken Svezia 311
34 Nationwide Building Society GB 307
35 Landesbank Baden-Wurttemberg Germania 285
36 La Banque Postale Francia 277
37 Swedbank Svezia 269
38 Banco Sabadell Spagna 266
39 Bayerische Landesbank Germania 265
40 Erste Group Bank AG Austria 264
41 Bankia Spagna 256
42 Dexia Group Belgio 239
43 Raiffeisen Schweiz Svizzera 234
44 Nykredit Denmark 229
45 VTB Russia 226
46 Belfius Bank Belgio 201
47 Norddeutsche Landesbank Germania 198
48 Landesbank Hessen-Thuringen Germania 195
49 Banco Bpm SpA Italia 193
50 BNG Bank Paesi Bassi 175
51 NRW.Bank Germania 170
52 Zurich Cantonal Bank Svizzera 168
53 Banca Monte dei Paschi di Siena Italia 167
54 OP Financial Group Finland 164
55 Raiffeisen Bank International Austria 162
56 UBI Banca Italia 153
57 Bank of Ireland Irlanda 147
58 Deka Group Germania 115
59 Caixa Geral de Depositos Portogalo 112
60 Landwirtschaftliche Rentenbank Germania 109
61 Allied Irish Banks Irlanda 108
62 NWB Bank Paesi Bassi 104

 

Al primo posto si trova una banca britannica, HSBC Holdings con 2.522 miliardi di USD in assets e con un aumento di 30 miliardi rispetto all’anno precedente. Il secondo posto viene occupato da una banca francese, BNP Paribas con 2.348 miliardi di dollari e con una riduzione di 100 miliardi rispetto ad un anno prima Anche il terzo posto viene occupato da una banca francese, la Credit Agricole Group con 2.112 miliardi di USD e con un aumento di 123 miliardi rispetto all’anno precedente..”

“Il quarto posto è occupato da una banca tedesca la Deutsche Bank con 1.767 miliardi di USD in assets, invece, il quinto posto da una banca spagnola, il Banco Santander con 1.730 miliardi di dollari.”

Per quanto riguarda le banche italiane, all’undicesimo posto troviamo Unicredit Spa che guadagna una posizione ed ha una capitalizzazione di 57 miliardi di USD. Intesa Sanpaolo si trova al tredicesimo posto: guadagna due posizioni con 55 miliardi di $ n capitalizzazione. Cassa Deposito e Presiti occupa la stessa posizione dell’anno prima; invece, Banco BPM Spa perde una posizione rispetto all’anno scorso..

I dati che sono stati utilizzati per costruire questa classifica sono espressi in miliardi di USD e per la maggior parte delle banche sono relativi all’ammontare degli attivi totali al 31/12/2017. Non ci sono state grosse variazioni nel 2018.

  • Le 120 Banche più grandi nel mondo per attivi totali

2 MAGGIO 2018FINANZA E MERCATI

Rank Nome Banca Paese Attivi Totali
1 Industrial & Commercial Bank of China Cina 4.006
2 China Construction Bank Corp Cina 3.397
3 Agricultural Bank of China Cina 3.233
4 Bank of China Cina 2.989
5 Mitsubishi UFJ Financial Group Giappone 2.774
6 JPMorgan Chase & Co USA 2.534
7 HSBC Holdings GB 2.522
8 BNP Paribas Francia 2.348
9 Bank of America USA 2.281
10 China Development Bank Cina 2.202
11 Credit Agricole Group Francia 2.112
12 Wells Fargo USA 1.952
13 Japan Post Bank Giappone 1.874
14 Mizuho Financial Group Giappone 1.850
15 Sumitomo Mitsui Financial Group Giappone 1.847
16 Citigroup Inc USA 1.843
17 Deutsche Bank Germania 1.767
18 Banco Santander Spagna 1.730
19 Barclays PLC GB 1.529
20 Societe Generale Francia 1.527
21 Groupe BPCE Francia 1.509
22 Bank of Communications Cina 1.388
23 Postal Savings Bank of China Cina 1.384
24 Lloyds Banking Group GB 1.096
25 Royal Bank of Canada Canada 1.029
26 ING Groep NV Paesi Bassi 1.014
27 Toronto-Dominion Bank Canada 1.007
28 Norinchukin Bank Giappone 1.007
29 UniCredit S.p.A. Italia 1.002
30 Royal Bank of Scotland Group GB 996
31 Industrial Bank Co. Ltd Cina 986
32 China Merchants Bank Cina 966
33 Intesa Sanpaolo Italia 955
34 Credit Mutuel Francia 951
35 UBS Group AG Svizzera 938
36 Shanghai Pudong Development Bank Cina 943
37 Goldman Sachs Group USA 917
38 Agricultural Development Bank of China Cina 873
39 China Minsheng Banking Corp Cina 859
40 Morgan Stanley USA 852
41 China CITIC Bank Corp Cina 833
42 BBVA Spagna 827
43 Credit Suisse Group Svizzera 816
44 Bank of Nova Scotia Canada 755
45 Commonwealth Bank of Australia Australia 751
46 Rabobank Group Paesi Bassi 722
47 Australia & New Zealand Banking Group Australia 700
48 Nordea Svezia 696
49 European Investment Bank Lussemburgo 687
50 Westpac Banking Corp Australia 665
51 Standard Chartered Plc GB 664
52 National Australia Bank Australia 616
53 China Everbright Bank Cina 628
54 DZ Bank AG Germania 606
55 Bank of Montreal Canada 579
56 Sumitomo Mitsui Trust Holdings Giappone 570
57 Danske Bank Danimarca 569
58 KfW Group Germania 565
59 Commerzbank Germania 541
60 State Bank of India India 535
61 Cassa Depositi e Prestiti Italia 497
62 The Export-Import Bank of China Cina 492
63 Canadian Imperial Bank of Commerce Canada 484
64 Ping An Bank Cina 482
65 ABN AMRO Group NV Paesi Bassi 471
66 Sberbank of Russia Russia 470
67 U.S. Bancorp USA 462
68 CaixaBank Spagna 459
69 Itau Unibanco Holding SA Brasile 437
70 Resona Holdings Giappone 435
71 Banco do Brasil SA Brasile 413
72 KB Financial Group Corea del Sud 409
73 Shinhan Financial Group Corea del Sud 399
74 Nomura Holdings Giappone 395
75 DBS Group Holdings Singapore 387
76 Caixa Economica Federal Brasile 383
77 PNC Financial Services Group USA 381
78 Hua Xia Bank Cina 376
79 Bank of New York Mellon Corp USA 372
80 Shinkin Central Bank (SCB) Giappone 371
81 Capital One Financial Corporation USA 366
82 Banco Bradesco SA Brasile 365
83 KBC Group NV Belgio 350
84 Bank of Beijing Cina 349
85 Oversea-Chinese Banking Corp (OCBC) Singapore 340
86 Hana Financial Group Corea del Sud 337
87 Svenska Handelsbanken Svezia 337
88 NongHyup Financial Group Corea del Sud 333
89 Woori Bank Corea del Sud 333
90 DnB ASA Norvegia 328
91 China Guangfa Bank (CGB) Cina 314
92 Skandinaviska Enskilda Banken Svezia 311
93 Nationwide Building Society GB 307
94 Cathay Financial Holding Taiwan 294
95 Landesbank Baden-Wurttemberg Germania 285
96 La Banque Postale Francia 277
97 Bank of Shanghai Cina 270
98 Swedbank Svezia 269
99 United Overseas Bank (UOB) Singapore 268
100 Bank of Jiangsu Cina 267
101 Banco Sabadell Spagna 265
102 Bayerische Landesbank Germania 265
103 Erste Group Bank AG Austria 264
104 Brazilian Development Bank (BNDES) Brasile 262
105 Industrial Bank of Korea Corea del Sud 257
106 Bankia Spagna 256
107 Charles Schwab Corp USA 243
108 Dexia Belgio 239
109 State Street Corp USA 238
110 Raiffeisen Schweiz Svizzera 234
111 Nykredit Group Danimarca 229
112 Fubon Financial Holding Taiwan 226
113 VTB Bank Russia 226
114 China ZheShang Bank (CZBank) Cina 223
115 BB&T Corporation USA 222
116 Qatar National Bank Qatar 221
117 National Bank of Canada Canada 208
118 Suntrust Banks USA 206
119 Korea Development Bank Corea del Sud 205
120 Belfius Belgio 202

 

 

“La classifica delle banche può essere effettuata utilizzando parametri diversi come ad esempio il numero dei clienti, il numero dei dipendenti, l’ammontare dei depositi, l’ammontare dei prestiti, la capitalizzazione di borsa, il totale degli attivi e molti altri ancora. Oltre alla classifica delle banche nel mondo per market cap, è stata realizzato la classifica delle banche nel mondo sulla base degli attivi totali”

“Nella classifica delle 120 banche più grandi nel mondo per attivi totali 2018 si trovano ventidue banche cinesi, quattordici banche statunitense, nove banche giapponesi, sette banche coreane, sei banche britanniche, sei banche tedesche, sei banche francesi, sei banche canadesi, cinque banche spagnole, cinque banche brasiliane, quattro banche svedesi, quattro banche australiane, tre banche italiane, tre banche olandesi, tre banche svizzere, tre banche singaporiane, tre banche belghe, due banche russe, due banche danesi, due banche taiwanesi, una banca indiana, una banca austriaca, una banca norvegese, una banca di Qatar e una banca lussemburghese.”

Quello che si nota subito in questa classifica è che il numero delle banche cinesi supera il numero delle banche statunitense. Inoltre, quattro dei primi posti vengono occupati, anche quest’anno, da banche cinesi.

“Al primo posto della classifica delle banche più grandi nel mondo per assets si trova per il sesto anno consecutivo la Industrial & Commercial Bank of China con 4.006 miliardi di USD e con un aumento di 531 miliardi rispetto ad un anno fa. Si tratta della banca più grande al mondo, anche per quanto riguarda l’ammontare dei depositi, dei prestiti, il numero dei clienti e il numero dei dipendenti.”

Il secondo posto è occupato da China Construction Bank Corp con attivi pari a 3.397 miliardi di dollari, con un aumento di 379 miliardi rispetti all’anno scorso. Nel terzo posto si ritrova, anche l’ Agricultural Bank of China con attivi pari a 3.233, con un aumento di 415 miliardi di USD. Bank of China occupa il quarto posto con 2.989 miliardi e con un aumento di 376 miliardi rispetto all’anno scorso.

Nel quinto si trova una banca giapponese, la Mitsubishi UFJ Financial Group con attivi totali pari a 2.774, con un aumento di 176 miliardi di USD rispetto all’anno scorso.”

Per quanto riguarda le banche italiane, nella classifica si trovano solo 3 banche: Unicredit Spa al ventinovesimo posto, Intesa Sanpaolo al trentatreesimo posto e Cassa Depositi e Prestiti al sessantunesimo posto.

“I dati che sono stati utilizzati per costruire questa classifica sono espressi in miliardi di USD e per la maggior parte delle banche sono relativi all’ammontare degli attivi totali al 31/12/2017.

 

  • Conclusioni

Ma tutto questa massa di numeri potrebbe non dire nulla ai pazienti lettori se non il fatto che dal punto di vista finanziario ed industriale ( per le aziende degli altri paesi quotate nell’Euronext e nell’Lse ) non rappresentiamo molto e non abbiamo un fisico idoneo per una competizione che è divenuta mondiale. Ma per un quadro più esaustivo il tutto va arricchito, per le strette relazioni che ne derivano, con altre due informazioni fondamentali : quelle del Pil, che è il risultato di tutta la produzione nazionale comprensiva di quella della finanza, e del debito pubblico.

Borsa e banche sono in uno agli assets delle aziende manifatturiere strumenti che possono contribuire a promuovere ed a produrre il reddito delle società cui afferiscono, cioè il Pil e le risorse finanziarie pubbliche e private.

Nel caso di specie il Pil, cioè il prodotto interno lordo, costituisce il riferimento di tutti gli sforzi cui attende la politica e la intera società anche con il sostegno del sistema finanziario. 

Uno sguardo ai valori del nostro Pil e del debito pubblico, tema di cui in questo Blog più volte ci siamo occupati , serve a trarre alcune obbligate conclusioni.

Il PIL  dell’ITALIA , espresso in $, è un decimo di quello cinese, meno di un decimo di quello degli Usa, la metà di quello tedesco (che ha venti milioni di abitanti in più 80,7 milioni)  inferiore a quello della Francia che è di 2826 ( e cha ha circa cinque milioni di abitanti più del nostro paese 64,4 mil ) ed a quello della UK di 2880 che ha i dati anagrafici uguali a quelli della Francia 64,4 milioni )

Siamo ormai da qualche anno stabilmente sulla 12ma posizione a livello mondiale.

Tutti ricordano, però, che sino a qualche anno fa si diceva con entusiasmo di occupare il settimo posto delle potenze mondiali tanto che ci toccava  il ruolo d’onore nel famoso G7.

Siccome però solo dal 2008 abbiamo perso più di 10 punti di Pil pari a circa 300 milioni di $ è ragionevole presumere che andando avanti di questo passo si è sulla buona strada per immettersi in un una china estremamente pericolosa ( forse già ci siamo ) perché dinanzi ad un Pil che non cresce ma arretra abbiamo invece lo sgradito piacere di occupare stabilmente il terzo posto nel ranking mondiale del debito pubblico dopo gli Stati Uniti ed il Giappone.

E lo stesso dicasi se quel pil venisse calcolato sulle teste cioè in base al PIL procapite. Non cambierebbe molto.

I dati in rassegna, del sistema della finanza, borse e banche, non sempre vengono percepiti positivamente perché considerati parte e causa di quella finanziarizzazione spesso avversata per principio preso e per atteggiamento culturale che non riesce a vederne la utilità in una economia di mercato dalla quale non si torna indietro. La si può solo aggiustare in alcuni eccessi. Pertanto pur con tante criticità da eliminare e regolamentare, banche e finanza in genere, sono in ogni caso da considerare fattori strutturali fondamentali per alimentare la economia reale e sostenerla nelle congiunture come negli andamenti del pieno sviluppo.

Questi dati ci dicono pure, però, che nel sistema planetario non possiamo considerarci un paese con le spalle forti perché  posizionati in un alveo di debolezza non solo in Europa ma anche e soprattutto nel mondo.

E ci dicono qualcosa in più, infatti, se poi  li accostiamo agli altri due indicatori PIL e debito pubblico che di certo non ne favoriscono la tenuta, ma che peraltro esercitano un effetto di indebolimento progressivo.

In altra occasione si dirà e si caratterizzeranno i dati del sistema delle imprese che per fortuna, nonostante tutto, ancora sembrano reggere agli insulti che vengono dai citati due indicatori.

La fragilità della nostra Borsa e il dato strutturale del sistema delle banche indicano in ogni caso quale è la potenziale nostra forza propulsiva per l’economia. Il Pil che ne è in parte il prodotto è trainato al momento solo dal sistema manufatturiero e delle aziende private, sistema che rischia di essere trascinato al ribasso dal debito pubblico nazionale che è la zavorra che appesantisce il sistema.

I dati su cui riflettere sono proprio tanti :  aiutano a trarre qualche  conclusione.

Non possiamo stare da soli, non possiamo scegliere i partners politici ed economici sulla base di nuove affinità elettive , del sentimento e delle simpatie.Siamo una nave con una zavorra enorme data dal debito pubblico, cui non può essere contrapposto, a bilanciarne la pesante negatività, il dato della ricchezza finanziaria dei privati che in una economia liberale è invece una risorsa da valorizzare e da incentivare.

Non possiamo pertanto non irrobustire l’unica area nella quale abbiamo da sempre lavorato e con i partners che sin qui ci hanno accompagnato in oltre mezzo secolo di internazionalizzazione.

Una diversa strada al di fuori dell’Europa e delle solidarietà che ci hanno accomunato ed un diverso percorso potrebbe creare seri problemi irreversibili al paese.

Apri i link per leggere le tabelle del Pil  e del debito Pubblico

I

classifica pil

Classifica debito pubblico

I valori sono espressi in $

 

Una storia piccola piccola , ma densa di significato

In occasione della  visita al nostro Club Rotary Castel dell’Ovo del direttore del Museo di Paestum, l’archeologo Zuchtriegel  presente nella conviviale serale per il  premio attribuitogli del “Magna Grecia Fellowship  Rotarian”, mi sono permesso di ricordargli ,accostandomi al suo tavolo, la storia della fiaccola portata da un gruppo di giovani nel corso della manifestazione delle Olimpiadi del 1960 fin sotto il tempio più importante del sito del Parco Archeologico di Paestum: il tempio di Poseidone.

Evento passato nel ricordo, dimenticato, e non noto ai giovani, ma ripreso qualche anno dal giornalista e storico della nostra cittadina Agropoli , Ernesto Apicella, perchè venisse rimesso nel circuito delle informazioni  anche per quanti oggi continuano a praticare lo sport della corsa.

L’editore  Apicella con le immagini, con oltre 50 pubblicazioni al suo attivo, sta ricostruendo la vera storia e la crescita del borgo Cilentano dai primi del 900, borgo al quale mio cognato dedicò la poesia omonima, testo struggente presente nelle pagine di questo blog.

Non è, quindi, un caso che ad Agropoli si svolga una delle più importanti manifestazioni nazionali di maratona alla quale partecipano più di mille atleti ogni anno.

E siccome in maniera un pò autocelebrativa ho ricordato la mia presenza nel cimento del 1960, in quella corsa che mi consenti di consegnare la FIACCOLA al terzultimo tedoforo, Gerardo di Pasquale, che la porse al mio compagno di scuola GAETANO DI NARDO, divenuto poi il professore di educazione fisica di quel nostro splendido Liceo,  ho raccolto dalla rete, nei siti che ne parlano, alcune immagini selezionate per lo scopo a riprova del mio dire.

Quanto avevo detto coram populo nella sala gremita della Conviviale Rotariana del 9 luglio, le cui immagini sono sul sito che curo da circa 10 anni e di cui allego qui di seguito anche il link, poteva aver generato curiosità ed incredulità. Il 1960 è un anno lontano non familiare alle nuove generazioni anche a quelle rotariane.

Su questo Blog ho postato anche il libro annuario della ricorrenza del cinquantenario della istituzione 1944/1994 del Liceo, libro non a caso curata proprio dal mio amico Gaetano Di Nardo il penultimo tedoforo della corsa, finita all’incirca

Una piccola storia di cui vado fiero ed orgoglioso perchè nei miei ricordi c’è l’emozione della fiamma che ardeva, la grande Kermesse serale nei templi e la piccola grande avventura sportiva del Liceo “a nome Dante Alighieri”  che ora non esiste più.

Il liceo è divenuto, infatti, solo una risicata sezione del Liceo Scientifico di nome “Gatto”, contro cui non ho nulla, cioè contro Gatto; la circostanza mi amareggia non poco e  mi fa pubblicamente dichiarare il rincrescimento per quanti hanno consentito lo svilimento di un centro di cultura e di storia della città.

Se andate sul libro Annuario troverete nomi di tanti valenti professionisti che hanno legato il loro nome al paese, ed al territorio, onorandolo, mentre di Gatto e del scientifico forse in futuro potrebbe non essere ricordato alcunchè ( apro una dolorosa parentesi: in occasione di un contatto con il preside del momento per riportare alla luce il libro del mio liceo quel manager scolastico non sapeva di cosa parlassi e forse non sapeva tante altre cose. Mi fermo qui.)

Un oltraggio alla Cultura ed ai valori umanistici, a quei valori ripresi in grande sintesi nel bel libro di Nuccio Ordine ” l’Utilità dell’inutile “, che rappresentano la sconfitta del momento nel contesto di una società che sembra voglia prescinderne e che poi finisce per scoprire durante una storia recente , quella del più importante e capace uomo di azienda e di impresa che sia passato in Italia cioè di Marchionne , che il patrimonio di conoscenza che lo aveva formato affondava negli studi di filosofia.

Non sarà un caso che valori umanistici, sport ( olimpiadi ), musica , letteratura, siano il patrimonio genetico dei popoli che contano e o di quelli che hanno insegnato qualcosa.

In quel libro del mio liceo , ventiquattro anni prima dell’avvento della rete,  e cioè nel 1994, ricordavo a tutti i giovani che le conoscenze tecniche e quelle dell’economia non possono fare a meno dei contenuti dell’uomo sapiens: seguono e non precedono i valori che purtroppo una grande massa di cittadini incolpevolmente e buona parte della intellighentia industriale, colpevolmente, considerano inutili.

link alla visita del direttore Zuchtriegel , musicista , archeologo e tante altre cose insieme buone per il rilancio della cultura, del nostro grande sito di  Paestum

https://www.rotarynapolicasteldellovo.it/media-gallery/?album=179&gallery=188

 

 

Il link alle immagini della FIACCOLA e della storia piccola piccola

 

la fiaccola

Sempre in tema di tasse e di pensioni

Ho ripreso un pezzo scritto nel 2014 quando in una altra fase temporale  ( anno 2014) si accese il dibattito sul tema del retributivo e contributivo, tema sul quale poco sanno tutti gli italiani e che potrebbero, volendo, approfondire vista la imponente e storica documentazione che si può studiare sul sito sotto segnato ; e, vista la imponente massa di dati messa a disposizione dall’Osservatorio curato da un tal Brambilla, non uno qualunque, ma uno studioso della materia già a capo di un gruppo che per il passato esercitava il controllo per conto del Ministero competente, sino a quando è stata in piedi la funzione poi chiusa non si sa perché, non sarebbe male che anche gli opinionisti e la stampa seria ne facessero un uso serio per separare loglio dal grano. Cioè le tentazioni populistiche in materia dal rispetto di diritti di civiltà basati sulla certezze che devono accompagnare quanti nella vita hanno lavorato con impegno e responsabilità ed osservanza dei doveri civici consapevoli del ruolo ma anche del futuro che li avrebbe accompagnati nell’età della quiescenza.

Brambilla per non essere uno qualunque oggi, guarda caso,  ha anche la fortuna di essere un membro del Parlamento assiso nella maggioranza di governo;  continua ad essere Presidente del citato Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali le cui pubblicazioni di anno in anno ho saccheggiato per i miei approfondimenti, perché in un momento della vita lavorativa mi sono imbattuto sulle tematiche previdenziali sia quale responsabile di Bilanci tosti in aziende, in aziende complesse con il problema dei fondi di previdenza e con le esigenze di riequilibrio , ed anche quale capo funzionale di tutta la disciplina operativa del trattamento retributivo e previdenziale dei dipendenti in servizio ed in quiescenza della mia azienda. Quella gestionale e di governance era in capo al servizio personale.

Qualcosa come 18mila teste tra dipendenti in servizio e in quiescenza.

E non in una azienda, ma in ben tre aziende che gli amici faranno presto ad individuare.

Non ho quindi solo annusato l’argomento, ma per ragioni di ruolo l’ho dovuto sceverare e ne ho dovuto guardare tutti gli aspetti persino quelli di confronto e parallelismo tra il sistema retributivo e quello contributivo.

In uno degli studi del Brambilla c’è una seria discussione sul parallelismo ai fini dell’equilibrio dei rendimenti basati nell’uno sulla aliquota del 2% in ragione dei quarantanni di lavoro e nell’altro sull’indice di rivalutazione dei contributi versati che sono soggetti come è noto alle variabili dei tassi di rendimento rapportati alla dinamica della inflazione.

E siccome negli ultimi anni, diciamo negli ultimi 15 anni, ci sono stati fenomeni imponderabili ed incontrollabili, sotto tutti i punti di vista, ne è derivato in conseguenza uno squilibrio difficilmente governabile soprattutto perché come è noto, pantalone, e cioè lo Stato e cioè l’Inps, è l’unico pilastro in un paese strano.

Paese che ha una ricchezza privata additata da tutti i paesi d’Europa e non europei non come una risorsa ordinaria frutto di un sistema altamente produttivo ed efficiente ma  in gran parte figlia di anomalie di sistema ( evasioni, corruzioni ,rendite etc etc ) , e di converso ha un sistema pensionistico ad una sola gamba che si regge su principi generali di Welfare, quelli dello stato, perché quella privata, l’altra faccia del problema, è miserevolmente tra le ultime in termini di risorse su cui contare.

Si c’è tanta ricchezza privata ma solo un piccolo pezzo di quegli 8500 miliardi che riguardano gli asset della stessa,  e cioè circa 120/130 miliardi, costituisce la seconda gamba finalizzata alla previdenza.

All’incirca 120/130 miliardi dei fondi privati che non riescono a decollare.

In altro momento metterò a disposizione dei lettori su questo Blog tutti i dati dei paesi dell’OCSE e dei diversi sistemi.

Ritornando allo scritto  del 2014, qui allegato in pdf , l’ho in parte rivisto per attualizzarlo; continuo a condividerne, nonostante tutto l’impianto basato su due principi fondativi: un riequilibrio delle esigenze finanziarie dello Stato non può non passare per la strada da anni indicata da FMI, OCSE, Banca di Italia e cioè da una tassazione aggiuntiva, anche straordinaria, sui patrimoni allineata a quella degli altri paesi Europei che immetta risorse per tentare di incidere sul debito pubblico in maniera seria e determinata.

E non può soprattutto non passare poi per l’unica via maestra, cioè per  quella della lotta alla evasione.

Le altre soluzioni, tra cui quelle della strada delle pensioni pure da riordinare pro futuro, vanno a sollevare problematiche che scavano su un terreno minato fatto dalle tante anomalie che si sono stratificate in un passato in cui la governance pubblica ha fatto sconquassi che il pezzo prova a segnalare in maniera semplicistica ma che possono essere approfondite con la lettura di tutti i documenti disponibili sul sito richiamato.

Mi rendo conto di essermi dilungato ma forse vale la pena di leggere il pezzo qui allegato scritto nel 2014, nel mese di ottobre quando si discettava sul terzo intervento relativo al contributo di solidarietà.

 

http://www.itinerariprevidenziali.it/site/home/centro-studi.html

il tema delle pensioni d’oro.docx versione data 29 giugno 2018

perchè riprendere a scrivere

Ho deciso che non si può abbandonare un percorso avviato, una idea che mi arrovella da sempre.

Come fare per trasferire agli altri le sensazioni, le riflessioni, le argomentazioni, le conclusioni alle quali di giorno in giorno arrivi attraverso tutte le antenne della vista, dell’udito, dell’intelletto, della ragione antenne con le quali sei alla ricerca di strade di buon senso che vorresti appartenessero alla società nella quale vivi, di cui sei parte. Società che vorresti migliorare,  ma di cui cerchi di apprezzare il buono che vedi e le tante pregevoli iniziative di cui sei quotidiamente testimone.

E se doveva essere questa la giornata per riprendere , perchè costretto dalla scadenza del dominio per il quale ho ricevuto l’avviso per il rinnovo, dico si è stata quella giusta. Ed è stata quella giusta perchè è coincisa con l’acquisto dell’ennesimo libro: un libricino sull’Europa che mi ha fatto riflettere e che mi ha indotto a pensare sul fatto che non posso disperdere un patrimonio di informazioni intorno al quale ho lavorato da anni sempre con l’idea di poterne fare un uso più che normale. Cioè metterlo a disposizione degli altri. Ma non lo fanno già i media , i giornali, le televisioni. Non è proprio cosi. Perchè chi non appartiene al mondo strumentale della comunicazione e lo fa per diletto e per studio e o per passione può riuscire a rendere spontanea la comprensione dei dati e degli eventi.

Ed è cosi che si può riusciere a contribuire ad aiutare la società.

Da domani penso di ripopolare il Blog e di non farlo cadere nel dimenticatoio

Napoli li 17 giugno 2018

 

Il debito pubblico nel mondo e quello italiano.

Qualche nota sul Debito Pubblico di tutti ma soprattutto sul nostro.

I numeri dell’allegato ( esame del debito nel mondo ) sono il risultato dell’indagine  sul debito nel Mondo, in Europa e in Italia,  dell’Istituto for International Finance,  letti e ripresi da Milano Finanza. C’è un approfondimento sul debito pubblico nostro che, come è noto,  dopo quello americano e cinese è  il terzo debito del Mondo, con una particolarità: il cinese è solo per il 6,3% nelle mani di terzi, mentre quello americano è per il 23% nelle mani terze ma soprattutto nelle mani della Cina. Il nostro, invece, è nelle mani dei fondi di terze parti per il 32% circa. Il resto, quasi il 70%, è nelle mani interne; poco nelle mani dei risparmiatori privati  , molto nelle mani di banche,assicurazioni e dei fondi di previdenza privati. Questo gli italiani lo sanno?  Cosa significherà  in termini di bilancio in caso di aumento dei tassi ? è  meglio non dirlo e non farlo sapere in giro.

A giugno è di 2281. Ha prodotto oneri per interessi pari al 41,9% del pil nei 10 anni -dal 2007 al 2017 -( 660 miliardi con una media di 66 miliardi all’anno ) più del doppio della Germania che è al 20,7% , della Francia al 21,9%, della GranBretagna che è al 23,2%. Sono state destinate agli interessi  risorse pari al 14,1%  del saldo primario, contro il 12% della Germania, Francia, Usasa e Regno Unito che in ogni caso hanno avuto un saldo primario negativo. 

Nel 2018 occorrerà collocare 236 miliardi ( nell’anno 2017 sono stati 163 miliardi ). Nei prossimi cinque anni mille miliardi.

Un rialzo dei tassi si ripercuoterebbe come una bomba, innescata da una miccia esplosiva, sui nostri interessi che hanno avuto la dinamica di cui sopra di 66 miliardi di media all’anno. [1]

Riprendo il passo dal giornale finanziario: “Andreotti diceva che a furia di voltar pagina il libro finisce “.

Infatti prima o poi tutto finisce, la pazienza degli investitori stranieri che hanno in mani loro 717 miliardi circa di titoli di stato ed il QE , anch’esso destinato a finire. D’altro canto che in Europa ci sia una preoccupazione infinita per il nostro debito pubblico è indubitato e che ci sia una azione concentrica degli Eurocrati lo è altrettanto. Per l’instabilità politica e l’incertezza  delle elezioni 2018 è altrettanto indubbio cbe essa sia ancora più forte.

I segnali ? La Vigilanza della BCE  sulle banche diventa sempre più stringente, il programma di valorizzazione dei titoli di Stato nei bilanci delle istituzioni finanziarie tutte, che è il nostro caso, è sempre dietro l’angolo, il progetto sulla gestione degli NPL della francese Nouy capo del supervisory bord della Bce che per il momento è solo slittato, gli interventi continui del Vice presidente della Commissione Europea sul nostro bilancio  che turbano i pensieri di Padoan e poi il non più tanto nascosto indirizzo ed assedio di Eurotower con il previo bail- in sui depositi delle banche da bloccare in fase cautelativa danno l’idea della manovra che interessa per lo più su tutte le tematiche il nostro paese.

Qualcuno dirà ? ma solo di questo si devono preoccupare in Europa e non di altro ? cioè non della virata a destra degli orientamenti politici che minaccia proprio l’Europa? Certo anche di questo: ma solo nel tempo.

Ora la scadenza più vicina è data dalle elezioni del 2018.

Ma di tutto questo gli Italiani, quelli del più 35/40% che non vanno a votare, non si debbono preoccupare?

Dell’Italia non si preoccupano e sembra che la nave non sia loro.

Prendo a prestito un passo di Piero Calamandrei,  che penso tutti conoscano, del libro lo “Stato Siamo Noi “.“ La politica è una brutta cosa” si dice “ che me ne importa della politica” : quando sento fare questo discorso, egli scrive , mi viene in mente quella vecchia storiella che qualcuno conoscerà di quei due emigranti , due contadini che traversavano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una burrasca con delle onde altissime Il piroscafo oscillava. Ed allora il contadino impaurito domanda al marinaio:ma siamo in pericolo? E questo dice: se continua questo mare il bastimento fra mezz’ora affonda. Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno e dice : Beppe, Beppe, Beppe se continua questo mare il bastimento affonda. L’altro gli risponde: che me ne importa tanto il bastimento non è mio. Questa è l’indifferenza alla politica.

 Se affonda, affonda non solo per i proprietari, ma anche per tutti i trasportati.

 

 

[1] C’è  un altro pezzo sul blog dedicato alla formazione del debito pubblico, il primo scritto in occasione dell’avvio del blog.

 esame del debito nel mondo

la memoria corta degli italiani

Di tanto in tanto vale la pena di ricordare un pò di dati , di occasioni, di eventi che non mi pare siano un punto forte non tanto degli uomini comuni ma soprattutto dei politici; di quelli che raccontano la storia a modo loro, di quelli che vogliono far passare idee che non corrispondono ai fatti rimestando e facendo cosi una violenza soprattutto al buon senso ed alla credulità della brava gente che tante notizie non ha e che non dispone di tanta cultura specifica per capire. Ma quel che è strano, ma tanto strano non è , è il silenzio di chi dovrebbe contraddire perchè pagato proprio per fare questo e non dico proprio contraddire ma almeno fare chiarezza.

E dopo aver ascoltato ieri alcune considerazioni sull’Euro mi son detto che forse valeva la pena di recuperare un po di dati e di notizie per offrirle alla lettura dei cittadini

.La memoria corta deglli italiani

La memoria corta degli italiani.

 

Ho inserito nel report che si apre cliccando sul titolo  ( La memoria corta deglli italiani  ) qualche dato che ricorda le ragioni per le quali dopo anni di ECU, di SME, di bande di oscillazione fu inevitabile la Unione Monetaria come prima tappa della nuova Europa immaginata da Altieri Spinelli.

Era certamente la prima tappa; quella che doveva spingere verso le altre superando gli egoismi delle diverse realtà nella consapevolezza che solo un assetto armonico ed ordinato potesse nel tempo sostenere l’architrave tecnica affidata alla Moneta.

Questi alcuni degli eventi economici e politici che precedettero l’introduzione della moneta euro.

Nel 1993 a seguito di turbolenze monetarie nello Sme i ministri delle finanze e i presidenti delle banche centrali decidono di ampliare la banda di oscillazione a più e meno 15.%  rispetto all’ECU.

Nel 1994 ha inizio lo stadio due dell’UME. Viene istituito l’Istituto monetario europeo IME precursore della Banca centrale. All’inizio del 1997 lime presente.

Nei giorni 16 17 giugno del 1997 si svolge ad Amsterdam il vertice degli ’11 capi di Stato e di governo per definire le regole del patto di stabilità che sono quelle riprese dal trattato di Maastricht del 1991.

Solo per dovere di cronaca andrebbe ricordato che l’obiettivo temporale della data fissata per i primi anni del nuovo millennio sembrava azzardata.

Molti paesi erano bel lontani dalle soglie dei valori del trattato di Maastricht, ma rinviare sarebbe stato pregiudizievole; cosi come va anche ricordato che l’opinione pubblica di diversi paesi tra cui Germania Austria e Regno unito, Danimarca, Svezia, Irlanda era scettica se non addirittura contraria al progetto dell’unione.

In particolare in Germania l’euro non godeva di grande fiducia in ragione del fatto che l’unione comportava la rinuncia al marco moneta di grande Stabilità vista dal popolo come un simbolo di prosperità e ricostruzione.

Più del 50% dei tedeschi intervistati riteneva che l’euro avrebbe portato ad una maggiore inflazione.

La data del 1 gennaio 99 viene messa spesso in discussione ; gli argomenti principali erano quelli connessi ai criteri di convergenza considerati troppo severi. Un limitato numero di partecipanti non avrebbe tratto benefici economici dal rivivo e tra questi in particolare la Germania.

D’altro canto ,però, veniva spesso ricordato che l’unione monetaria sarebbe stata in grado di generare effetti benefici per quanto attiene il completamento del mercato unico ed avrebbe sicuramente attratto paesi per le opportunità indotte dai nuovi rapporti.

Infine protrarre ulteriormente la fase di decisione avrebbe determinato una fuga di capitali dai paesi più deboli verso i paesi più attrattivi. Noi eravamo naturalmente nel cerchio dei paesi deboli.

Si valutava poi che l’ingresso nell’UME avrebbe indotto alcuni paesi leggeri nelle gestioni della politica di bilancio a serrare le fila , per rientrare in modelli di maggiore stabilità.

Come si capiva fin dall’inizio i punti deboli del processo UME erano rappresentati dai criteri di convergenza riguardanti i deficit di bilancio e il debito pubblico dei singoli paesi; la stessa Francia e Germania avevano valori superiori nel rapporto deficit Pil ,la Francia il 4,09 e la Germania 3,8

Nel 1996 la Francia aveva il rapporto debito Pil pari al 56% la Germania a 60,7%

Per capire quale fosse il grado di criticità nel quale versava il bel paese è apparso utile recuperare i grafici dell’economia disponibili alla data del 30 settembre 96, grafici ripresi da alcuni istituti finanziari , Morgan Stanley, Deutsche Bank;  grafici ed istogrammi leggendo i quali si capisce come tanti luoghi comuni e tanti racconti favolistici utilizzati spesso e in maniera ricorrente dalla politica del “contro” siano veramente commendevoli e non veritieri se non addirittura falsi e capaci di indurre a giudizi di disvalore inopportuni.

Andrebbe spiegato al popolo, se avesse la buona sensibilità e disponibiltà  ( c’è almeno un 40  % stando ai sondaggi , tra grillini e leghisti che non sentono da un orecchio ), che stenta a capire che in quella fase la medicina per l’Italia non poteva non arrivare da vincoli esterni; una volta assunta ci avrebbe impedito di continuare nelle politiche di aggiustamento episodico e non strutturale, mentre, una volta definito il rapporto lira euro, si sarebbe potuto contare su tassi molto più contenuti visto che quelli degli anni precedenti avevano già determinato forti dissesti della finanza pubblica a cagione di un debito pubblico che si aggirava sui mille miliardi di dollari.

Anche la favola sentita ieri sera in televisione del cambio non rapportato al valore della lira, cambio che ha determinato l’impoverimento della classe media , non risponde al vero non tanto per le conseguenze e gli effetti sul potere d’acquisto interno , quanto sul dato all’ epoca esistente: al 5 giugno del 1997 il valore di mercato rispetto all’ECU era di 1915.69, a fronte di una media di 2025 negli anni 95/96.

La parità centrale dello Sme era fissata in 1906,48 ed il tasso di mercato a fine 1996 era stato di 1.896,38.

Noi abbiamo ottenuto in sede di definizione della parità lira /euro 1936,26.

Senza andare in commenti di carattere socio e economico e politico sullo situazione italiana che già nel 1992 aveva subito le conseguenze della rovinosa svalutazione della lira del 30% circa e ad altre vicende che per ragioni di sintesi si omettono, tra cui i dissesti connessi alle indagini giudiziarie di mani pulite con la liquefazione di quasi tutti i partiti, è molto meglio far parlare i numeri ed i grafici delle slide che si aprono cliccando sul titolo che contiene in parte anche lo scritto.

Queste le note a latere dei  grafici e degli istogrammi che aprirete con il click sul link di cui copra

1)Il dato assolutamente insignificante del nostro mercato azionario rispetto al PI

  1. Il tasso di cambio lira Ecu del mercato già ci vedeva vicino alla soglia di 2000 lire rispetto all’ECU
  2. L’Italia veniva da una curva di tassi che pesava sui conti pubblici in maniera drammatica, nel 93 tassi del 14% , nel 1995 tassi del 14% e nel 1997 tassi dell’8%. Cioè tassi quasi prossimi a soglie da default
  3. Nei differenziali di rendimenti dei titoli di Stato solo Spagna e Portogallo esprimono dati uguali ai nostri.
  4. Ed i rating del bel paese la dicono lunga sull’apprezzamento dei nostri indicatori.
  5. Il debito pubblico è già vicino ai mille miliardi di dollari se si pensa che solo i titoli del debito pubblico in circolazione è pari a 859 miliardi di $.
  6. Solo con il rientro nella SME e con l’impiego del paniere dell’ECU il tasso di inflazione si è portato al 4%.
  7. Il debito pubblico è già al 120% del pil , mentre il saldo di bilancio è a più del 4% secondo solo a quello della Spagna.
  8. La falcidia dell’inflazione che ci narra di un valore al 15 % nell’84 , solo con lo Sme e l’ECU si porta su misure più contenute che vanno dal 10% dell’86 al 4% del 96.
  9. L’talia è ad un meno 25% rispetto al marco nel 1992, anno del crash.
  10. Nel 1995 paga tassi di interesse del 13%, vicini a quelli del Portagallo e Spagna molto più cari di quelli degli altri paesi.
  11. Questo il report del debito pubblico del 1996 /1997 cioè di soli 10 punti in meno rispetto a quello di oggi.
  12. La Pubblica amministrazione nei precedenti anni , a partire dal aveva già costruito un debito pubblico monstre , secondo solo a quello del Belgio e della Grecia.

La Bufala sostenuta spesso nei talk show e sulla rete da parte dei politici avversi all’EURO, sul tasso di cambio , sull’Unione Monetaria non trova sempre interlocutori attenti, capaci e consapevoli ai quali non si chiede loro di esprimere un parere, una opinione, un giudizio sul sistema monetario europeo, che potrebbe essere anche diverso e non favorevole , ma solo di raccontare i dati di cui sopra, cioè la storia ; dati per i quali andrebbero spiegate ai telespettatori le conseguenze disastrose alle quali il sistema  Italia si andava esponendo e preparando.  E forse anche indicare se c’erano altre soluzioni. Il default sicuramente era alle porte e non entrare nella moneta avrebbe significato  l’isolazionismo ed il resto.

La moneta e l’Unione Europea hanno decisamente contrastato, bilanciato molte di quelle discrasie sorreggendo i paesi meno forti e deboli con la soluzione strutturale, quella della moneta, portandoli per mano  ma anche con tanti altri provvedimenti economici e politiche che non possono essere commentati in questa sede.

Varrebbe la pena di riprendere il dibattito costruito sul sole 24 da un Opinionista Economico e studioso Zingales e rileggere le conclusioni alle quali sono arrivati non pochi economisti.

Se trovo un dossier o un link lo aggiungo al pezzo per una integrazione con il testo.

 

 

 

 

Edizione aggiornata del pezzo sull’Oneste Vivere

Nel mese di giugno dello scorso anno ho scritto alcune considerazioni sul tema dell’onestà.

Alla luce di eventi recenti che hanno messo al centro dell’agire non solo in politica, il tema dell’onestà, profilo soggettivo quest’ultimo che sembra stia solo da una parte ed essere appannaggio esclusivo solo di una fetta del paese, mi è parso opportuno riproporre il pezzo.  Esso affida alla riflessione di chi legge alcune considerazioni sulle quali sarebbe opportuno tornare più spesso senza gridare al diavolo e fare del bel paese la sola area dell’Ue  ove si leggono dati e notizie destrutturanti e scoraggianti. Non è cosi.

Per un approfondimento storico dei fatti del precedente ventennio si legga il testo di Guido Crainz ” Il paese reale”  dall’assassinio di Moro ad oggi; il ventennio  un pò di semina ha fatto e che ha generato frutti diventati endemici la cui estirpazione non può riguardare solo il popolo della politica, da tempo sotto una scure che ne sta ridimensionando il potere ( ed anche i livelli economici divenuti quasi risibili nel confronto con quelli di altre categorie  ), ma il sistema morale dell’intera società da ricostruire con un concerto di azioni lente e silenziose , non gridate, ma incisive soprattutto quando siano destinate a  scardinare interi processi sistemici di relazioni consolidate, culla di parassitismo e rendite.

D’altronde non vi è chi non veda che le aree indenni dalle accuse sono ridotte al lumicino ; diventa pertanto sempre più difficile, soprattutto per la politica, riportare tutto il sistema e tutti nel serraglio della normalità.

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Nel paese dove è inutile essere onesti: nel pezzo sull’Espresso dell’11 giugno 2015 Saviano scrive, assumendo che la politica è incapace di fare pulizia, che si arriva alle liste compilate con criteri discutibili. Conclude l’articolo dicendo che Corrado Alvaro ebbe a scrivere che la disperazione più grande che può impadronirsi della società sta nel dubbio che vivere onestamente è inutile.

Mi chiedo se non sia anche compito dei giornalisti e degli opinionisti ( tra questi naturalmente dovrebbe rientrare anche Saviano ) fare delle analisi più puntuali, evitando di cavalcare il tema, ed indicando ai lettori le differenze sostanziali tra il pluralismo democratico di oggi rispetto alla diversa governance culturale di un periodo, retrodatabile sino al 70/75, nel quale l’assenza nella società di strumenti di informazione pervasivi di fatto relegava la conoscenza delle notizie a pochi addetti, quasi sempre di testate giornalistiche manipolatrici della pubblica opinione ; notizie recitate peraltro senza controllo alcuno.

 La televisione come mezzo di diffusione era nella funzione divulgatrice pressochè insufficiente e forse anche imbavagliata; la rete web inesistente, i giornali molto più asserviti e strutturalmente funzionali alla politica o al potere ovunque si annidasse.

Tante notizie di reità e di malaffare rimanevano nell’ombra; passavano sotto silenzio o arrivavano in maniera distorta.

E poi non c’era l’uso giornalistico indiscriminato ed illegittimo, di oggi, delle notizie di reato frutto del passaggio del processo da inquisitorio ad accusatorio, passaggio che avrebbe dovuto tutelare il presunto reo e che invece lo ha messo immediatamente alla berlina mediatica con l’impiego distorto delle notizie da intercettazione che finiscono in prima pagina che però assiemano ed accomunano nelle vicende cittadini che solo a distanza di anni riusciranno ,poi, a dimostrare di essere fuori della mischia. I casi sono numerosissimi e si contano ormai a centinaio e verrebbe la voglia di citarne alcuni come momenti esemplari se non si corresse il rischio di andare fuori dal tema principale che è più limitato ma essenziale.

Si può, quindi, con sicura convinzione dire che gli onesti sono solo una minoranza nel paese e che tutto nella politica si riduce alla “sola politica del malaffare”?

E che tutta la politica viene portata avanti da persone deviate che per quanto significative nel numero non rappresentano giammai tutto il ceto categoriale nel quale, invece, operano persone impegnate, serie e determinate nella cura del bene collettivo?

Ad avviso di chi scrive è da rifiutare l’assioma della società dei disonesti di Alvaro, come della politica fatta solo da disonesti, non fosse altro per il fatto che la stragrande maggioranza del paese, composta da cittadini comuni e da politici comuni, può vivere solo di modesti e umili passi, di contributi incapaci di incidere ed anche incapaci di iniziative portatrici di disvalore.

C’è infatti una maggioranza silenziosa che opera e lavora, distribuita ed articolata cui forse si può e si deve addebitare una sola colpa e responsabilità: quella di essersi messa troppo in disparte, di non partecipare, di delegare tutto ai pochi che la guidano.

Si è finanche assunta gran parte di essa l’ulteriore ruolo dell’astensionismo inquadrabile nella categoria di coloro che non hanno tra le loro priorità il bene della società e dello stato e che si lavano le mani alla “Ponzio Pilato”.

C’era anche prima ma ora è cresciuta.

Pericle nel suo discorso sulla democrazia agli ateniesi (qualche annetto fa, circa 400 A.C.), e ce lo ha ricordato recentemente De Masi nel suo Omnia Mundi , ha detto dei cittadini che si disinteressano della politica che non sono persone pacifiche ma inutili per la società alla quale pure si aggrappano, disinteressandosene.

E’ onesto assentarsi e non sentire il dovere di indicare le proprie idee in politica ma partecipare solo indirettamente a tutte le conseguenze, nel bene e nel male, delle scelte operate dagli altri?

O è solo un modo ignavo per dire io non c’entro, mi tengo lontano, anche se poi le conseguenze delle decisioni altrui, come del voto, ricadono su tutti ed anche su chi si è messo sulla sponda del fiume.

 Si partecipa delle cose buone e per quelle non buone si dice: io non c’entro.

Il non voto non è una scelta della ragione ma di pancia; pesa sulle sorti della società, disorienta tutti e favorisce le formazioni del populismo, del qualunquismo e della rabbia. I cittadini silenziosi sono dei perfetti sudditi per un governo autoritario ma un disastro per una democrazia. (Robert Alan Dabl ).

Torniamo alla onestà di cui innanzi si è detto.

C’è in questo costante ritornello sull’onestà, anche di tanti politici , giornali , giornalisti e di tanti cittadini “moralisti” la predica dal pulpito ( è difficile vederli attivi nel ruolo di reali moralizzatori che è ben altro ); c’è una riscoperta dell’onestà in politica dimentichi di cosa sono stati e di  cosa hanno fatto ieri , dimentichi di tante incoerenze che sono sotto gli occhi di tutti, talvolta anche quando appare abbiano operato in tutt’altro senso, ( la lista è lunga e ci porterebbe lontano); c’è in questo refrain di  bandiera l’idea che ora essa, l’onestà, stia da una sola parte.

Mi verrebbe la voglia di fare delle citazioni specifiche sui singoli personaggi, oggetto di tanta pubblicistica dimenticata ed ignorata.  P revale in chi scrive il senso dell’equilibrio e non invece quello del fustigatore che non aiuterebbe.

C’è una sorta di narcisismo di opinione che tende a voler far coincidere chi scrive e chi ne parla (ormai ne parlano tanti anche a sproposito) con i moralizzatori (cioè con coloro che operano per moralizzare) ma sono solo potenziali moralisti; si sentono essi, sol perché ne parlano e ne scrivono i soli protagonisti del bene, ma sono solo moralisti d’occasione “con la parola e le opinioni “.

Alcune categorie, poi, sembrano santuari dell’onestà,  nata solo oggi pur essendo convissute con la storia degli ultimi vent’anni del nostro paese al cui precipitato hanno concorso tutti, nessuno escluso.

Una mano a questa scorribanda di idee la dà, poi, l’uso della rete per la quale, non a torto, un certo signor ECO ( che ci ha lasciato nel mezzo del cammino educativo ) tempo fa ebbe a dire ed a scrivere che essa ha dato spazio anche a chi nelle discussioni del bar, solo qualche anno fa, sarebbe stato messo da parte per la sua insulsaggine e superficialità.

Nessuno di quelli che parlano e scrivono di queste cose può essere misurato in concreto con cosa fa ed ha fatto e con i risultati della sua esistenza professionale e civile, sul campo ed in politica, e può essere valutato per i suoi comportamenti non solo di oggi ma anche di ieri; conta solo per quello che scrive e dice avendone modo ed occasione o pulpito in qualche talk show, espressione di lacrimatoi dove quelli che lacrimano hanno sempre ragione perché gli altri lavorano nella società solo per danneggiarli.

Evviva la democrazia e l’arte dell’apparire.

Chi invece legge, ascolta attraverso la lettura si purifica alla fonte dell’onestà raccontata pentendosi di non appartenere all’élite dell’ “oneste vivere” che purtroppo è cosa ben diversa da quella recitata e che invece si traduce in atti silenziosi di operosità quotidiana improntata alla correttezza del modus vivendi sempre ed in ogni occasione.

Mi pare possa essere questa una chiave di lettura più corretta, “oserei dire più onesta”.

Tutto ciò detto, naturalmente, vale non solo per i cittadini comuni ma anche e soprattutto per la politica, per tutti coloro che la praticano, per tutte le formazioni di destra e di sinistra ed anche per le formazioni populiste e di rabbia; per esse si potrebbe dire anche che per la giovinezza politica, per essere stati sempre ai margini talvolta anche sociali e fuori dal sistema, non hanno vissuto le condizioni e l’humus per diventare politicamente disonesti : non sono stati cioè ancora messi alla prova e non sono per definizione inattaccabili.

Guardare all’anagrafe, alla provenienza sociologica e professionale di tanti nuovi protagonisti della politica è certamente una apparente garanzia di purezza generazionale, ma non la garanzia che nel tempo le condizioni di contesto la manterranno intatta.

Va infine detto che la disonestà non è solo quella si materializza in comportamenti truffaldini, di rapina delle risorse dello stato e o della pubblica amministrazione, in comportamenti sleali e oggetto di disvalore giudiziario e penale. Non è qui il caso di elencare i diversi modi di articolazione della disonestà: sarebbe troppo facile una esemplificazione guardando alla nostra società.

Ma c’è poi una disonestà più profonda, pericolosa, perché ideologica che è quella che snatura il mandato politico (dell’ars politica) giacche far politica, come diceva Aristotele nella ponderosa opera dell’etica Nicomachea, significa occuparsi prioritariamente della cosa pubblica nel solo ed esclusivo interesse della collettività tutta, per il bene della gens patria.

Significa avere un disegno politico di cura delle cosa pubblica, del bene pubblico che è di tutti; un disegno praticabile, che non sta solo nella morsa del moralismo ad ogni costo, per ogni situazione, presentando come società migliore solo quella che rende giustizia in nome del giustizialismo, senza indicare poi soluzioni che valgono per tutti e per la società intera.

Ci sono diversi modi di essere onesti e disonesti e ci sono molti modi per essere di aiuto vero per la collettività: uno di questo sta anche nel dire la verità, nel comunicare con onestà, con lo scopo di rendere tutti  più consapevoli e capaci di assumere decisioni; decisioni non giuste in assoluto, perché non esistono decisioni giuste e non lo sarebbero mai per tutti, ma decisioni opportune e funzionali al momento, al contesto economico , politico e sociale del quadro nazionale ed internazionale che è un portato di anni di storia a cui hanno concorso tutti: la politica, i cittadini, la gens, la cultura, le relazioni internazionali, gli eventi della storia , insomma tutto e tutti.

Nessuno può ritirarsi dicendo io non c’ero. Purtroppo ci siamo stati tutti e ciascuno ha dato nel bene e nel male il suo apporto destruens e construens. E lo si dovrebbe misurare solo con i fatti e con i risultati.

E’ da qui che occorre ripartire non fuorviando il popolo non sempre attrezzato per comprendere tutto, più sensibile alle sollecitazioni che parlano alla pancia; è da qui che occorre responsabilmente iniziare per fare politica seria senza proporre il miraggio di soluzioni miracolistiche ed immediate e con la lusinga di difese ad oltranza di posizioni del tutto insostenibili.

Lo stato attuale delle cose è il portato di anni di inazioni e di cattive azioni in politica e nella società che ha smarrito valori e la bussola.

Quindi, per riprender lo spunto offerto dal giornale, scritto in un momento in cui si discuteva delle liste e dei politici incriminati,  si deve sostenere, contraddicendo ALVARO, che vivere “oneste” non è solo un dovere, non è solo un imperativo morale , è la condizione minima con la quale occorre incidere anche là dove quegli stessi principi di onestà non sono pane quotidiano, ricorrendo però molto meno alle parole e sostenendo con azioni concrete la società nelle difficoltà, soprattutto quando occorre, evitando esacerbazioni e indicando passi morali seri e concreti, fatti di azioni praticabili e realizzabili nell’interesse della intera comunità e senza steccati ideologici.

 Sarebbe questo un vero segnale di solidarietà nazionale non indebolito peraltro dalla difesa tout court, e ad ogni costo, dello stato individuale che si porta ed a cui si appartiene che tende a mettere al centro solo le proprie opinioni escludendo la società intera molto più complessa ed articolata.